Addio a Marisona, l’anima della libreria che ha fatto grande L’Arena di Verona

Verona ha perso un pezzo della sua memoria letteraria. Marisa Benini, per tutti semplicemente Marisona, se n’è andata lasciando dietro di sé un vuoto silenzioso ma profondo, quello che solo certi luoghi e certe persone sanno creare nel tessuto culturale di una città.
Con il cugino Bruno Ghelfi ha guidato per decenni la Libreria Catullo di via Roma, un indirizzo che per generazioni di veronesi e di intellettuali italiani è stato molto più di un semplice negozio di libri. Era un salotto, un crocevia, un luogo dove la cultura respirava senza formalismi. Tra quegli scaffali sono passati i più grandi scrittori del Novecento e del nuovo millennio, attirati non solo dalla selezione attenta ma soprattutto dalla presenza carismatica di questa donna dal fisico imponente e dal cuore grande, soprannominata affettuosamente Marisona.
Chi l’ha conosciuta racconta di una libraia che non si limitava a vendere volumi. Marisona li viveva, li consigliava con passione viscerale, trasformava ogni presentazione in un evento che restava impresso nella memoria. La sua libreria era un punto di riferimento dove si incrociavano voci diverse: poeti, romanzieri, giornalisti, curiosi, studenti. Un microcosmo che L’Arena ha raccontato più volte, perché la Catullo rappresentava l’anima colta e viva di Verona, quella che non si accontenta delle bellezze turistiche ma cerca il dialogo profondo con le idee.
Oggi, mentre la città continua il suo ritmo tra Arena, Adige e piazze affollate, quel pezzo di storia si chiude definitivamente. E con esso si chiude anche un modello di libreria indipendente che resisteva al tempo, alle grandi catene e al cambiamento delle abitudini di lettura. Marisona incarnava quell’Italia colta di provincia che non si sentiva mai provinciale: orgogliosa, accogliente, capace di ospitare grandi nomi senza mai perdere il calore familiare.
Il suo addio arriva in un momento in cui le librerie indipendenti faticano a sopravvivere in tutta Italia. Luoghi che non sono soltanto esercizi commerciali ma veri e propri presidi culturali, spazi di resistenza contro l’appiattimento digitale. Quando un posto come la Catullo perde la sua figura storica, non si perde solo una persona: si indebolisce un ecosistema fatto di incontri casuali, di consigli sussurrati, di libri passati di mano in mano con quella complicità unica che solo chi ama la carta stampata può capire.
L’Arena, giornale che ha accompagnato la vita culturale veronese per oltre centocinquant’anni, ha seguito con attenzione il percorso di Marisona e della sua libreria. Perché raccontare la Catullo significava raccontare una Verona che pensa, che legge, che discute. Una città che non si riduce a Romeo e Giulietta ma che ha prodotto e ospitato intelligenze vive, capaci di dialogare con il resto d’Italia.
Marisona se ne va in un’epoca in cui i libri rischiano di diventare oggetti di nicchia e le librerie luoghi sempre più rari. Eppure il suo lascito resta potente proprio per questo. Dimostra che una singola donna, con passione e dedizione, può diventare il centro di gravità di un’intera comunità intellettuale. I grandi scrittori che varcavano quella soglia non trovavano solo volumi ordinati sugli scaffali: trovavano una persona che capiva il valore di ciò che stava vendendo, che sapeva creare quel clima magico in cui un libro smette di essere merce e diventa conversazione, emozione, eredità.
Verona, città di pietra e di storie millenarie, perde oggi una delle sue narratrici silenziose. Quelle che non scrivono libri ma li fanno circolare, li difendono, li rendono vivi. Nel silenzio degli scaffali che hanno visto passare tanti volti illustri, resta l’eco di voci, di risate, di discussioni accese che hanno arricchito la vita culturale della città.
E forse, proprio in questi tempi veloci e distratti, il ricordo di Marisona e della sua libreria ci obbliga a una riflessione più ampia. Quanto vale, oggi, un luogo dove la cultura si fa comunità? Quanto vale una libraia che conosce i suoi clienti per nome e sa quale libro può cambiare la loro giornata?
La risposta è nei libri che ancora girano per Verona, nelle dediche sbiadite, nelle memorie di chi ha avuto la fortuna di entrare in via Roma e di sentirsi, per un momento, parte di qualcosa di più grande. Marisona non c’è più, ma la sua eredità continua a vivere tra quelle pagine che ha contribuito a far amare.