Dieci anni dopo, il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea torna a interrogare Londra e Bruxelles.

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Keir Starmer durante vertice reset relazioni con Unione Europea

Mentre l’estate 2026 porta con sé bilanci e riflessioni, il voto del 23 giugno 2016 continua a segnare profondamente la politica britannica. Sondaggi recenti mostrano un cambiamento significativo nell’opinione pubblica: una maggioranza di cittadini del Regno Unito guarda oggi con rimpianto a quella scelta che ha ridefinito i rapporti con l’Europa. Secondo rilevazioni come quelle di Pew Research, il 67% dei britannici esprime un’opinione favorevole sull’Unione Europea, un dato in forte crescita rispetto ai tempi del referendum.

Il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea vide prevalere il Leave con il 52% contro il 48% del Remain. David Cameron lo indisse per risolvere le divisioni interne ai Conservatori, ma ne uscì sconfitto e si dimise. Negli anni successivi si susseguirono Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e ora il premier laburista Keir Starmer. La politica britannica non si è più ripresa del tutto da Brexit: governi instabili, crisi economiche ricorrenti e divisioni sociali hanno caratterizzato un decennio turbolento.

Economicamente, le stime indipendenti indicano una perdita di PIL intorno al 4%, con impatti evidenti sul commercio, sulla manifattura e sul settore finanziario. Le nuove barriere doganali e l’uscita dal mercato unico hanno complicato le operazioni di imprese e cittadini. Proprio nelle regioni che avevano sostenuto con forza il Leave, come parti del Nord e del Galles, molti oggi lamentano la mancanza delle opportunità promesse durante la campagna.

Eppure il contesto geopolitico cambiato – dalla guerra in Ucraina alle tensioni globali – ha spinto Londra verso un riavvicinamento pragmatico. Sotto Starmer, nel 2025 si è avviato un “reset” delle relazioni con l’Unione Europea, con accordi su pesca, energia, sicurezza e facilitazioni per i giovani, inclusa una forma di mobilità simile a Erasmus+. Un nuovo vertice è atteso per l’estate 2026 e i negoziati proseguono su temi come gli standard veterinari e il commercio.

Questi passi non configurano un ritorno immediato nell’Unione – Starmer lo ha escluso esplicitamente – ma rappresentano un tentativo concreto di ridurre i costi del divorzio. Sondaggi recenti di YouGov e altri istituti indicano che oltre il 55% dei britannici oggi sarebbe favorevole a un nuovo referendum per rientrare, con percentuali molto più alte tra i giovani e i nuovi elettori.

Da Bruxelles l’atteggiamento resta cauto ma costruttivo. Molti leader europei vedono nel possibile riavvicinamento un’opportunità per rafforzare il blocco in un mondo instabile. Due terzi dei cittadini UE, secondo varie rilevazioni, accoglierebbero positivamente un ritorno del Regno Unito, pur consapevoli che ciò richiederebbe l’accettazione di regole comuni su cui Londra aveva in passato preteso eccezioni.

In Italia e nel resto del continente, il decennale del referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea serve da monito sui costi di un’uscita impulsiva, ma anche sulla capacità dell’UE di resistere e rafforzarsi. Per i cittadini comuni le conseguenze si toccano con mano: voli e viaggi più complicati, burocrazia per chi lavora o studia oltremanica, legami familiari e culturali messi alla prova.

Il futuro resta incerto. Nigel Farage e le forze riformiste mantengono un seguito, ma l’umore pubblico sembra spostarsi verso un’integrazione più stretta. Starmer deve bilanciare le promesse elettorali con le esigenze economiche reali. Un secondo referendum appare ancora lontano, complicato dalle ferite del 2016, eppure la nostalgia cresce: manifestazioni pro-Rejoin si moltiplicano a Londra e studi economici continuano a quantificare i potenziali benefici di un rientro in termini di crescita e occupazione.

Dieci anni dopo quel voto storico, il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea non è solo un capitolo chiuso. È la dimostrazione di come la sovranità nazionale si misuri quotidianamente con l’interdipendenza economica e strategica. Il divorzio ha lasciato cicatrici profonde, ma i segnali di riavvicinamento suggeriscono che la storia tra Londra e Bruxelles potrebbe ancora riservare sorprese.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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