Emanuele Fiano verso l’addio al Pd: “Impossibile restare in un partito così” per il gemellaggio con Tel Aviv

Emanuele Fiano

Emanuele Fiano è a un passo dalla rottura definitiva con il Partito Democratico. L’ex deputato milanese, voce storica della sinistra e presidente di Sinistra per Israele, ha scritto sui social venerdì 10 aprile un messaggio durissimo: «È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così». La scintilla è la decisione della direzione metropolitana del Pd Milano di chiedere al Consiglio comunale la sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Una mossa che Fiano definisce una «semplificazione manichea» e che rischia di segnare una frattura profonda nel centro-sinistra lombardo.

Il post di Fiano, apparso nel pomeriggio di ieri sulla sua pagina Facebook, non lascia spazio a interpretazioni. L’ex parlamentare ricostruisce la vicenda con toni netti: la richiesta è stata avanzata dal capogruppo Beatrice Uguccioni e sostenuta da Pierfrancesco Majorino e dal segretario metropolitano Capelli. Per Fiano si tratta di un errore grave che taglia i ponti non solo con il governo Netanyahu, ma con l’intera città di Tel Aviv, comprese le centinaia di migliaia di israeliani che da tre anni scendono in piazza contro la guerra a Gaza, ora estesa a Libano e Iran, contro i ministri «razzisti e reazionari» e per i diritti palestinesi. «Mentre a Tel Aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra… hanno manifestato contro Netanyahu… giovani che si rifiutano di servire nell’esercito, giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi», scrive Fiano. E ricorda che solo due giorni fa la polizia israeliana ha picchiato Colette Avital, ex ministro del Lavoro israeliano e storica interlocutrice della sinistra italiana, durante una di queste manifestazioni.

La critica va oltre il singolo provvedimento. Fiano, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, sottolinea come questa scelta rompa con la tradizione del Pci, del Pds e del Pd stesso: «Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese… Mai visto niente del genere nel Partito di oggi». Accusa il Pd di non aver cercato il confronto con chi, come lui, si batte da decenni per la soluzione «due popoli, due Stati», e ironizza sulle incongruenze: perché non chiedere di interrompere il gemellaggio con Chicago per le posizioni di Trump o con San Pietroburgo per Putin?

Chi è Emanuele Fiano? Deputato del Pd dal 2006 al 2022, architetto di formazione, è stato uno dei volti più impegnati nella lotta all’antisemitismo e nella memoria della Shoah. La sua storia personale – segnata dal padre deportato – lo ha portato a essere un ponte tra la sinistra italiana e le realtà democratiche israeliane, sempre difendendo il diritto di Israele a esistere accanto a uno Stato palestinese. Oggi, fuori dal Parlamento, resta una figura di riferimento per quella parte del Pd che rifiuta derive antisioniste e semplificazioni.

La decisione del Pd Milano arriva in un momento di forte tensione internazionale e interna al partito. Nel Consiglio comunale di ottobre 2025 era già stata respinta una mozione per l’interruzione immediata del gemellaggio, ma ne era passata una più morbida che legava la sospensione a condizioni di pace e tutela dei civili. Ora la direzione metropolitana ha spinto per un passo più netto. Il sindaco Giuseppe Sala ha preso tempo, confermando di voler mantenere il gemellaggio come strumento di cooperazione amministrativa, ambientale e culturale (Milano è nel C40 Cities e nell’Urban Food Policy Pact insieme a Tel Aviv), ma aprendo anche a nuove relazioni con Gaza.

Sul fronte politico la reazione è immediata. La mossa ha riacceso divisioni che covavano da mesi nel centro-sinistra milanese e nazionale. Da una parte chi vede nel gemellaggio un simbolo da sacrificare per coerenza con la causa palestinese, dall’altra chi, come Fiano, teme che si stia regalando alla destra un argomento di propaganda e si stia isolando le voci di pace dentro Israele. Sui social e nei circoli Pd il dibattito è acceso: c’è chi apprezza la scelta come atto di solidarietà, chi la considera un suicidio politico che allontana il partito dalla comunità ebraica milanese e da una parte consistente dell’elettorato moderato.

La vicenda va ben oltre il gemellaggio. È il segnale di una frattura culturale più ampia che attraversa il Pd: da un lato la spinta a una linea netta e simbolica sulla questione medio-orientale, dall’altro la difesa di una politica complessa, dialogante, capace di distinguere tra governo e società civile. Fiano, con il suo addio annunciato, incarna proprio questa seconda anima: quella che ha sempre cercato il confronto, anche quando scomodo, e che oggi si sente estranea a un partito che, a suo parere, ha scelto la semplificazione.

Resta da vedere se la rottura sarà definitiva o se una mediazione, forse proprio per mano di Sala, riuscirà a ricucire. Ma il messaggio di Fiano è chiaro: senza dialogo, senza memoria della storia e senza rispetto per chi in Israele si batte ogni giorno per la pace, la sinistra rischia di perdere se stessa. E Milano, città simbolo del Pd, diventa il laboratorio di una divisione che potrebbe presto diventare nazionale. La domanda che aleggia è una sola: fino a che punto il Partito Democratico è disposto a spingersi per non perdere pezzi della sua identità?

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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