Esenzione IRPEF estesa a tutti i trattamenti pensionistici per le vittime del dovere: la svolta attesa da anni che cambia le buste paga

Roma – Dopo anni di battaglie giudiziarie e interpretazioni restrittive, l’esenzione IRPEF sulle pensioni delle vittime del dovere si allarga a tutti i trattamenti previdenziali. Non più solo sulla quota legata all’evento di servizio, ma su ogni assegno derivante da iscrizioni obbligatorie: vecchiaia, anzianità, reversibilità, cumulo o totalizzazione. Una decisione che arriva con la risoluzione n. 68/2025 dell’Agenzia delle Entrate e che l’INPS ha reso operativa con la circolare n. 51 del 30 aprile 2026.
Per migliaia di famiglie colpite da lutti o invalidità permanenti nel servizio – forze dell’ordine, vigili del fuoco, militari, ma anche equiparati – significa più soldi in tasca da subito. L’esenzione copre IRPEF e addizionali regionali e comunali. Dal 2026 l’INPS applicherà il beneficio d’ufficio sui ratei in pagamento, con recupero delle ritenute operate da gennaio. Per gli anni precedenti (dal 2017, data di entrata in vigore della norma di estensione) servirà invece un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate.
Dal privilegio alla regola generale
Fino a oggi l’amministrazione finanziaria aveva limitato l’agevolazione – introdotta dalla legge di stabilità 2017 (art. 1, comma 211, l. 232/2016) – alla sola “pensione privilegiata” direttamente collegata all’evento lesivo. Una lettura rigida che contrastava con l’orientamento della Corte di Cassazione, la quale ha ripetutamente affermato che lo status di vittima del dovere (o di familiare superstite) rende esente l’intero reddito pensionistico da iscrizioni obbligatorie, senza necessità di correlazione causale con il fatto di servizio.
L’Agenzia delle Entrate si è adeguata al “consolidato indirizzo” della giurisprudenza di legittimità. Il risultato è una interpretazione più ampia e favorevole, in linea con lo spirito della norma che equipara le vittime del dovere alle vittime del terrorismo per i benefici fiscali.
Chi beneficia concretamente? Vittime del dovere riconosciute ai sensi delle leggi 466/1980, 302/1990 e 266/2005, soggetti equiparati e loro familiari superstiti. L’esenzione vale anche su trattamenti liquidati con cumulo, totalizzazione o computo in Gestione separata. Non si tratta di un nuovo bonus, ma del superamento di un limite che molti ritenevano ingiusto: chi aveva già maturato una pensione di vecchiaia o reversibilità accanto a quella privilegiata si vedeva erodere fiscalmente la parte “normale” del reddito.
Implicazioni concrete e dubbi aperti
Sul piano pratico, per un pensionato con 1.800-2.500 euro lordi mensili complessivi, l’effetto può tradursi in centinaia di euro in più al mese, a seconda della composizione del reddito. Per i superstiti, spesso vedove o figli con trattamenti modesti, il sollievo è ancora più tangibile in un contesto di carovita e spese sanitarie elevate.
Tuttavia, non mancano le criticità. L’applicazione automatica dal 2026 è una buona notizia, ma per gli arretrati il percorso resta burocratico: istanze individuali all’Agenzia delle Entrate, con tempi di rimborso incerti. Molti interessati, soprattutto anziani o familiari residenti fuori dalle grandi città, rischiano di perdersi tra procedure e scadenze. Patronati e sindacati (CGIL, SIULP e altri) stanno già organizzando sportelli dedicati, ma la mole di domande potrebbe creare code e ritardi.
C’è poi il nodo dell’ineguaglianza percepita. Perché solo chi ha ottenuto lo status di vittima del dovere accede a questo regime privilegiato, mentre tanti altri pensionati con storie di sacrificio altrettanto pesanti restano fuori? La domanda circola con forza tra associazioni di categoria e sui gruppi social di pensionati delle forze armate e di polizia. Alcuni esperti fiscali sottolineano che l’estensione rafforza un principio di riconoscimento, ma rischia di apparire come una misura settoriale in un sistema previdenziale sotto stress demografico.
Reazioni: speranza mista a cautela
Tra i diretti interessati prevale un cauto ottimismo. “Finalmente un segnale di giustizia dopo decenni di battaglie”, commentano rappresentanti di associazioni come Vittime del Dovere ETS. Molti familiari superstiti parlano di “respiro economico” per far fronte a cure e bollette. Sui forum e gruppi Facebook dedicati, però, affiorano anche dubbi: “Sarà davvero automatico o dovremo fare ricorso anche stavolta?”; “E se l’INPS sbaglia i conteggi?”.
I sindacati del comparto sicurezza salutano la novità come un passo avanti, ma chiedono al Governo di estendere analoghi meccanismi di semplificazione ad altre categorie e di velocizzare i riconoscimenti dello status, spesso ancora troppo lenti e contenziosi.
Dal punto di vista politico, il provvedimento arriva in un momento di attenzione sul fronte pensioni e sicurezza. Non è un intervento legislativo fresco, ma l’effetto di un adeguamento giurisprudenziale e amministrativo. Eppure, per chi lo vive sulla propria pelle, rappresenta una svolta concreta.
Resta un interrogativo di fondo: questa estensione dell’esenzione IRPEF sarà solo l’inizio di un riconoscimento più ampio per chi ha pagato un prezzo altissimo nello svolgimento del dovere, o rimarrà un’eccezione destinata a scontrarsi con i vincoli di bilancio futuri? Nel frattempo, per migliaia di famiglie italiane si apre una fase nuova, tra attese di rimborsi e buste paga finalmente più leggere. Una boccata d’ossigeno meritata, ma che non cancella le ferite del passato.