Milena Gabanelli scuote il dibattito sull’evasione fiscale: “Ecco perché oggi evadere può convenire”

0
Milena Gabanelli in studio per l’inchiesta Dataroom sull’evasione fiscale

Milena Gabanelli torna a puntare i riflettori sull’evasione fiscale in Italia con un’inchiesta pubblicata su Dataroom, la sua rubrica di data journalism sul Corriere della Sera. In un momento in cui il dibattito pubblico sul fisco e sulla capacità dello Stato di recuperare risorse è sempre acceso, la giornalista analizza i numeri ufficiali del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, mettendo in discussione l’efficacia delle misure introdotte dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo i dati del Mef, l’evasione stimata in Italia oscilla stabilmente intorno ai 100 miliardi di euro all’anno. L’ultimo dato disponibile, relativo al 2023 – primo anno del governo Meloni –, indica 110 miliardi tra Irpef, Ires, Irap, Iva, Imu e contributi Inps. Una cifra che non si riduce in modo significativo da anni, nonostante i recuperi annuali dell’Agenzia delle Entrate. Nel 2025 si è toccato un record di 36 miliardi incassati, un risultato che l’esecutivo ha rivendicato come merito della propria azione di contrasto all’evasione. Gabanelli, però, contestualizza questi numeri: gran parte dei recuperi deriva dall’ordinaria attività di controllo e da norme varate dai governi precedenti, mentre solo una quota limitata – circa 2,9 miliardi – è direttamente riconducibile a misure come la rottamazione introdotta nel 2023.

L’aspetto più critico evidenziato nell’analisi riguarda le nuove regole introdotte dall’attuale maggioranza. Il concordato preventivo biennale, il ridimensionamento del redditometro, l’estensione delle rottamazioni e la riduzione di alcune sanzioni anche in caso di accertamento d’ufficio rischiano, secondo la giornalista, di inviare un segnale ambiguo ai contribuenti. In sostanza, il meccanismo potrebbe far passare il messaggio che tentare di evadere ha un rischio calcolato e limitato: se non si viene scoperti, si paga meno; se si viene individuati, si può comunque accedere a sanatorie o pagare il dovuto senza conseguenze particolarmente pesanti rispetto al vantaggio iniziale.

Questo approccio, osserva Gabanelli, si inserisce in un quadro più ampio. L’evasione in Italia ha radici profonde e strutturali, che coinvolgono diverse categorie di contribuenti, dal sommerso alle dichiarazioni non corrispondenti al reddito effettivo. I controlli automatici, formali e sostanziali seguono tempi lunghi – spesso fino a quattro-cinque anni dall’anno di imposta – e questo intervallo temporale, combinato con le possibilità di definizione agevolata, può ridurre l’effetto dissuasivo delle norme. Il risultato è una lotta all’evasione che appare più come una gestione del contenzioso che come un deterrente preventivo efficace.

Dal punto di vista economico, l’impatto è rilevante per i conti pubblici e per l’equità del sistema fiscale. L’evasione riduce le risorse disponibili per sanità, istruzione, infrastrutture e welfare, scaricando il peso maggiore sui contribuenti che dichiarano regolarmente i propri redditi, soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati. In un Paese con un debito pubblico elevato e necessità di coperture per misure come gli interventi sulle accise o altri sostegni, ogni miliardo non incassato rappresenta una sfida per la sostenibilità delle politiche economiche.

Il governo Meloni ha più volte ribadito l’intenzione di colpire l’evasione “vera” e non presunta, privilegiando un approccio che non penalizzi eccessivamente chi aderisce a strumenti di regolarizzazione. Questa linea è coerente con la filosofia di ridurre la pressione fiscale attraverso semplificazioni e accordi preventivi, nella speranza di far emergere base imponibile sommersa. Tuttavia, l’analisi di Gabanelli solleva il dubbio che, senza un rafforzamento dei controlli incrociati e una maggiore tempestività negli accertamenti, il recupero futuro possa ridursi, soprattutto per le dichiarazioni relative agli anni più recenti.

La discussione si collega al dibattito più generale sulla riforma fiscale avviata nella legislatura. Tra flat tax per autonomi, concordato preventivo e modifiche agli strumenti di accertamento, l’obiettivo dichiarato è quello di favorire la compliance spontanea e ridurre il contenzioso. Ma come spesso accade in questi casi, l’efficacia dipenderà dall’implementazione concreta e dalla capacità dell’Amministrazione finanziaria di adattarsi. Esperti e analisti del settore fiscale seguono con attenzione l’evoluzione dei prossimi dati, in particolare quando gli accertamenti sui redditi 2023 e successivi entreranno nel vivo.

Per i cittadini e le imprese, la questione non è solo tecnica. L’evasione incide sulla percezione di equità del sistema tributario e sulla fiducia nelle istituzioni. Quando i recuperi vengono presentati come successi immediati senza contestualizzarne l’origine, il rischio è di generare confusione. Allo stesso tempo, misure che appaiono troppo indulgenti possono scoraggiare chi rispetta le regole e alimentare il circolo vizioso del “tanto vale provare”.

Milena Gabanelli, con il suo consueto approccio basato sui dati e sui documenti ufficiali, invita a guardare oltre i comunicati e a esaminare i meccanismi reali. La sua inchiesta non si limita a criticare, ma offre elementi per comprendere perché, nonostante gli annunci, l’evasione resta un fenomeno persistente. Nei prossimi mesi, con l’aggiornamento delle stime Mef e i risultati operativi dell’Agenzia delle Entrate, sarà possibile verificare se le nuove norme produrranno un cambiamento strutturale o se il recupero continuerà a dipendere principalmente dall’attività ordinaria.

In un’Italia che deve bilanciare crescita, riduzione del debito e sostegno alle famiglie, il nodo del contrasto all’evasione rimane centrale. La riflessione proposta da Gabanelli contribuisce a un dibattito necessario, che va oltre gli schieramenti politici e tocca direttamente le tasche di tutti i contribuenti.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

Read More →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *