Sanremo 2026, un mese dopo: le canzoni sparite dalle radio e il passaggio a De Martino che cambia tutto

Sanremo 2026

ROMA – È passato poco più di un mese dalla finale del 28 febbraio e Sanremo 2026 continua a tenere banco. Non per le hit che girano ovunque, ma proprio per il contrario: le canzoni sembrano evaporate. Solo sette brani della gara sono rimasti nella Top 10 radiofonica, il resto è già scivolato fuori dalle playlist e dalle classifiche streaming. Sal Da Vinci ha vinto con Per sempre sì, una ballad classica che ha emozionato l’Ariston e portato Napoli sul palco del Maradona, ma l’effetto Festival stavolta è durato lo spazio di una notte.

Carlo Conti, alla sua ultima edizione da direttore artistico e conduttore insieme a Laura Pausini, aveva promesso un ritorno alla “vera canzone italiana”. E in parte ci è riuscito: sul palco sono tornate le melodie forti, gli arrangiamenti orchestrali, le storie raccontate senza filtri social. Eppure proprio questa scelta sta dividendo il Paese. Da una parte chi esulta per aver ritrovato un Sanremo “da ascoltare con il cuore”, dall’altra chi parla di un festival fuori tempo, lento, poco virale. I dati d’ascolto hanno già detto la loro: calo netto rispetto alle edizioni Amadeus. E adesso i numeri delle radio e dello streaming lo confermano senza appello.

Non è solo un discorso di classifiche. È il segnale di un cambio di rotta che si sente nell’aria. Durante la finale Conti ha fatto una mossa a sorpresa: ha chiamato sul palco Stefano De Martino e gli ha passato ufficialmente il testimone per Sanremo 2027. De Martino sarà conduttore e direttore artistico. Il ballerino diventato star di Affari tuoi ha già iniziato a lavorare, e sui social si moltiplicano le indiscrezioni sui primi nomi che sta contattando. Il passaggio di consegne non è solo simbolico: segna la fine di un ciclo e l’inizio di qualcosa di potenzialmente diverso, più pop, più giovane, forse più imprevedibile.

Intanto le polemiche non si sono spente. L’edizione di Conti aveva già acceso fuochi prima ancora di cominciare: la scelta di Andrea Pucci come co-conduttore aveva scatenato minacce e proteste, costringendo il comico a ritirarsi. Poi le regole ferree contro la pubblicità occulta, firmate nero su bianco con le case discografiche per evitare nuovi scandali Ferragni-style. E ancora le canzoni con venature politiche, i co-conduttori internazionali come Irina Shayk, i momenti di tensione nella sala stampa. Tutto ha contribuito a rendere Sanremo 2026 un’edizione sentita, discussa, a tratti tesa. Ma non necessariamente destinata a restare nella memoria collettiva.

Sui social il dibattito è acceso. C’è chi posta ancora i video delle esibizioni di Ditonellapiaga o di Sayf, chi difende Sal Da Vinci come “l’ultimo cantautore vero”, chi invece ironizza: «Abbiamo vinto Sanremo con una canzone che mia nonna canta meglio». I fan delle Nuove Proposte continuano a spingere Nicolò Filippucci e la sua Laguna, mentre i più giovani lamentano l’assenza di nomi che possano spaccare TikTok come succedeva fino a due anni fa. La generazione gap di cui si parla da mesi è diventata realtà: Conti ha riportato i millennials al Festival, ma i Gen Z sembrano aver già cambiato canale.

Eppure, proprio questo vuoto lasciato dalle canzoni sta diventando il vero tema del momento. In un Paese dove Sanremo ha sempre lanciato carriere e tormentoni estivi, il fatto che a marzo-aprile le radio tornino a suonare i soliti pezzi stranieri fa rumore. È come se il Festival si fosse chiuso in se stesso, bello, emozionante, ma senza lasciare traccia fuori dal Teatro Ariston. O forse è solo l’effetto di un’edizione di transizione, l’ultima di un’epoca prima che De Martino provi a ribaltare tutto.

Resta la domanda che molti si fanno in queste settimane: Sanremo 2026 è stato un ritorno alle origini o l’inizio della fine di un modello? Carlo Conti ha chiuso il suo ciclo con una vittoria pulita e una standing ovation, ma il testimone che ha passato a De Martino porta con sé un’aspettativa enorme. Il prossimo anno il Festival dovrà riconquistare i giovani senza perdere l’anima. E mentre Sal Da Vinci prepara le valigie per l’Eurovision, l’Italia intera si chiede già se Stefano De Martino riuscirà a far tornare Sanremo a essere di nuovo il centro del mondo, o se invece dovrà reinventarlo da zero. Per ora, le radio tacciono. E quel silenzio dice più di tante parole.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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