Putin ammette la carenza di carburante in Russia dopo gli attacchi ucraini: file alle pompe e stop alle esportazioni in vista

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Vladimir Putin parla della carenza di diesel e benzina in Russia

Vladimir Putin ha rotto il silenzio e riconosciuto pubblicamente quello che in molte regioni russe è già una realtà quotidiana: la carenza di carburante. Dopo mesi di incursioni ucraine con droni contro raffinerie e infrastrutture energetiche, il presidente russo ha ammesso che «il carburante non è sempre disponibile» e che si formano code ai distributori, pur minimizzando la gravità della situazione.

L’intervento di Putin arriva in un momento di forte pressione sul sistema energetico russo, colpito ripetutamente dalle forze di Kiev. Nelle ultime settimane gli attacchi hanno interessato impianti chiave, dalla raffineria di Mosca a quelle più lontane come Tyumen, riducendo la capacità di raffinazione del Paese. Secondo fonti del settore e analisi internazionali, la produzione è calata in modo significativo, con ripercussioni dirette sull’approvvigionamento interno.

Da mesi l’Ucraina ha intensificato la campagna contro il settore oil&gas russo, colpendo raffinerie, depositi e nodi logistici. Solo a maggio, secondo ricostruzioni, otto delle dieci principali raffinerie sarebbero state prese di mira. Il risultato è una riduzione della capacità di processamento tra il 20 e il 30% in alcuni periodi, con code chilometriche segnalate soprattutto nel sud del Paese e in Crimea.

Putin, intervenendo in una riunione dedicata all’approvvigionamento, ha parlato di una «certa carenza» ma ha sottolineato che non si tratta di una crisi grave. Ha anche ventilato l’ipotesi di fermare temporaneamente le esportazioni di diesel per stabilizzare il mercato interno. Una mossa che richiama misure simili già adottate in passato, come il divieto temporaneo sull’export di jet fuel.

Il Cremlino ha istituito un gruppo di lavoro per garantire le forniture, segno che il problema è stato preso in carico ai massimi livelli. Nel frattempo, in alcune aree si registrano razionamenti e difficoltà per i cittadini, mentre gli analisti osservano con attenzione l’impatto sull’economia di guerra russa.

La Russia è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e ha continuato a esportare greggio e prodotti raffinati nonostante le sanzioni, spesso deviando verso mercati asiatici. Ma gli attacchi ucraini hanno creato un collo di bottiglia: le raffinerie danneggiate riducono la trasformazione del greggio in benzina e diesel utilizzabili sul territorio nazionale. Questo paradosso – esportare greggio mentre all’interno scarseggia il carburante finito – sta mettendo in luce le vulnerabilità del sistema. In Crimea, regione annessa, le autorità locali hanno dovuto introdurre limiti alla vendita, con hotel che in alcuni casi offrono carburante come incentivo turistico. A livello nazionale, le code ai distributori sono diventate immagine ricorrente sui social e nei report dei media russi indipendenti.

L’Europa, e l’Italia in particolare, segue con attenzione l’evoluzione della situazione. Il nostro Paese ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas e dal petrolio russo dopo l’invasione dell’Ucraina, diversificando verso Algeria, Stati Uniti e altri fornitori. Tuttavia, qualsiasi shock sul mercato globale del petrolio può influenzare i prezzi alla pompa. Gli analisti ricordano come i precedenti stop alle esportazioni russe abbiano contribuito a tensioni sui prezzi internazionali. In questo caso, il possibile blocco del diesel potrebbe avere effetti limitati sul breve periodo, ma segnala una maggiore fragilità del fronte energetico di Mosca. Nel frattempo, l’Ucraina continua a rivendicare il diritto di colpire obiettivi militari e logistici, mentre Zelenskyy spinge per negoziati che includano garanzie di sicurezza.

La storia di questa carenza di carburante è anche il racconto di come una guerra iniziata nel 2022 continui a produrre effetti diretti sul territorio russo, arrivando fino alle pompe di benzina. Putin ha promesso che la situazione sarà gestita, ma le ripetute ammissioni e le misure correttive indicano che il costo del conflitto sta diventando sempre più visibile anche all’interno dei confini della Federazione.

Le prossime settimane saranno decisive: se gli attacchi ucraini proseguiranno e la capacità di raffinazione non verrà ripristinata rapidamente, le pressioni interne potrebbero costringere Mosca a scelte più drastiche, dal razionamento generalizzato all’import di carburante da Paesi terzi. Un segnale di come il fronte energetico sia diventato uno dei campi di battaglia decisivi di questo lungo conflitto. Le ripercussioni si estendono ben oltre i confini russi, toccando equilibri geopolitici e mercati che l’Italia osserva con preoccupazione crescente, in un’estate già segnata da tensioni sui prezzi energetici. Il carburante resta così non solo una questione logistica interna a Mosca, ma un elemento che influisce sugli scenari internazionali, dalle forniture globali alle dinamiche del conflitto in corso.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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