Guerra Iran ultime notizie: Trump concede due settimane di tregua ma esige lo Stretto di Hormuz aperto, Teheran risponde con proposta in 10 punti

Trump concede una tregua di due settimane

Teheran e Washington sono ancora sull’orlo dell’escalation dopo oltre 40 giorni di conflitto. Nella notte tra il 7 e l’8 aprile il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’estensione di due settimane dell’ultimatum a Teheran: in cambio di una parziale riapertura del traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti sospendono per 14 giorni gli attacchi su infrastrutture civili iraniane. Una mossa che arriva dopo ore di tensione altissima, con Trump che aveva minacciato di “decimare ponti e centrali elettriche” se l’ultimatum scadeva senza accordo.

La situazione sul campo resta fluida e drammatica. I raid congiunti Usa-Israele continuano a colpire obiettivi militari e logistici in Iran, mentre Teheran mantiene la pressione sullo Stretto di Hormuz, via di transito del 20% del petrolio mondiale. Secondo fonti italiane e internazionali, il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei sarebbe ricoverato in stato di incoscienza a Qom, un dettaglio che complica ulteriormente la catena di comando a Teheran. Nelle ultime 48 ore sono stati registrati nuovi bombardamenti su Teheran e altre province, con almeno 34 morti confermati solo negli ultimi giorni.

Da Washington, Trump ha parlato di “apertura completa di Hormuz” come condizione irrinunciabile per qualsiasi tregua duratura. “Abbiamo accettato la proposta di estendere di due settimane, ma il traffico deve essere libero”, ha fatto filtrare la Casa Bianca. L’Iran, attraverso mediatori pakistani, ha consegnato una controproposta articolata in 10 punti: cessate il fuoco permanente, fine delle sanzioni, ricostruzione delle infrastrutture colpite e garanzie di sicurezza per il transito nello Stretto. Teheran rifiuta esplicitamente una tregua temporanea di 45 giorni, come quella mediata nei giorni scorsi, e chiede la fine definitiva delle ostilità.

Israele mantiene alta la guardia: l’Idf ha invitato i cittadini iraniani a evitare treni e ferrovie, segnalando possibili nuovi strike su reti logistiche. Da Tel Aviv arrivano segnali di irritazione per la pausa americana, mentre in Israele si registrano proteste davanti all’ambasciata Usa contro la prosecuzione della guerra.

Sul piano internazionale, la tensione è palpabile. Russia e Cina hanno posto il veto in Consiglio di Sicurezza Onu a una risoluzione (sostenuta dai Paesi del Golfo) che chiedeva la riapertura forzata dello Stretto di Hormuz e la scorta militare delle navi. L’Europa segue con preoccupazione: Bruxelles e i principali governi Ue spingono per una de-escalation immediata, temendo ripercussioni su prezzi energetici e stabilità regionale. L’Italia, attraverso il governo, ha espresso “massima preoccupazione” per le conseguenze sul Mediterraneo e sul prezzo del petrolio, già schizzato ai massimi dopo l’annuncio di Trump.

Le implicazioni economiche sono immediate. La chiusura parziale di Hormuz ha già fatto lievitare i costi del greggio, con ripercussioni dirette su bollette e inflazione in Europa. Analisti di mercato stimano che una riapertura anche parziale potrebbe calmierare i prezzi, ma un nuovo round di bombardamenti su impianti petroliferi iraniani (come Kharg Island) rischierebbe di far esplodere ulteriormente i listini.

Il contesto politico che ha portato a questo punto è noto: il conflitto è esploso il 28 febbraio 2026 con l’operazione congiunta Usa-Israele contro siti nucleari, missilistici e di comando iraniani, dopo il fallimento dei negoziati sul nucleare. La morte del leader supremo Ali Khamenei nei primi strike ha accelerato la crisi, aprendo una fase di instabilità interna in Iran. Da allora oltre 2.000 morti, migliaia di feriti e una spirale di ritorsioni che ha coinvolto anche basi Usa nel Golfo e attacchi missilistici iraniani su Israele.

Cosa può succedere ora? Le prossime due settimane saranno decisive. Se Teheran accetterà di garantire passaggi sicuri nello Stretto (anche solo per navi non “nemiche”), si aprirà una finestra di negoziati a Islamabad o in altro forum mediato. In caso contrario, Trump ha già fatto capire che gli strike su infrastrutture civili torneranno sul tavolo. Fonti diplomatiche europee parlano di “fragile spiraglio”, ma avvertono: senza un’intesa sul nucleare e sulle sanzioni, il rischio di una guerra più lunga e devastante resta concreto.

La guerra in Iran non è solo un conflitto regionale: è una crisi che sta ridisegnando equilibri energetici globali e testando le alleanze internazionali. Con il petrolio sotto pressione e lo Stretto di Hormuz ancora al centro del mondo, ogni ora conta. Sky TG24 e Ansa seguono in diretta gli sviluppi da Teheran, Washington e Tel Aviv.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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