Sagitta Alter è morta: se ne va la donna che amò Gigi Proietti in silenzio per quasi sessant’anni

Sagitta Alter

Roma la piange in punta di piedi, come lei avrebbe voluto. È morta ieri sera a Roma Sagitta Alter, la compagna di una vita di Gigi Proietti, scomparso a sua volta nel novembre del 2020. Se ne è andata serenamente, circondata dall’affetto delle figlie Susanna e Carlotta e dei suoi cari. Aveva 85 anni. Una notizia che arriva come un’onda lenta, silenziosa, ma capace di travolgere chiunque abbia amato il grande mattatore romano. Perché perdere Sagitta Alter significa, in qualche modo, perdere Gigi Proietti una seconda volta.

Ci sono storie d’amore che non hanno bisogno di palchi né di riflettori per brillare. La storia tra Sagitta e Gigi era esattamente questo: una luce tenuta volutamente lontana dal clamore, custodita con una cura quasi ossessiva per la privacy in un’epoca in cui il gossip era già moneta corrente. La loro relazione, mai sfociata nel matrimonio per scelta di entrambi, era sempre stata definita “una favola moderna”, caratterizzata da una riservatezza assoluta: mai uno scandalo, mai una parola di troppo. Sagitta stava un passo indietro, ma rappresentava il sostegno e la vera forza del compagno. Eppure oggi, nel giorno del suo addio, emerge con forza una domanda che l’Italia dello spettacolo si è sempre posta sottovoce: chi era davvero questa donna che aveva conquistato il cuore dell’uomo più amato di Roma?

Nata in Svezia nel 1940, Sagitta Alter era arrivata in Italia da giovanissima, stabilendosi a Roma dove aveva iniziato a lavorare come guida turistica. Fu proprio nella Capitale che, nel 1962, incontrò Gigi Proietti, allora poco più che ventenne e ancora agli inizi della sua carriera artistica. Si incontrarono a una festa, e fu un Hully Gully a fare da cupido tra note pop e sguardi d’intesa. Da quel momento, Sagitta e Gigi non si sarebbero più lasciati. Una storia nata quasi per caso, come le migliori storie, in una Roma ancora in bianco e nero che sapeva ancora di dolce vita e di futuro da costruire.

Quello che sorprende, guardando indietro, è la tenuta straordinaria di un legame vissuto quasi tutto nell’ombra. In un Paese che ha trasformato i fatti privati dei personaggi pubblici in intrattenimento nazionale, Proietti e Sagitta avevano scelto deliberatamente il contrario. Tra i due mai una crisi resa pubblica, mai un pettegolezzo, nulla che desse adito a parlare di loro. D’altronde, gli amori veri nascono e crescono senza proclami. Non si erano mai sposati, e in questo c’era anche una dichiarazione culturale, quasi una sfida gentile alle convenzioni. Come raccontò la stessa Sagitta: “All’inizio perché non credevamo nell’istituzione del matrimonio, poi perché ci sembrava superfluo. Il traguardo più bello, quello di costruire una famiglia unita, siamo già riusciti a realizzarlo.” Parole semplici che pesano come pietre, in un’epoca in cui si litiga sui social per molto meno.

Il paradosso di Gigi Proietti è sempre stato questo: un uomo che viveva di pubblico, che si nutriva del contatto con il pubblico, che sul palco diventava ogni personaggio possibile, scegliendo poi di proteggere la sua vita vera con una discrezione quasi monacale. Sagitta era il centro invisibile di quel mondo protetto. Non era solo la “moglie mai sposata” di Proietti, ma il motore pulsante di tutta la sua attività professionale, dal Politeama Brancaccio al Globe Theatre. Grazie alle sue competenze linguistiche, aveva lavorato come traduttrice e adattatrice teatrale, contribuendo dietro le quinte a diversi progetti. Una presenza silenziosa, ma decisiva. L’ombra che permetteva alla luce di brillare.

Dalla loro unione erano nate due figlie, Susanna e Carlotta, entrambe nel mondo dello spettacolo. Carlotta ha seguito le orme paterne come attrice e cantautrice, mentre Susanna ha scelto il lavoro dietro le quinte come scenografa e costumista. Anche in questo, Sagitta aveva saputo tenere le fila: costruire una famiglia che respirasse arte senza esserne schiacciata. Susanna, in un’intervista, aveva raccontato di come da bambina faticasse a capire quella strana frontiera tra vita normale e fama paterna: dentro casa erano una famiglia come le altre, fuori erano circondati da chi voleva l’autografo. Una tensione che Sagitta aveva gestito con la stessa eleganza silenziosa che l’aveva caratterizzata per tutta la vita.

Dopo la morte di Proietti, avvenuta il 2 novembre 2020 nel giorno del suo ottantesimo compleanno, Sagitta non si era chiusa nel lutto. Aveva scelto invece di dare vita alla Fondazione Gigi Proietti, dedicandosi alla tutela della memoria del compagno: convegni, borse di studio, un premio che ogni anno riconosce le eccellenze del teatro italiano. Aveva anche sostenuto la società di produzioni teatrali “Politeama”, che portava avanti in quel periodo lo spettacolo interpretato da Carlotta Proietti. Una vedovanza — anche senza le nozze — vissuta non come fine, ma come continuazione. Come se il suo compito non fosse mai stato solo amare Gigi Proietti, ma custodirlo. Prima in vita, poi nella memoria.

Tra i primi a esprimere cordoglio, l’assessore alla Cultura di Roma Massimiliano Smeriglio, che ha inviato un messaggio alle figlie Carlotta e Susanna definendo la scomparsa “una perdita che ci rattrista profondamente”. Cinzia D’Angelo, storica portavoce della famiglia, l’ha ricordata come “una donna meravigliosa, piena di vita e sempre positiva”. Parole che delineano un ritratto coerente: una donna che non aveva mai cercato la luce, ma che la luce, in fondo, l’aveva sempre meritata.

Restano le figlie, restano la Fondazione e gli spettacoli, resta il Globe Theatre che Gigi Proietti aveva voluto e che Sagitta aveva contribuito a far sopravvivere. Resta anche quella domanda che non troverà mai risposta: cosa significa essere il grande amore segreto di un’icona nazionale? Cosa si prova a sapere che milioni di persone amano il tuo compagno senza sapere quasi niente di te? Sagitta Alter quella risposta l’aveva già data, a modo suo, scegliendo il silenzio come forma più alta di dignità. Oggi quel silenzio è diventato definitivo, e l’Italia intera, forse solo adesso, comincia davvero a capire quanto fosse prezioso.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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