Sigaretta più cara: il nuovo rincaro che fa arrabbiare i fumatori italiani

Sigaretta più cara

ROMA – Da qualche giorno entrare in tabaccheria è diventato un piccolo colpo al portafoglio. Il pacchetto di sigarette costa di più, con aumenti che per molte marche oscillano tra i 20 e i 50 centesimi, e in tanti casi intorno ai 30 centesimi. Non è un ritocco qualsiasi: è l’ennesimo effetto degli scatti delle accise previsti dalla manovra, che dal 15 aprile stanno cambiando i listini in tutta Italia. E mentre il governo incassa per far quadrare i conti, i fumatori si sentono presi di mira in un momento in cui tutto il resto – bollette, spesa, benzina – già pesa.

L’aumento sigarette non arriva a sorpresa. La Legge di Bilancio 2026 ha alzato progressivamente le accise sui tabacchi lavorati, con l’obiettivo di portare maggiori entrate fino al 2028. Ma a sentirli parlare fuori dai bar o nelle code alle tabaccherie, il sentimento è un altro: basta, non ce la facciamo più. Un pacchetto che fino a poco fa si prendeva con 5-6 euro ora sfiora o supera i 6,50-6,80 euro per i marchi più diffusi come Marlboro, Camel o West. Piccole cifre, si dirà. Ma sommate giorno dopo giorno, mese dopo mese, diventano un buco in più nel bilancio familiare.

Molti fumatori abituali raccontano di aver già iniziato a cambiare abitudini. C’è chi ha ridotto il numero di sigarette al giorno, passando da un pacchetto intero a mezzo, chi cerca marche più economiche sperando che l’aumento prezzi sigarette le risparmi almeno un po’, e chi sta seriamente pensando di passare al tabacco trinciato o alle elettroniche, anche se pure lì i rincari si fanno sentire. “Prima facevo due pacchetti alla settimana, ora cerco di starne sotto uno – dice un operaio romano di 45 anni – ma alla fine è solo una questione di tempo: o smetto o trovo un altro modo”.

L’effetto psicologico è forte. La sigaretta non è solo nicotina: per tanti rappresenta una pausa, uno sfogo, un rito quotidiano in vite sempre più stressate. Quando il prezzo sale, quel rito diventa un lusso che si concede con un senso di colpa in più. E in un Paese dove il costo della vita continua a mordere, questo rincaro viene vissuto come l’ennesima stangata silenziosa su chi cerca un piccolo vizio per tirare avanti. Non è più solo una questione di salute pubblica: diventa simbolo di un malessere economico diffuso, dove anche il fumo costa come un bene di prima necessità.

Sui social le reazioni si sprecano tra ironia nera e rabbia vera. “Grazie per il contributo alla salute, ora però abbassate le bollette”, “Tra poco le sigarette costeranno come un aperitivo”, “Io ho smesso: mi ha convinto lo Stato, non il medico”. Molti lamentano che mentre si alzano le tasse sul tabacco, il contrabbando e il mercato nero restano un problema enorme, con perdite stimate per lo Stato di centinaia di milioni. Altri si chiedono se questi soldi finiranno davvero in prevenzione e cura delle malattie legate al fumo o se serviranno solo a tappare buchi di bilancio.

Intanto le tabaccherie registrano il malumore dei clienti. Alcuni esercenti riferiscono di un calo delle vendite già percepibile, soprattutto sui pacchetti premium. Altri notano clienti che comprano una sigaretta alla volta, quasi per razionarla. Un’abitudine che una volta era da studenti o disoccupati, ora si allarga a chi ha un lavoro fisso ma sente il fiato sul collo delle spese.

L’Italia resta uno dei Paesi europei con una forte cultura del fumo, nonostante le campagne e le restrizioni. Ma questi rincari sigarette continui rischiano di accelerare un cambiamento silenzioso: non una smettitura di massa improvvisa, ma un lento ridimensionamento del consumo, alternato a rabbia e senso di ingiustizia. Perché quando lo Stato decide di far pagare di più un vizio, lo fa sapendo che colpirà soprattutto chi è già in difficoltà, più che i grandi consumatori occasionali.Alla fine, ogni mattina, quel gesto di accendere la prima sigaretta della giornata sa un po’ più amaro. Non solo per il sapore del tabacco, ma per il pensiero che costa sempre di più e che, probabilmente, non finirà qui. Tra inflazione, accise e vita quotidiana sempre più cara, il fumo diventa l’ennesimo termometro di un’Italia che stringe la cinghia. E molti, semplicemente, si sentono strozzati.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

Read More →