Paola Cortellesi e il monologo che ha commosso l’Italia: ottant’anni dopo, il voto delle donne è ancora una promessa da mantenere

Roma, Piazza del Quirinale, 2 giugno 2026. Mentre l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica, Paola Cortellesi sale sul palco e consegna un monologo intenso, poetico e tagliente che ha toccato corde profonde nel pubblico presente e in milioni di telespettatori collegati con Rai. Non è solo un omaggio alla storia: è un richiamo vivo al cammino incompiuto delle donne italiane, dalla Resistenza fino alle battaglie di oggi.
Con la voce ferma e quell’empatia che l’ha resa una delle artiste più amate del Paese, Cortellesi ha ripercorso i momenti fondativi del 1946, quando per la prima volta le donne furono chiamate alle urne. “Stringiamo le schede come biglietti d’amore”, ha detto, evocando l’emozione di milioni di cittadine che, dopo anni di dittatura e guerra, potevano finalmente esprimere una volontà politica propria. Non più solo madri o mogli, ma persone titolari di diritti.
Il monologo ha reso omaggio alle partigiane come Irma Bandiera, torturata e fucilata, e alle Costituenti come Tina Anselmi, Nilde Iotti e Teresa Mattei. Figure che hanno contribuito a scrivere la Carta costituzionale e a dare sostanza alla Repubblica nata dalla lotta antifascista. Cortellesi ha ricordato anche la propaganda del regime fascista, che vedeva nel lavoro femminile una minaccia: “La mascolinizzazione della donna e l’aumento della disoccupazione maschile”. Parole lette con ironia amara, per sottolineare quanto certi pregiudizi siano duri a morire.
Chi conosce Paola Cortellesi non si sorprende di questa intensità. Tre anni fa, con il suo esordio alla regia “C’è ancora domani”, l’attrice e regista romana ha raccontato la storia di Delia, una donna dell’immediato dopoguerra intrappolata in una relazione tossica e in un contesto patriarcale. Il film, girato in bianco e nero, ha conquistato il botteghino italiano superando record storici, ha commosso intere generazioni e ha acceso un dibattito nazionale sul ruolo delle donne, ieri e oggi. Quel successo non è stato solo cinematografico: è diventato culturale.
Ora, sul palco del Quirinale, Cortellesi ha collegato idealmente quel racconto alla realtà contemporanea. Ha parlato di promesse fatte alle donne coraggiose e non sempre mantenute, di un cammino verso la parità ancora lungo. In un’intervista recente a Natalia Aspesi per “D di Repubblica”, l’artista aveva già sottolineato come, nonostante i progressi, tante ingiustizie persistano: dal carico di cura familiare al gap salariale, fino alle violenze di genere. Temi che il suo monologo ha reso vivi, concreti, urgenti.
Il pubblico ha reagito con emozione palpabile. Sui social, migliaia di messaggi hanno celebrato la capacità di Cortellesi di unire arte e impegno civile senza retorica. Molte donne si sono riconosciute nelle parole dell’attrice, ricordando le proprie nonne e madri che, come le protagoniste del film, hanno lottato in silenzio per conquistare spazi di libertà. Anche gli uomini hanno apprezzato il tono inclusivo: un invito a costruire insieme una società più equa, non un’accusa.
Paola Cortellesi continua così a incarnare una rara figura di artista completa: attrice di grande successo televisivo e teatrale, sceneggiatrice, regista capace di parlare al grande pubblico senza abbassare la qualità. Dopo il trionfo di “C’è ancora domani” – distribuito anche all’estero con ottimi riscontri – l’attesa per il suo prossimo progetto dietro la macchina da presa è altissima. Lei stessa ha lasciato intendere che è vicino, ma non è ancora il momento di parlarne nei dettagli.
Questo 2 giugno ha confermato quanto la sua voce sia diventata autorevole nel discorso pubblico italiano. In un’epoca di divisioni e semplificazioni, Cortellesi sceglie la complessità: mescola ironia e profondità, memoria storica e attualità, emozione e analisi. Il suo monologo non è stato solo un intervento istituzionale, ma un atto di cura verso la Repubblica, ricordandoci che la democrazia va nutrita ogni giorno, soprattutto attraverso lo sguardo delle donne che l’hanno contribuito a fondare.
Mentre i festeggiamenti continuano, le parole di Paola Cortellesi restano nell’aria: un invito a non dare per scontato il diritto al voto, alla voce, al futuro. Perché, come suggerisce il titolo del suo film più famoso, “c’è ancora domani”. E quel domani dipende anche da come onoriamo le battaglie di ieri.