Massimo Cacciari sbotta contro Lilli Gruber: “Ce la prendiamo con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio”

In uno studio che ha visto scintille, Massimo Cacciari ha pronunciato una frase destinata a infiammare il dibattito politico italiano. Ospite di Otto e Mezzo su La7, il filosofo veneziano ha interrotto il flusso della conduttrice Lilli Gruber per lanciare un affondo che spiazza molti: “Ce la prendiamo sempre con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio di lei”.
Il momento è arrivato durante una discussione sul ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea nello scenario internazionale, tra tensioni in Medio Oriente, posizioni su Israele e Gaza, e le dinamiche complesse con l’amministrazione Trump. Cacciari, da sempre voce fuori dal coro nel panorama intellettuale italiano, ha scelto di spostare il focus dalle polemiche domestiche contro il governo Meloni a una critica più ampia e severa verso Bruxelles.
La dichiarazione arriva in un contesto di crescente frustrazione verso le istituzioni europee. Mentre in Italia si continua a dibattere sulle scelte della premier, il filosofo ha invitato a guardare con lucidità alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, accusata implicitamente di inerzia, mancanza di visione strategica e di un approccio che, secondo Cacciari, si rivela più problematico di quanto si voglia ammettere a livello nazionale.
Questa uscita non è casuale. Cacciari ha spesso mostrato una capacità unica di smontare narrazioni consolidate, soprattutto quelle che riducono ogni problema italiano a responsabilità del centrodestra. La sua analisi sembra toccare un nervo scoperto: la tendenza di certa sinistra e di parte del mainstream mediatico a concentrare il fuoco su Giorgia Meloni, quasi dimenticando le responsabilità collettive dell’Europa su dossier cruciali come la politica estera, la gestione delle crisi migratorie o le scelte economiche.
Il peso di una frase nel dibattito italiano
Il confronto con Lilli Gruber ha reso ancora più evidente la tensione. Gruber, abituata a condurre un programma che spesso mette sotto accusa le politiche del governo italiano, si è trovata di fronte a un interlocutore che ha ribaltato la prospettiva. Non si tratta di un endorsement a Meloni – Cacciari non ha mai nascosto le sue distanze da certi aspetti della destra – ma di un richiamo alla coerenza intellettuale: criticare l’Italia senza guardare ai limiti strutturali dell’Unione Europea rischia di diventare un esercizio sterile.
La frase ha subito fatto il giro dei social e dei siti di informazione. Da una parte, voci critiche verso l’UE hanno accolto con favore questa “sveglia” di Cacciari, vedendoci un riconoscimento dell’inadeguatezza europea su temi come la difesa comune o la politica energetica. Dall’altra, sostenitori di una linea più filoeuropeista hanno accusato il filosofo di relativizzare le responsabilità del governo Meloni, minimizzando le divergenze su valori democratici e alleanze internazionali.
Questo scontro riflette una polarizzazione profonda nel discorso pubblico italiano. Da un lato chi vede nell’Europa di von der Leyen il baluardo di una visione progressista e multilaterale, dall’altro chi, come Cacciari, denuncia una burocrazia distante, lenta nelle risposte alle crisi e troppo incline a diktat ideologici che poco tengono conto delle specificità nazionali.
Il filosofo ha toccato un punto sensibile: Meloni, pur con tutte le sue contraddizioni, rappresenta un esecutivo eletto dal popolo italiano, mentre le scelte della Commissione europea spesso appaiono imposte dall’alto, frutto di equilibri lontani dai cittadini. Von der Leyen, rieletta grazie a un ampio sostegno che ha incluso anche forze moderate e di centrodestra, incarna per molti quella “Europa a due velocità” che fatica a imporsi come attore geopolitico autonomo.
Perché questa critica arriva ora
Il timing non è irrilevante. Con le tensioni globali in aumento – dal Medio Oriente all’instabilità legata alle politiche americane – emerge con forza la domanda sul ruolo reale dell’Unione. L’Italia, sotto Meloni, ha cercato di ritagliarsi uno spazio tra atlantismo e interessi nazionali. Ma secondo Cacciari, puntare il dito solo contro Roma significa ignorare il vuoto di leadership a Bruxelles.
La reazione del pubblico è stata immediata e divisa. Sui social tanti commentano apprezzando l’onestà intellettuale di Cacciari, un intellettuale di sinistra che non esita a criticare anche il proprio campo quando serve. Altri lo accusano di ambiguità, sostenendo che paragonare Meloni all’Europa rappresenti un pericoloso cedimento.
In realtà, la provocazione di Cacciari invita a un dibattito più maturo. L’Italia è chiamata a confrontarsi con un’Europa che, pur tra mille proclami, mostra limiti evidenti nella gestione delle crisi. Von der Leyen ha incarnato una linea di continuità su green deal, transizione digitale e sostegno all’Ucraina, ma proprio su questi terreni emergono crepe: ritardi, costi sociali elevati e una percezione di distanza dai problemi quotidiani dei cittadini.
Cacciari, con la sua autorevolezza filosofica, costringe il discorso pubblico a uscire dai binari consueti del tifo politico. Non si tratta di assolvere Meloni, ma di non usarla come comodo capro espiatorio per nascondere le debolezze sistemiche dell’Unione.
Resta aperta una domanda che aleggia nel dibattito italiano di questi giorni: è più grave una politica nazionale discutibile o un’architettura europea che fatica a tradurre i suoi ideali in azioni efficaci? La frase di Cacciari non chiude il discorso, ma lo riapre con forza, invitando tutti – giornalisti, politici e cittadini – a un esame di coscienza meno ideologico e più concreto.
In un’Italia polarizzata, dove ogni talk show rischia di diventare trincea, la voce di Massimo Cacciari ricorda che il pensiero critico non può fermarsi alle frontiere nazionali. L’Europa di von der Leyen sarà davvero “infinitamente peggio”? Il dibattito è appena cominciato.