Ignoto 2 Garlasco, l’indiscrezione che riaccende il mistero: «Sarebbe un nome clamoroso»

Pavia, 3 aprile 2026 – Da ieri sera il caso di Garlasco è tornato a monopolizzare le conversazioni, i talk show e le chat degli italiani. L’indiscrezione lanciata a Mattino Cinque da Riccardo Signoretti, direttore del settimanale Nuovo, ha fatto il giro del web in poche ore: secondo voci non confermate, l’ignoto 2 non sarebbe più senza identità. Si tratterebbe di un «nome clamoroso», una persona che non frequentava abitualmente la villetta di via Pascoli e che dovrebbe spiegare la presenza del suo DNA sulla scena del delitto di Chiara Poggi. Fonti investigative hanno subito smentito l’identificazione certa, ma il solo fatto che si parli di nuovo di ignoto 2 Garlasco ha riacceso un dibattito mai davvero sopito.
Era il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi, ventiseienne di Garlasco, venne trovata senza vita nella cantina della casa di famiglia. Colpita violentemente alla testa, probabilmente con un oggetto contundente. La porta d’ingresso socchiusa, l’allarme disattivato, il corpo riverso in un lago di sangue. Da quel giorno il delitto di Garlasco è diventato uno dei casi più dibattuti e divisivi della cronaca nera italiana, capace di tenere banco per quasi vent’anni tra processi, assoluzioni ribaltate, Cassazioni e nuove inchieste.
Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara, fu condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015. La sentenza della Cassazione confermò un mosaico indiziario basato su incongruenze nel suo racconto, assenza di alibi solido e tracce ematiche e comportamentali ritenute incompatibili con la versione di chi aveva semplicemente scoperto il cadavere. Stasi ha sempre proclamato la propria innocenza e oggi si trova in semilibertà.
Nel 2025 la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, ha riaperto un filone investigativo. Al centro è finito Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, Marco Poggi. Sempio era già stato indagato e archiviato in passato. Nuove perizie genetiche, condotte dalla genetista Denise Albani nell’ambito di un incidente probatorio, hanno riportato l’attenzione sul materiale biologico repertato sotto le unghie della vittima. Un aplotipo Y maschile è risultato compatibile con la linea patrilineare della famiglia Sempio, anche se con margini di affidabilità discussi tra i consulenti delle parti. Accanto a questo profilo, però, esiste da sempre un secondo frammento genetico maschile: l’ignoto 2.
Questo secondo profilo emerse già nelle prime analisi del 2007-2008. Si tratta di tracce parziali, miste e degradate, per le quali non è stato possibile ottenere un’identificazione piena all’epoca. Non coincideva con Stasi né con i campioni prelevati agli amici di Marco Poggi. Nel corso degli anni il garlasco ignoto 2 è diventato il simbolo delle domande irrisolte del caso: un possibile complice? Una contaminazione? O la traccia di un’altra persona presente sulla scena del crimine?
Le nuove consulenze tecniche hanno riacceso il confronto proprio su questi punti. Mentre una parte delle tracce viene ricondotta (con gradi diversi di certezza) alla linea genetica di Sempio, l’ignoto 2 rimane sullo sfondo come elemento di dubbio persistente. Ieri l’indiscrezione di Signoretti ha portato il tema al centro dell’attenzione televisiva: «Un nome clamoroso, una persona che non frequentava la casa». Subito dopo sono arrivate le smentite da fonti vicine alla Procura e dal genetista Marzio Capra, consulente storico della famiglia Poggi, secondo il quale quel materiale genetico è sempre stato considerato inaffidabile per un’identificazione certa.
La vicenda ha immediatamente diviso opinione pubblica, commentatori e addetti ai lavori. Sui social e nei forum dedicati ai cold case, gli utenti si dividono tra chi vede nell’ignoto 2 la possibile chiave per riscrivere l’intera storia giudiziaria e chi ritiene che si tratti dell’ennesima pista destinata a sgonfiarsi di fronte a un DNA troppo debole e parziale. I programmi di cronaca nera hanno dedicato intere puntate all’argomento, con esperti di genetica forense e avvocati delle parti che si confrontano su margini di errore, contaminazioni possibili e valore probatorio delle tracce.
Il caso Garlasco non ha mai smesso di esercitare un fascino cupo sull’Italia. È il delitto della porta socchiusa, del ragazzo che esce di casa per una passeggiata in bicicletta e torna per scoprire l’orrore, delle impronte di sangue, delle tempistiche che non tornano perfettamente per nessuno. È anche il simbolo di come un’indagine possa durare decenni, tra perizie contrastanti, nuove tecnologie e pressioni mediatiche.
Oggi l’attenzione torna prepotentemente sull’ignoto 2 Garlasco non perché ci sia una svolta giudiziaria confermata, ma perché quell’elemento residuo continua a rappresentare tutto ciò che resta irrisolto in una storia che sembrava chiusa. Mentre la Procura di Pavia prosegue nel suo lavoro con la massima riservatezza, l’indiscrezione di queste ore dimostra quanto il pubblico italiano sia ancora sensibile a ogni nuovo sussurro su questo cold case che freddo non è mai stato del tutto.Il delitto di Chiara Poggi rimane uno dei capitoli più dolorosi e controversi della cronaca nera nazionale. Ogni volta che si parla di ignoto 2, di DNA sotto le unghie o di nuove perizie, riemergono le stesse domande: chi era davvero nella villetta quella mattina di agosto? Quante persone hanno preso parte alla tragedia? E soprattutto, dopo quasi diciannove anni, la verità processuale coincide completamente con la verità dei fatti? Il caso continua a tenere l’Italia con il fiato sospeso, in attesa che la scienza e le indagini dicano l’ultima parola.