Annamaria Bernardini de Pace, il memoir che riapre vecchie ferite: ex marito, figlie, Dino e una vita privata mai davvero nascosta

Annamaria Bernardini de Pace non è mai stata una donna capace di parlare per mezze frasi, e il suo nuovo memoir lo dimostra con assoluta chiarezza. A 78 anni, la nota avvocata matrimonialista e volto televisivo ha deciso di ripercorrere la propria vita con la stessa schiettezza che da sempre porta in aula e in tv, trasformando la sua storia personale in un libro che mescola amore, tradimenti, matrimonio, maternità e scandalo in eguale misura.
Il memoir, intitolato Sentimenti e sentenze – auto biografia di false verità, ha attirato subito l’attenzione perché non si presenta come il classico racconto patinato di una celebrità. Al contrario, viene descritto come una confessione senza filtri di una vita vissuta sia sotto i riflettori sia nel privato, con l’autrice che parla apertamente delle passioni che l’hanno segnata, delle battaglie legali che l’hanno resa famosa e dei rapporti che ancora oggi definiscono il modo in cui il pubblico la percepisce.
Al centro del clamore c’è Dino, l’uomo che lei racconta come un amore e non come una semplice relazione clandestina. Stando alle ultime ricostruzioni, Dino avrebbe 15 anni meno di lei e farebbe parte della sua vita da circa un decennio, anche se la sua identità resta in gran parte riservata. Bernardini de Pace ha chiarito di non volerlo definire un “amante”, ma piuttosto un legame più libero, più leggero e più felice rispetto a una relazione tradizionale.
A rendere il caso ancora più controverso non è soltanto la differenza d’età, ma il modo in cui lei descrive questo rapporto. Ha dichiarato di non essere interessata a sapere se Dino sia sposato o impegnato e di non volerlo controllare né possedere, definendo il loro legame privo di obblighi e soprattutto privo di noia. È un linguaggio che inevitabilmente alimenta il gossip: intimo, diretto e volutamente poco convenzionale.
L’uomo chiamato Dino
Il libro, secondo quanto emerge, inizierebbe e finirebbe proprio con Dino, dettaglio sufficiente a trasformarlo da semplice presenza a vero centro narrativo. Viene descritto come un uomo incontrato fuori da un tribunale, un elemento quasi cinematografico che però si inserisce perfettamente nel mondo sentimentale e professionale che Bernardini de Pace ha abitato per decenni.
Nel suo racconto, Dino non è un segreto da svelare, ma il simbolo di una relazione che lei considera libera dalle regole abituali. Una posizione destinata a dividere. Per alcuni sarà una forma di sincerità fresca e coraggiosa, soprattutto in un’età in cui molti tendono a nascondere il desiderio e la passione. Per altri, sarà una confessione costruita con attenzione per attirare interesse attorno al libro, lasciando l’uomo nell’ombra.
Il memoir contiene anche passaggi più duri e diretti. Bernardini de Pace racconta episodi in cui uomini si sarebbero comportati in modo inappropriato nei suoi confronti, incluso un momento avvenuto a tavola con un politico che, secondo il suo racconto, le avrebbe toccato la gamba in maniera sgradita. Parla anche di sesso a diverse età e non addolcisce mai il linguaggio, il che spiega perché il libro stia venendo discusso non soltanto come autobiografia, ma come vero caso sociale.
Il matrimonio e la separazione
Prima di diventare il volto noto che il pubblico conosce oggi, Bernardini de Pace era una giovane donna che nel 1970 sposò il suo professore di diritto romano, Francesco Giordano. Dal matrimonio nacquero due figlie, Francesca e Chiara, ma secondo il suo racconto quella unione fu anche il punto di partenza di un lungo periodo di sacrifici economici e personali.
Ha raccontato di essersi sposata molto giovane, di aver lasciato l’università e di aver trascorso anni cercando di ricostruire la propria indipendenza prima della separazione. Il suo racconto è molto netto: parla di un periodo senza lussi, senza viaggi e persino senza spese personali elementari, mentre cercava di mantenersi e di costruirsi una carriera nel mondo legale. Questa parte della storia è centrale, perché spiega come la donna che sarebbe diventata una delle avvocate matrimonialiste più note d’Italia abbia forgiato il proprio successo proprio attraverso la fatica, la rottura e la rinascita.
Francesco Giordano resta una figura importante nella narrazione perché rappresenta il primo vero taglio con la dipendenza economica e personale. Non fu soltanto un marito, ma anche un docente, quindi una presenza di autorità e potere intellettuale nella prima fase della sua vita adulta. Il memoir sembra rileggere quel rapporto non solo con amarezza, ma con il distacco di chi vede nella propria emancipazione una delle conquiste più importanti della propria esistenza.
Figlie e famiglia
Anche le figlie, Francesca e Chiara, occupano un posto centrale nella vicenda. Nel libro i loro nomi sarebbero stati modificati, ma la storia familiare resta chiara: Chiara Giordano ha poi sposato l’attore Raoul Bova, dal quale ha avuto due figli prima della separazione. Quel legame ha mantenuto Bernardini de Pace collegata a uno dei nuclei più osservati del mondo dello spettacolo italiano.
Il rapporto con le figlie non è sempre apparso semplice agli occhi del pubblico, ma nel memoir sembra emergere come parte integrante del suo universo emotivo. È un aspetto significativo, perché la sua carriera professionale è stata spesso legata alla separazione delle coppie, mentre la sua vita privata ha riflesso le stesse tensioni, gli stessi equilibri fragili e le stesse fedeltà complesse che popolano le cause che ha seguito per anni.
Il nuovo libro sembra riconoscere apertamente questa contraddizione. Racconta una donna che per decenni ha aiutato gli altri ad affrontare il divorzio, ma che allo stesso tempo porta ancora addosso i segni delle proprie fratture personali. È proprio questa doppia identità a dare forza al memoir: osservatrice e protagonista, esperta di diritto di famiglia e soggetto ferito.
Raoul Bova nel racconto
Uno dei passaggi più commentati riguarda Raoul Bova, ex genero dell’avvocata. In passato Bernardini de Pace era stata molto critica nei suoi confronti, ma le ultime ricostruzioni mostrano un tono diverso, più indulgente e quasi protettivo. Avrebbe infatti dichiarato di averlo difeso perché convinta che fosse stato vittima di un tentativo di estorsione.
Questo cambiamento è interessante perché mostra come i rapporti familiari possano trasformarsi nel tempo, anche nel mezzo di scandali molto esposti. Bova ha attraversato di recente un forte periodo di attenzione mediatica, e la scelta di Bernardini de Pace di schierarsi dalla sua parte aggiunge un ulteriore livello alla saga familiare. Rafforza anche uno dei temi centrali del libro: la storia personale non resta mai immobile, e con essa non restano immobili nemmeno le lealtà.
Per i lettori, questa è forse la parte più sorprendente. La stessa donna che un tempo usava parole durissime nei confronti del genero oggi lo descrive come una delle persone più gentili che conosca. È un ribaltamento forte, ma coerente con una figura che ha passato tutta la vita a osservare come i rapporti si rompano, cambino e talvolta si ricompongano in modi inattesi.
Perché questa storia colpisce
Questo memoir funziona come gossip perché è profondamente personale, ma funziona anche come notizia perché Bernardini de Pace resta una figura pubblica di grande peso. Non è una professionista in pensione che racconta semplicemente il passato: è un’autorità nel diritto di famiglia, una presenza televisiva e una donna la cui vita riflette molto da vicino i casi che ha seguito per lavoro.
Per questo i dettagli su Dino, sul matrimonio, sulle figlie e su Raoul Bova stanno attirando così tanta attenzione. Non sono storie separate: sono tutte parti della stessa identità pubblica. Bernardini de Pace ha costruito la sua carriera analizzando amore, matrimonio e separazione, e ora ha rivolto quello stesso sguardo verso se stessa.
Il risultato è un memoir che sembra pensato per far discutere. È diretto, conflittuale, emotivo e pienamente consapevole del proprio impatto. Che venga letto come una confessione coraggiosa o come una provocazione studiata, il libro ha già raggiunto il suo obiettivo: rendere Annamaria Bernardini de Pace impossibile da ignorare.