Matteo Bassetti attacca il nuovo piano pandemico: “Troppo generico, l’Italia è indietro”

Matteo Bassetti

Matteo Bassetti torna a far discutere con parole pesanti sul nuovo Piano pandemico nazionale approvato dal governo. L’infettivologo genovese, tra le voci più ascoltate (e divisive) durante l’emergenza Covid, non ha usato giri di parole: il documento, pronto dopo quasi tre anni dalla fine dell’emergenza, presenta secondo lui lacune gravi proprio sui punti che contano di più in caso di nuova crisi sanitaria.

Le critiche di Bassetti sono arrivate nelle ultime ore e hanno subito acceso il dibattito sui social e nei talk show. Il professore, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha puntato il dito soprattutto sull’assenza di indicazioni concrete su come l’Italia si procurerebbe rapidamente farmaci e vaccini in caso di emergenza. “Se oggi scoppiasse una nuova pandemia, saremmo indietro rispetto al resto del mondo”, ha sottolineato, accusando implicitamente un approccio troppo ideologico che avrebbe fatto dimenticare le lezioni dure del Covid.

Il nuovo Piano pandemico 2025-2029, varato in questi giorni, prevede misure come l’uso di vaccini, mascherine e smart working in situazioni di allerta. Ma per Bassetti manca la sostanza operativa: “Il Piano è troppo generico”. Una posizione netta che ha subito diviso il mondo della sanità e della politica, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate dopo anni di scontro tra sostenitori della linea scientifica rigorosa e chi invece parla di allarmismo o di gestione politicizzata della salute.

Chi è Matteo Bassetti e perché le sue parole pesano

Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova e figura di primo piano nella gestione clinica del Covid, Matteo Bassetti è diventato negli anni un volto familiare per gli italiani. Comunicatore diretto, spesso senza peli sulla lingua, ha alternato interventi tecnici a uscite che hanno fatto rumore: dalle difese dei vaccini alle critiche verso chi minimizzava i rischi, fino agli allarmi su superbatteri e resistenze antibiotiche.

Il suo stile è sempre stato lo stesso: dati alla mano, tono deciso, zero timore di scontentare. Proprio questo lo ha reso un bersaglio ricorrente per no vax e scettici, ma anche un punto di riferimento per chi cerca chiarezza in mezzo a informazioni spesso confuse. Negli ultimi mesi aveva già lanciato altri campanelli d’allarme, come quello sulla “pandemia silenziosa” dell’antibiotico-resistenza, che secondo lui causa in Italia fino a 50 mila morti all’anno, più del Covid in alcuni periodi.

Le critiche e il clima di divisione

Le osservazioni di Bassetti sul Piano pandemico arrivano in un momento delicato. Da una parte chi apprezza la sua franchezza e vede nel documento un’occasione persa per prepararsi davvero; dall’altra chi invece lo accusa di continuare a seminare timori quando il Paese ha bisogno di voltare pagina. Sui social le reazioni sono immediate e polarizzate: c’è chi lo ringrazia per “dire le cose come stanno”, chi lo invita a smettere di “fare terrorismo”, e chi ironizza sul fatto che “Bassetti non si ferma mai”.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio. A tre anni dalla fine dell’emergenza, l’Italia ha finalmente un piano aggiornato, finanziato con risorse importanti. Eppure l’infettivologo avverte: senza meccanismi chiari per approvvigionamenti rapidi e senza una vera collaborazione internazionale, rischiamo di ripetere errori passati. Una tesi che ha fatto subito breccia tra molti esperti, mentre altri sottolineano che il Piano prevede comunque strumenti di mitigazione come vaccini e misure di distanziamento.

Non è la prima volta che Bassetti si schiera con posizioni forti. Durante la pandemia è stato tra i più attivi nel contrastare narrazioni alternative, guadagnandosi sia sostenitori fedeli sia critiche feroci. Il suo modo di comunicare, tra interviste tv, video sui social e dichiarazioni dirette, lo ha trasformato in un personaggio pubblico oltre che in un medico di alto livello. E proprio questo dualismo continua ad alimentare discussioni: medico o influencer? Voce della scienza o fonte di allarmismo?

Reazioni tra cittadini, esperti e politica

Sui social network il messaggio di Bassetti ha raccolto migliaia di interazioni in poche ore. Molti utenti condividono preoccupazione per una nuova possibile emergenza, ricordando le difficoltà iniziali del 2020 con mascherine e vaccini. Altri invece commentano con sarcasmo, chiedendo se non sia il caso di concentrarsi su problemi attuali come liste d’attesa o carenza di personale piuttosto che su piani futuri.

Nel mondo medico le opinioni sono altrettanto divise. Alcuni colleghi condividono le perplessità sulle lacune operative, altri ritengono che il Piano rappresenti comunque un passo avanti importante dopo anni di stallo. La politica, come sempre in questi casi, resta in silenzio o interviene con prudenza, mentre i talk show si preparano a ospitare il professore per un confronto che promette scintille.

Intanto Bassetti continua la sua attività tra ospedale, università e divulgazione, senza sembrare preoccupato delle polemiche. La sua ultima uscita riapre però una domanda che gli italiani si pongono da tempo: siamo davvero pronti per la prossima emergenza sanitaria o stiamo solo mettendo una toppa su un sistema ancora fragile?

Le parole del professore lasciano un senso di inquietudine e di urgenza. In un Paese che ha vissuto il trauma del Covid, ogni allarme sulla preparazione futura rischia di riaccendere paure antiche. Ma forse è proprio questo il ruolo di voci come quella di Bassetti: ricordare che la scienza non si ferma e che la prevenzione non è mai troppa. Resta da vedere se le istituzioni raccoglieranno l’invito a rendere il Piano più concreto o se la discussione si esaurirà, come spesso accade, nelle solite divisioni.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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