Shiva condannato per tentato omicidio torna in tv a Belve: la pistola sparita, il figlio nato in carcere e l’accusa a Fedez

Martedì 21 aprile 2026, Shiva è entrato nello studio di Francesca Fagnani a Belve su Rai 2 come il rapper numero uno in classifica FIMI con il suo ultimo album. Ma quello che ha consegnato al pubblico non era il solito artista in promozione. Era un uomo di 27 anni con una condanna penale definitiva sulle spalle, un figlio che non ha potuto vedere nascere e un conto aperto con uno dei colleghi più famosi d’Italia. L’intervista di Shiva a Belve è già uno dei momenti televisivi più discussi dell’anno, e non è difficile capire perché.
Shiva — al secolo Andrea Arrigoni, nato a Legnano nel 1999 — fu arrestato a fine ottobre 2023 e condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a 6 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione per tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco ed esplosioni pericolose. I fatti risalgono all’11 luglio 2023: quella sera, in via Cusago a Settimo Milanese, davanti alla sua casa discografica, due praticanti di arti marziali miste vicini a un altro rapper lo avevano aggredito. Shiva aveva impugnato una pistola e aveva sparato, ferendoli entrambi.La difesa ha sempre sostenuto la legittima difesa; l’accusa ha escluso questa ipotesi. Il processo ha percorso il suo corso e a marzo 2025 la Corte d’appello di Milano ha ridotto la pena a quattro anni e sette mesi attraverso un concordato raggiunto tra la procura generale e la difesa. Oggi Shiva è libero con obbligo di firma.
Fin qui, i fatti noti. Ma davanti a Fagnani, la storia ha preso una piega molto più complessa e umana di quanto i comunicati stampa abbiano mai raccontato.
La conduttrice ha affrontato la sparatoria con la sua consueta precisione: “Lei quando e dove ha imparato a sparare?” — “In quell’occasione è stata solo fortuna, ma comunque sono stato al poligono qualche volta”, ha risposto il rapper. Poi è arrivata la domanda sulla pistola — quella che non è mai stata ritrovata. “La pistola non è mai stata trovata, che fine ha fatto?” ha chiesto Fagnani. “Non ne ho idea”, ha risposto Shiva, sorridendo. La giornalista ha insistito: “Perché farla sparire? Aveva la matricola abrasa, era stata usata per altre cose?” — “No, era pulita”, ha risposto lui. “In un cespuglio hanno trovato un silenziatore. Era suo?” — “Sì, cioè… non lo so”, si è lasciato sfuggire il rapper. Un momento televisivo denso, che ha lasciato aperte più domande di quante ne abbia chiuse.
Poi Shiva ha aggiunto una lettura tutta sua della vicenda giudiziaria: “Ho patteggiato solo perché avevo tante cose da fare tra concerti e disco in uscita.” Una frase che ha fatto discutere, perché mescola l’urgenza commerciale con la gravità di un procedimento penale per tentato omicidio — e chi la legge con occhio critico non può fare a meno di interrogarsi su cosa dica, in filigrana, del modo in cui certi artisti vivono il rapporto con la giustizia.
Ma il momento che ha fermato il respiro in studio è arrivato quando Shiva ha parlato di suo figlio. L’atmosfera si è fatta più intima quando il rapper ha ricordato la nascita del bambino, avvenuta mentre era dietro le sbarre: “Non mi hanno accettato il permesso. Di solito si accettano anche in casi di reati più gravi”. Poi il ricordo dei fuochi d’artificio che annunciavano la nascita: “Quando li ho sentiti ho pianto tantissimo.” Il figlio si chiama Draco ed è nato nel novembre 2023. La madre è Laura Maisano, figura riservata con una formazione nel graphic design. È difficile ascoltare quel racconto — un padre che scopre di essere diventato genitore attraverso il rumore dei fuochi artificiali oltre le mura di una cella — senza che qualcosa si muova. Indipendentemente da quello che si pensa di lui, da quello che ha fatto, da quello che rappresenta.
E poi c’è Fedez. Shiva ha accusato il collega di non aver preso posizione a suo favore durante il periodo più delicato della sua vicenda giudiziaria, quando era nato il movimento #FreeShiva per sostenere il rapper durante la detenzione, al quale molti colleghi avevano aderito — tranne l’ex marito di Chiara Ferragni. Il motivo del rancore, stando a Shiva, ha radici precise: una puntata di Muschio Selvaggio in cui Fedez aveva portato alcune rime che il rapper definisce misogine — “Il Gip che mi ha interrogato era donna, m’ha messo in condizioni difficili”, ha spiegato. Fagnani ha provato a smontare la logica, facendo notare che la responsabilità sarebbe semmai di chi quelle rime le ha scritte. Shiva non ha ceduto: “Fedez non si è mai esposto su di me e l’unica volta che lo ha fatto è stato nel momento più critico della mia carriera. Mi ha danneggiato.” Detto con la calma di chi ha aspettato a lungo il momento giusto per dirlo.
C’è una domanda che questa intervista lascia sospesa, e che nessuno articolo di cronaca ha il coraggio di porre direttamente: cosa stiamo normalizzando quando portiamo in prima serata su Rai 2, in un format di intrattenimento patinato, un artista condannato per tentato omicidio che sorride alla domanda sulla pistola sparita e spiega di aver patteggiato perché aveva i concerti in agenda? Non si tratta di una condanna morale — si tratta di una domanda culturale. Perché la risposta che il pubblico dà a questo tipo di figure dice molto di più sulla società che le ospita che sull’artista stesso.
Shiva ha risposto alla domanda di Belve sul suo difetto più sgradevole con una franchezza quasi disarmante: “Sono un gran cogl*one. Ho fatto un sacco di cavolate.” È forse la riga più onesta dell’intera serata. Non una giustificazione, non una narrazione eroica — solo un uomo che ammette di aver sbagliato, nel suo modo grezzo e diretto. Quel modo che, nel bene e nel male, continua a renderlo uno degli artisti più seguiti d’Italia.
Il suo album “Vangelo”, uscito il 10 aprile 2026, è costruito attorno a quattro edizioni limitate in copertina — Tradimento, Condanna, Morte, Resurrezione — che tracciano una parabola narrativa precisa, quella di un artista che ha attraversato il fuoco. È andato direttamente alla numero uno della classifica FIMI, con tutti e tredici i brani del disco piazzati entro le prime venticinque posizioni della chart singoli. Il mercato ha parlato chiaro. Il dibattito morale, invece, resta aperto — e probabilmente è proprio lì che Shiva vuole che rimanga.