Corriere del Veneto choc: Tinto Brass prigioniero in casa da tre mesi per la frana, la moglie esplode contro il Comune

Roma, borgo di Isola Farnese. Da 97 giorni Tinto Brass, il grande regista veneziano che ha segnato il cinema italiano con film come “La chiave” e “Paprika”, vive come un recluso nella sua stessa casa. Non per scelta, ma per una frana che il 9 gennaio ha tagliato fuori l’intero villaggio dalla strada principale, trasformando un angolo tranquillo della Capitale in una trappola di fango e inerzia burocratica. A raccontarlo con rabbia e dolore è la moglie Caterina Varzi, che al Corriere del Veneto ha aperto uno squarcio su una situazione diventata ormai insostenibile.
«Amareggiato, molto depresso e con grandi preoccupazioni per la sua salute». Così Varzi descrive il marito 93enne, costretto a rinunciare persino alla visita dal cardiologo perché l’unica via d’accesso alternativa è una scala provvisoria di 141 gradini, impraticabile per chi ha problemi di deambulazione. L’altra opzione, via Prato della Corte, è considerata pericolosa: «Si rischia la vita». E mentre il borgo intero soffre – difficoltà a ricevere farmaci salvavita, attività economiche ferme, residenti esausti – Brass paga il prezzo più alto. Un artista che ha scelto Isola Farnese come buen retiro da mezzo secolo si ritrova isolato dal mondo proprio quando la salute chiede attenzione costante.
Il Corriere del Veneto ha portato alla luce i dettagli più duri di questa storia, trasformandola in un caso che sta scuotendo l’opinione pubblica. Varzi, diventata vicepresidente del comitato di residenti, non usa mezze misure: «Siamo a un passo dal presentare un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti». Un milione di euro stanziati per l’emergenza, ma secondo il comitato finiti in un limbo di promesse non mantenute e risposte evasive. Solo due giorni fa gli uffici tecnici ammettevano che l’ordinanza per riaprire via dell’Isola Farnese era ancora «in fase di studio». Promesse sistematicamente disattese, chat di emergenza abbandonate dal presidente del Municipio XV Daniele Torquati e dall’assessora Agnese Rollo. Un vuoto istituzionale che lascia i cittadini soli.
Ma è la frase dell’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Signorini a far esplodere la rabbia: «Tanto Tinto Brass non usciva di casa prima e non esce nemmeno ora». Parole che Varzi definisce umilianti, un colpo basso che ha ferito profondamente il regista veneziano. «Tinto si sente molto umiliato», racconta la moglie. Come se l’età e la fama non bastassero a meritare rispetto, come se un uomo che ha raccontato l’Italia con la macchina da presa potesse essere liquidato con una battuta.
La storia pubblicata dal Corriere del Veneto ha acceso i riflettori su un dramma che va oltre il singolo caso. Isola Farnese non è un paesino sperduto: è un borgo storico alle porte di Roma, eppure la gestione dell’emergenza sembra bloccata in una lentezza burocratica che molti, nel Veneto come nel resto d’Italia, riconoscono fin troppo bene. Frane, maltempo, fondi stanziati ma non spesi con efficacia: un copione che si ripete e che stavolta colpisce un simbolo della cultura veneta. Brass, nato a Venezia, ha sempre mantenuto legami fortissimi con la sua terra. E proprio da lì, dal giornale che porta il nome della regione, arriva la denuncia più netta.
Intanto il comitato dei residenti non molla. L’ultimo consiglio comunale straordinario di lunedì ha lasciato intendere che l’ordinanza potrebbe arrivare a ore, ma la fiducia è ai minimi storici. «Questa è Roma, non un paesino», ha ricordato Varzi, con un tono che suona come un’accusa precisa all’amministrazione. E mentre il regista resta chiuso in casa, tra preoccupazioni per la salute e amarezza per un isolamento che nessuno sembrava prevedere così lungo, la vicenda solleva domande pesanti su come si gestiscono le emergenze territoriali quando colpiscono non solo i numeri, ma anche le persone.
Il Corriere del Veneto ha fatto emergere un malessere che molti vivono in silenzio: l’impressione che la burocrazia sia più veloce a trovare scuse che soluzioni. Una storia che tocca corde profonde perché mescola il dramma umano di un grande artista con il senso di abbandono di un intero borgo. E che, proprio per questo, sta facendo il giro del web e delle conversazioni. Perché quando a pagare il prezzo è Tinto Brass, il regista che ha raccontato senza filtri passioni e contraddizioni italiane, diventa impossibile voltarsi dall’altra parte. Ora tocca alle istituzioni rispondere. Prima che l’isolamento diventi irreversibile, non solo per un uomo di 93 anni, ma per la fiducia stessa dei cittadini nelle proprie amministrazioni.