Italia ripescata ai Mondiali 2026? Il caso Iran riaccende le speranze dopo l’eliminazione contro la Bosnia

Roma, 2 aprile 2026 – L’Italia è fuori dai Mondiali 2026. La sconfitta ai rigori di lunedì sera a Zenica contro la Bosnia Erzegovina, dopo l’1-1 dei supplementari, ha chiuso definitivamente la qualificazione azzurra. Per la terza volta consecutiva la Nazionale non parteciperà alla Coppa del Mondo, un incubo che dura dal 2014. Eppure, nelle ore successive alla partita di ieri sera, il dibattito si è spostato su un terreno inaspettato: il possibile ripescaggio.
Le voci di un’Italia ripescata ai Mondiali 2026 hanno iniziato a circolare con forza tra tifosi, forum e trasmissioni sportive. Si parla di “ripescaggio Italia Mondiali calcio”, di un eventuale replay con la Bosnia e persino di una possibile squalifica della Bosnia. Nulla di tutto questo è confermato, ma il tam tam ha preso piede rapidamente.
Il motivo principale di questa speranza, per quanto remota, ruota attorno alla situazione dell’Iran. La squadra asiatica, già qualificata, potrebbe incontrare problemi di natura geopolitica per disputare le partite negli Stati Uniti, sede di gran parte del torneo 2026. Il regolamento FIFA, all’articolo 6.7, prevede che in caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, l’organismo possa decidere discrezionalmente il sostituto. In quel caso l’Italia, tra le migliori escluse d’Europa per ranking, verrebbe automaticamente inserita tra i papabili.
Finora non esiste nessuna comunicazione ufficiale da parte della FIFA né tantomeno una richiesta formale di ripescaggio da parte della FIGC. Gianni Infantino ha più volte ribadito che l’Iran parteciperà regolarmente al Mondiale. Eppure in Italia la discussione è già partita e coinvolge anche il mondo istituzionale.
Il ministro per lo Sport Andrea Abodi è intervenuto con toni duri subito dopo l’eliminazione: ha chiesto un sussulto di orgoglio alla Federazione e ha ricordato come in passato presidenti come Giancarlo Abete abbiano saputo assumersi responsabilità in momenti di crisi. Il nome di Giovanni Malagò, presidente del CONI, circola con insistenza come possibile candidato alla guida della FIGC in caso di cambio al vertice, con il sostegno pubblico di figure come Aurelio De Laurentiis.
Sul fronte mediatico il dibattito è stato acceso. Daniele Adani, nelle sue analisi, ha messo il dito nella piaga senza sconti, sottolineando come il problema azzurro sia strutturale e non solo legato a una singola partita. Ivan Zazzaroni ha analizzato con lucidità la sconfitta di Zenica, ricordando che il calcio italiano paga da anni scelte sbagliate a livello giovanile e di club.
La partita contro la Bosnia ha lasciato amaro in bocca. Gli Azzurri hanno dominato a tratti ma hanno pagato errori difensivi e l’incapacità di chiudere la contesa. Nessun ricorso è stato presentato per irregolarità di campo o altro, e le voci su una possibile squalifica della Bosnia o su un replay (“Bosnia Italia si rigioca”) sono state smentite nel giro di poche ore. Il risultato resta quello che è: eliminazione ai playoff.
Eppure il calcio vive anche di queste narrazioni parallele. Il trauma delle ultime assenze mondiali è ancora vivo nella memoria dei tifosi. Dopo il fallimento di Russia 2018 e Qatar 2022, l’idea di un ripescaggio Italia Mondiali 2026 rappresenta per molti un’ultima spiaggia emotiva. I social sono pieni di discussioni tecniche sul regolamento FIFA, di calcoli sul ranking e di confronti con precedenti storici, anche se rarissimi.
La FIGC dovrà ora fare i conti con questa nuova delusione. Il ct Luciano Spalletti resta in bilico e il futuro della Nazionale è avvolto dall’incertezza. Andrea Abodi ha già fatto capire che il governo non resterà a guardare. Giancarlo Abete, con la sua esperienza passata, viene citato come esempio di dirigente capace di traghettare il calcio italiano in momenti difficili.
In queste ore il dibattito su un possibile ripescaggio Italia continua a tenere banco. Non è ottimismo cieco, ma la naturale reazione di un popolo che ama la Nazionale e non vuole arrendersi all’idea di un altro Mondiale da spettatore. La FIFA deciderà secondo le proprie regole e i tempi della burocrazia internazionale. Nel frattempo l’Italia del calcio si interroga sul proprio futuro, tra rabbia, analisi e quel filo di speranza che, nel pallone, non muore mai.