Stefania Sandrelli contro l’INPS: «Mi hanno umiliato come donna e lavoratrice, ho pianto in cucina»

Stefania Sandrelli, una delle icone più amate del cinema italiano, ha deciso di rompere il silenzio su una vicenda che la sta ferendo nel profondo, dopo una carriera straordinaria che ha segnato generazioni di spettatori. L’attrice, alla soglia degli ottant’anni, ha raccontato con emozione e amarezza un ricalcolo previdenziale dell’INPS che le chiede la restituzione di circa 140 mila euro e ha già portato a un taglio di 450 euro mensili sulla sua pensione.
La notizia arriva da una lunga intervista al Fatto Quotidiano, dove Sandrelli descrive il momento in cui ha aperto la lettera dell’istituto come uno shock improvviso. “Mi sono messa a piangere in cucina”, ha confidato, spiegando come si sia sentita colpita non solo economicamente ma soprattutto nella sua dignità di donna e di lavoratrice. Un colpo inaspettato, arrivato dopo anni in cui credeva di aver sistemato definitivamente la propria posizione contributiva.
Il caso nasce da una sentenza della Corte di Cassazione del 2022 riguardante il trattamento previdenziale degli ex iscritti all’Enpals, la cassa degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo. Una decisione che ha ribaltato esiti favorevoli ottenuti in primo e secondo grado, creando un effetto domino su centinaia di persone del mondo dello spettacolo. Stefania Sandrelli si è definita “capopopolo” di circa 200 artisti e maestranze nella stessa situazione, pronta a farsi portavoce di un malessere collettivo.
Per un’attrice che ha interpretato ruoli indimenticabili in capolavori come “Divorzio all’italiana”, “Novecento” di Bertolucci e tante altre pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano, questa battaglia assume un significato che va ben oltre i numeri. “Quale lavoratrice e quale donna, l’INPS mi ha umiliato”, ha dichiarato con voce accorata, sottolineando il senso di ingiustizia per un’aggressione arrivata “come i topi”, senza alcun preavviso.
Nata a Viareggio nel 1946, Sandrelli ha costruito una carriera fatta di impegno costante, passando dalla commedia all’italiana ai film d’autore, sempre con una professionalità e una passione che l’hanno resa un simbolo della cultura nazionale. La sua vita, improntata alla semplicità nonostante il successo, si è scontrata improvvisamente con una burocrazia che, secondo la sua testimonianza, non tiene conto della fragilità di chi ha lavorato nel settore dello spettacolo, spesso caratterizzato da carriere intense ma contributivamente complesse.
La Sandrelli ha raccontato di ricevere continue telefonate da colleghi nella stessa condizione, tutti uniti dalla sensazione di essere stati colpiti in modo ingiusto. “Siamo tutti sulla stessa barca”, ha ripetuto, mostrando una solidarietà che trasforma il suo caso personale in una questione più ampia sui diritti dei lavoratori artistici in Italia.
Questa storia ha riaperto il dibattito sul sistema previdenziale per chi ha dedicato la vita alla cultura e allo spettacolo. Mentre l’INPS applica una pronuncia della Cassazione, il modo in cui vengono gestiti i recuperi ha generato sconcerto e un forte senso di umiliazione tra chi vede decurtato improvvisamente l’assegno mensile dopo decenni di contributi.
Stefania Sandrelli, con la sua franchezza e la sua determinazione, ha portato alla luce un problema che tocca non solo i grandi nomi ma tanti professionisti invisibili del settore. La sua voce, carica di emozione sincera, invita a riflettere sul valore del lavoro artistico e sulla necessità di una tutela più attenta per chi ha contribuito a scrivere pagine importanti della nostra storia culturale.
La vicenda resta aperta, con possibili sviluppi nei prossimi mesi tra ricorsi e attenzione crescente. Un caso che, attraverso le parole di un’icona del cinema, mette al centro la dignità di chi ha dato tanto al pubblico italiano e ora si sente ferito proprio da chi dovrebbe garantire serenità nella fase della pensione. Una battaglia che Stefania Sandrelli affronta con la stessa grinta che ha sempre mostrato sul set, diventando involontariamente simbolo di una lotta più grande.