Achille Polonara annuncia il ritiro: il guerriero che ha battuto la leucemia saluta il basket

Dopo mesi di speranza e di un lento ritorno sul parquet, Achille Polonara ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. A 34 anni, l’ala di Ancona ha comunicato il suo ritiro dal basket giocato, chiudendo una carriera segnata da trionfi europei, scudetti e soprattutto da una resilienza straordinaria dentro e fuori dal campo. La notizia arriva a pochi giorni dal suo tentativo di rientro individuale con la Dinamo Sassari, dopo la durissima battaglia contro la leucemia mieloide acuta che lo aveva tenuto lontano dal parquet per quasi un anno.
Polonara ha spiegato con la consueta onestà la scelta: dopo aver ripreso ad allenarsi individualmente e aver toccato di nuovo il pallone, ha capito che non sarebbe più riuscito a tornare il giocatore che era prima della malattia. “Voglio che mi ricordiate per quello che sono stato”, ha fatto trapelare chi gli è vicino. Un addio lucido, maturo e carico di emozione, che lascia il basket italiano e la Nazionale senza uno dei suoi simboli più veri.
Polonara era tornato a Sassari nell’estate 2025, proprio dove aveva già vissuto una delle pagine più belle della sua carriera vincendo la FIBA Europe Cup. La diagnosi di leucemia mieloide, arrivata nel giugno 2025 mentre era alla Virtus Bologna campione d’Italia, aveva sconvolto il mondo della pallacanestro. Coma, trapianto di midollo, intervento al cuore, mesi di cure tra Bologna e Valencia: un calvario che pochi avrebbero superato con la sua stessa dignità.
Il percorso di un combattente
Cresciuto tra Teramo, Varese e Reggio Emilia, Polonara è esploso come uno dei talenti più interessanti del panorama italiano. Poi l’Europa: Baskonia, Fenerbahçe, Anadolu Efes, Zalgiris Kaunas e infine Virtus Bologna, dove ha contribuito in modo decisivo allo scudetto 2025. In Nazionale è stato sempre presente nei momenti importanti, portando energia, difesa e leadership silenziosa.
Prima della leucemia aveva già sconfitto un tumore ai testicoli nel 2023, tornando in campo dopo pochissimi mesi. Quella volta sembrava aver archiviato il capitolo malattie. La nuova sfida, molto più dura, lo ha messo di fronte a limiti che nemmeno la sua mentalità da guerriero poteva superare del tutto.
Il ritorno sul parquet di PalaSerradimigni a fine marzo 2026 aveva fatto esplodere di gioia i tifosi. Quei primi tiri, quei video sui social in cui sembrava di rivedere il “Pupazzo” di sempre, avevano acceso speranze enormi. Per un momento si è sognato un rientro in campionato, magari per aiutare Sassari nella lotta per non retrocedere. Invece il corpo ha detto basta.
Cosa significa questo addio
Il ritiro di Polonara non è solo la fine di una carriera tecnica. È la chiusura di un capitolo simbolico per il basket italiano. In un’epoca di stranieri dominanti e di fisicità sempre più estrema, lui rappresentava quel giocatore italiano tutto cuore, intelligenza tattica e attaccamento alla maglia. Un 4-5 atletico ma con cervello, capace di stare in EuroLeague e di essere leader nello spogliatoio.
La sua vicenda ha commosso anche chi non segue abitualmente la pallacanestro. La Nazionale lo ha nominato capitano simbolico durante le finestre di qualificazione, Marco Spissu ha scelto di indossare il suo numero 33 a EuroBasket 2025. Segni di rispetto per un ragazzo che ha sempre messo la squadra davanti a tutto.
Le reazioni del mondo del basket
Sui social la commozione è unanime. Tifosi della Virtus, di Sassari, dell’Olimpia, di tutte le squadre in cui ha giocato e anche di chi lo ha solo ammirato in azzurro: “Grazie Achille”, “Sei un esempio”, “Il basket italiano ti deve tanto”. Molti sottolineano la dignità con cui ha affrontato tutto, senza mai cercare pietismo ma trasmettendo solo forza positiva.
Gli addetti ai lavori parlano di un giocatore che lascia un vuoto difficile da colmare in termini di spogliatoio. Coach che lo hanno allenato lo ricordano come un professionista esemplare, uno di quelli che non mollano mai. La stessa EuroLeague lo ha definito un “guerriero” ispirazionale.
Un’eredità che resta
Achille Polonara esce di scena a 34 anni, con un palmarès rispettabile e una storia umana che vale più di tanti trofei. Ha vinto in Spagna, Turchia, Lituania e Italia. Ha giocato 146 partite di EuroLeague. Soprattutto, ha insegnato che il basket è solo una parte della vita e che la vera vittoria sta nel rialzarsi quando tutto sembra perduto.
Il suo futuro resta legato al basket, probabilmente. Magari da dirigente, da coach delle giovanili o da ambasciatore della lotta contro i tumori. Ma per ora c’è solo da salutare un ragazzo che ha dato tutto per questa pallacanestro, vincendo battaglie molto più dure di qualsiasi finale.
Grazie, Achille. Il parquet italiano non sarà più lo stesso senza di te. E il tuo numero 33 continuerà a essere simbolo di resilienza per tanti giovani che sognano di indossare la maglia azzurra.