Gabanelli smaschera Meloni sull’evasione fiscale: i 36 miliardi del 2025 non sono merito del governo.

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Milena Gabanelli giornalista inchiesta fiscale

Roma, 17 giugno 2026. Milena Gabanelli ha smontato su Corriere della Sera la narrazione del governo Meloni sui risultati della lotta all’evasione fiscale. Secondo la giornalista, i 36 miliardi di euro recuperati nel 2025 non rappresentano un merito esclusivo dell’esecutivo di centrodestra, ma derivano in larga parte da controlli e norme introdotti dai governi precedenti. La precisazione di Gabanelli, una delle firme più autorevoli del giornalismo d’inchiesta italiano, ha riacceso il dibattito sull’effettiva efficacia delle politiche fiscali dell’attuale maggioranza e sulle modalità con cui vengono comunicati i dati pubblici ai cittadini.

La premier Giorgia Meloni aveva rivendicato il risultato come frutto dell’azione del suo governo, presentandolo come una delle vittorie concrete nella lotta all’evasione. Una comunicazione che, secondo Gabanelli, rischia di fuorviare l’opinione pubblica perché non tiene conto della continuità amministrativa dell’Agenzia delle Entrate e delle misure strutturali varate in passato. La giornalista ha sottolineato come molti recuperi derivino da accertamenti automatici, incroci di banche dati e normative introdotte durante i precedenti esecutivi, in particolare quelli guidati da Mario Draghi e, in parte, da Giuseppe Conte.

Questo intervento arriva in un momento di particolare sensibilità sul tema delle tasse e della pressione fiscale sugli italiani. Con l’economia che mostra segnali di rallentamento e i cittadini alle prese con inflazione e caro-vita, la lotta all’evasione rappresenta uno dei cavalli di battaglia del centrodestra, che promette da anni di ridurre il carico tributario spostando il prelievo dai redditi “onesti” verso chi evade. La precisazione di Gabanelli rischia però di indebolire questa narrazione, fornendo munizioni all’opposizione che da mesi accusa l’esecutivo di propaganda più che di risultati sostanziali.

Milena Gabanelli, nota per la sua capacità di analizzare dati complessi con linguaggio accessibile, ha ricostruito la cronologia degli strumenti che hanno permesso questi recuperi. Tra questi figurano il potenziamento dell’anagrafe tributaria, l’obbligo di fatturazione elettronica esteso progressivamente, gli algoritmi di risk analysis dell’Agenzia delle Entrate e le norme sulla voluntary disclosure e sugli scambi automatici di informazioni internazionali. Molti di questi strumenti sono stati introdotti o rafforzati ben prima dell’insediamento di Meloni a Palazzo Chigi nel 2022.

La giornalista ha inoltre evidenziato come il recupero dell’evasione sia un processo lento e strutturale, che non dipende solo dalla volontà politica di un governo ma dalla continuità dell’amministrazione pubblica. L’Agenzia delle Entrate opera infatti con procedure pluriennali: un accertamento avviato nel 2023 o 2024 può portare a incassi nel 2025, rendendo improprio attribuirne il merito esclusivamente all’esecutivo in carica. Un’analisi che, pur rispettosa delle istituzioni, mette in discussione la comunicazione trionfalistica che spesso accompagna i comunicati di via XX Settembre.

Dal canto suo, il governo ha sempre sostenuto di aver impresso una svolta alla lotta all’evasione, con misure come il contrasto alle frodi carosello, il potenziamento dei controlli sul POS e l’introduzione di nuove tecnologie per il monitoraggio delle transazioni. Fonti della maggioranza sottolineano che nel 2025 si è registrato un aumento significativo delle verifiche e che l’azione di contrasto ha riguardato anche settori prima poco presidiati, come il sommerso nel settore dei servizi e del turismo. Tuttavia, i dati grezzi dell’Agenzia delle Entrate mostrano che il grosso del recupero deriva da meccanismi automatici e da attività avviate in anni precedenti.

L’Italia resta uno dei Paesi europei con il più alto tasso di economia sommersa e di evasione fiscale stimata, nonostante i progressi degli ultimi anni. Secondo le ultime relazioni della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, l’evasione complessiva si aggira ancora intorno ai 100 miliardi di euro annui, con picchi in certi settori come il commercio al dettaglio, l’edilizia e i professionisti. Il recupero di 36 miliardi nel 2025 rappresenta quindi un risultato importante ma parziale, che non risolve il problema strutturale.

Gabanelli ha ricordato come già durante il governo Draghi si fosse assistito a un rafforzamento dei controlli grazie anche alle risorse del Pnrr destinate alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La fatturazione elettronica, ad esempio, ha permesso di incrociare miliardi di dati in tempo reale, riducendo significativamente le frodi Iva. Norme come lo split payment e il reverse charge, introdotte in precedenza, continuano a produrre effetti anche oggi.

L’opposizione ha immediatamente cavalcato l’intervento della giornalista. Dal Pd a M5S, passando per Alleanza Verdi e Sinistra, si è parlato di “propaganda” e di “mistificazione della realtà”. Enrico Letta e Giuseppe Conte hanno sottolineato come il governo Meloni abbia invece condonato o sanato diverse forme di evasione attraverso condoni e rottamazioni, riducendo la percezione di equità fiscale. La sinistra accusa l’esecutivo di colpire i piccoli evasori con strumenti automatici mentre lascerebbe spazi di manovra alle grandi evasioni internazionali.

Il centrodestra replica che la lotta all’evasione non può essere solo repressiva ma deve essere accompagnata da una riduzione della pressione fiscale complessiva. Meloni ha più volte promesso una riforma fiscale che abbassi le aliquote Irpef, finanziata proprio con i recuperi dall’evasione. Tuttavia, i critici come Gabanelli fanno notare che senza una chiara distinzione tra ciò che è eredità del passato e ciò che è innovazione del presente, il rischio è di alimentare sfiducia nei confronti delle istituzioni.

Implicazioni per i cittadini e per la politica fiscale

Per i contribuenti onesti questo dibattito non è accademico. Ogni euro recuperato dall’evasione dovrebbe in teoria tradursi in maggiori risorse per servizi pubblici, riduzione del debito o tagli alle tasse. Quando la comunicazione politica attribuisce meriti non del tutto fondati, si rischia di erodere la già fragile fiducia dei cittadini nel sistema fiscale. In un Paese dove la fedeltà fiscale è spesso percepita come punizione per i più corretti, chiarire l’origine dei recuperi diventa un esercizio di trasparenza necessario.

Milena Gabanelli conclude il suo intervento ricordando che la vera svolta nella lotta all’evasione arriverà solo quando si riuscirà a coniugare efficienza amministrativa, semplificazione normativa e riduzione selettiva della pressione fiscale. Al momento, i dati del 2025 confermano un buon recupero ma non una rivoluzione copernicana rispetto ai governi precedenti.

La vicenda arriva mentre il governo è impegnato su più fronti: dalla manovra di bilancio all’attuazione del Pnrr, passando per le riforme istituzionali. La precisazione di Gabanelli, figura storicamente indipendente e poco incline alle polemiche di parte, assume un peso particolare proprio perché arriva da una voce autorevole del giornalismo economico, nota per aver trattato temi complessi come la sanità e i conti pubblici senza sconti per nessuno.

Per l’opinione pubblica, l’articolo di Corriere della Sera rappresenta un invito a guardare oltre i titoli trionfalistici e a pretendere una comunicazione più rigorosa sui risultati di finanza pubblica. In un anno elettorale non dichiarato ma già denso di posizionamenti, il tema dell’evasione fiscale tornerà certamente centrale, con la maggioranza che punterà sui numeri assoluti e l’opposizione che insisterà sulla necessità di maggiore equità e trasparenza.

La giornalista ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di “smontare” narrazioni ufficiali con dati alla mano, confermando il suo ruolo di punto di riferimento per chi cerca analisi approfondite oltre la propaganda politica. Resta da vedere se il governo fornirà una replica dettagliata o se, come spesso accade, il dibattito si sposterà sulle accuse reciproche senza entrare nel merito delle cifre.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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