Drone russo precipita in Romania: oltre 200 evacuati a Galati, Eurofighter britannici in volo nella notte. Convocato l’ambasciatore di Mosca

Drone russo precipita in Romania

Nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 aprile 2026, la guerra in Ucraina ha superato per la prima volta in modo concreto i confini di un Paese membro della NATO. Un drone russo, nel contesto di uno dei raid più massicci degli ultimi mesi lanciati da Mosca contro l’Ucraina, ha violato lo spazio aereo della Romania e si è schiantato nei pressi della città di Galati, nel sud-est del Paese, causando danni materiali a un’abitazione e a un palo della linea elettrica. Nessun ferito tra la popolazione, ma oltre 200 residenti sono stati evacuati in via precauzionale dall’area, sospesa anche la fornitura di gas nella zona per evitare rischi aggiuntivi. È la prima volta dall’inizio del conflitto ucraino che detriti di droni russi provocano danni concreti sul suolo romeno.

Le autorità rumene hanno comunicato di aver recuperato frammenti di non uno ma due velivoli senza pilota: il primo nella città di Galati, il secondo nella vicina contea di Tulcea, lungo il confine fluviale con l’Ucraina. Entrambe le zone si affacciano sul Danubio, il fiume che segna la frontiera tra i due Paesi. Secondo i soccorritori intervenuti, i detriti del drone recuperato a Galati potrebbero contenere una carica esplosiva residua, motivo per cui l’evacuazione è scattata immediatamente e le squadre specializzate sono state chiamate a operare in sicurezza. La polizia ha creato un cordone nell’area prima che la zona venisse bonificata.

Il raid notturno russo si inserisce in quello che Kiev ha definito uno degli attacchi più intensi delle ultime settimane. L’aeronautica ucraina ha comunicato di aver fronteggiato nella notte 47 missili balistici e 619 droni di varia tipologia, riuscendo a intercettare 30 missili e neutralizzare circa 580 droni. Nonostante la vasta attività delle difese aeree ucraine, il bilancio delle vittime è salito nel corso della giornata ad almeno dodici morti e decine di feriti distribuiti su più città: cinque vittime a Dnipro, quattro a Kherson, due a Chernihiv e una nell’area di Zaporizhzhia, con danni e feriti segnalati anche nelle regioni di Kharkiv, Donetsk e Odessa.

È in questo contesto che si è inserito l’intervento dei caccia della NATO. Intorno alle ore 2 di notte del 25 aprile, due Eurofighter Typhoon della Royal Air Force britannica sono decollati in emergenza — il cosiddetto scramble — dalla base aerea di Borcea, in Romania, dove sono di stanza nell’ambito della missione di sorveglianza aerea avanzata della NATO sul fianco orientale dell’Alleanza. I sistemi radar del ministero della Difesa romeno avevano rilevato diversi bersagli aerei in avvicinamento allo spazio aereo nazionale, e i jet sono stati inviati ad intercettarli con autorizzazione a intervenire qualora avessero rilevato irregolarità. I due Typhoon hanno stabilito contatto radar con un bersaglio posizionato a circa 1,5 chilometri dalla città portuale di Reni, sul lato ucraino del Danubio, a un passo dal confine romeno.

Attorno a questo episodio si è aperto un giallo diplomatico e comunicativo di non poco conto. Il ministero della Difesa romeno, nella sua prima dichiarazione ufficiale, aveva indicato che i piloti degli Eurofighter avevano ricevuto autorizzazione ad abbattere i droni, alimentando l’ipotesi — potenzialmente esplosiva per le dinamiche NATO-Russia — che i jet britannici avessero effettuato un’intercettazione armata sopra territorio ucraino. Un’eventualità del genere avrebbe rappresentato un salto di qualità senza precedenti nel coinvolgimento dell’Alleanza nel conflitto, contraddicendo la politica costantemente seguita dalla NATO di non pattugliare i cieli ucraini per evitare uno scontro diretto con Mosca. La confusione era stata generata anche dai sistemi radar terrestri che avevano tracciato diversi bersagli aerei in avvicinamento verso l’area di Reni, dove poco dopo sono state segnalate esplosioni. Il contatto con i droni era poi andato perso, e circa mezz’ora dopo i residenti di Galati avevano allertato il numero di emergenza 112 segnalando la caduta di un oggetto alla periferia della città.

La situazione è stata chiarita in un secondo momento da due comunicazioni distinte. Il ministero della Difesa britannico ha confermato che entrambi i caccia sono rientrati alla base senza ingaggiare alcun obiettivo e senza mai entrare nello spazio aereo ucraino. Anche Bucarest ha poi emesso un secondo comunicato per correggere la propria precedente dichiarazione, precisando che gli Eurofighter della RAF hanno operato esclusivamente all’interno dello spazio aereo romeno per tutta la durata della missione. Un incidente diplomatico di proporzioni potenzialmente gravi è stato così scongiurato, ma il fatto che la situazione sia rimasta per ore avvolta nell’ambiguità ha già alimentato tensioni e commenti in molte cancellerie europee.

La reazione istituzionale della Romania è stata immediata e netta. Il ministro degli Esteri Oana Țoiu ha convocato l’ambasciatore russo a Bucarest, Lipaev, per esprimere la condanna ufficiale di Bucarest. Il ministero della Difesa romeno ha definito le azioni della Federazione Russa “irresponsabili”, parlando di una nuova sfida alla sicurezza regionale nell’area del Mar Nero e di una manifesta violazione delle norme del diritto internazionale che mette a rischio non soltanto l’incolumità dei cittadini romeni, ma la sicurezza collettiva dell’intera Alleanza Atlantica. Si tratta di parole forti per un Paese che dalla metà del 2022 ha visto il proprio spazio aereo violato a ripetizione da droni russi diretti contro i porti ucraini sul Danubio, senza mai registrare — fino ad ora — danni materiali concreti sul proprio territorio.

La Romania, che condivide con l’Ucraina un confine terrestre di 650 chilometri, è da tempo uno dei Paesi NATO più esposti alla pressione derivante dal conflitto. In risposta alla crescente minaccia dei droni, il ministro della Difesa Radu Miruta aveva già annunciato nei giorni precedenti l’imminente integrazione di un sistema anti-drone di fabbricazione americana dotato di intelligenza artificiale — il sistema Merops, sviluppato da Project Eagle, società statunitense sostenuta dall’ex CEO di Google Eric Schmidt — nelle difese aeree nazionali. Il sistema, già operativo in Polonia sul fianco orientale della NATO, sarebbe in grado di contrastare le minacce provenienti dai droni lungo il corridoio del Danubio. I test finali sarebbero stati superati e la messa in servizio era prevista a stretto giro.

Sul fronte diplomatico più ampio, mentre Bucarest gestiva la crisi, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si trovava in Azerbaigian per un incontro con il presidente Ilham Aliyev, la prima visita ucraina nel Caucaso meridionale dall’inizio del conflitto. Nel corso dell’incontro, Zelensky ha ribadito la disponibilità dell’Ucraina ad avviare nuovi negoziati con la Russia, anche in formato trilaterale e con la partecipazione di mediatori internazionali. Una disponibilità che arriva però in una notte in cui Mosca ha scelto ancora una volta di parlare il linguaggio dei missili e dei droni.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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