Scuola dell’infanzia, caldo estremo mette a dura prova i più piccoli: temperature record nelle aule e primi interventi urgenti

In queste giornate di fine giugno dominate dall’anticiclone africano, le scuole dell’infanzia e i nidi comunali stanno diventando uno dei fronti più delicati dell’emergenza caldo in Italia. Con temperature esterne che sfiorano o superano i 35-40 gradi in diverse aree del Centro-Nord, anche all’interno delle aule i termometri segnano valori che mettono a dura prova bambini, educatori e personale. A Milano si sono registrati picchi fino a 36 gradi nelle strutture 0-6 anni, mentre in Toscana comuni come Prato e Livorno hanno optato per uscite anticipate per tutelare la salute dei più piccoli.
I genitori raccontano di ambienti che diventano afosi già dalle prime ore del pomeriggio, con bambini irrequieti, sudati e meno propensi alle attività ludiche e didattiche abituali. In molti nidi, le merende e i momenti di riposo si trasformano in sfide: l’afa rende difficile persino il sonno pomeridiano, e i piccoli faticano a idratarsi adeguatamente nonostante i richiami costanti degli adulti. «Nelle aule da 25 bambini i ventilatori e i condizionatori portatili faticano a fare la differenza», spiegano diverse educatrici che preferiscono l’anonimato per non appesantire la situazione.
A Milano la protesta dei genitori si è fatta sentire con forza. In alcuni plessi, come all’istituto Pezzi, mamme e papà hanno esposto all’ingresso un lenzuolo con la scritta “Sauna”. Segnalazioni arrivano da quartieri diversi: al Nido Fontanile 2 lungo il Naviglio Martesana si toccano i 32-33 gradi già a metà mattina, mentre in altre strutture i genitori hanno organizzato collette per acquistare apparecchi portatili, anche se l’amministrazione comunale ha limitato l’uso di dispositivi non omologati per ragioni di sicurezza. La Uil Funzione Pubblica ha inviato una richiesta urgente al sindaco Giuseppe Sala e alla vicesindaca Anna Scavuzzo, chiedendo uscite anticipate nelle ore più calde per tutelare bambini e personale.
Situazioni analoghe si registrano in altre città. A Prato il Comune ha deciso la chiusura anticipata delle scuole dell’infanzia comunali tra il 29 e il 30 giugno, con uscita tra le 13 e le 14, e misure simili per i nidi fino ai primi di luglio. A Livorno l’orario è stato ridotto già da giorni, con uscita tra le 12 e le 13.30. A Venezia, Roma, Parma e in varie realtà dell’Emilia-Romagna, sindacati come Uil Scuola e Cgil segnalano condizioni difficili, con richieste di interventi straordinari su ventilazione, ombreggiatura degli spazi esterni e menù adattati. In alcuni casi i bambini vengono spostati temporaneamente in altri plessi più freschi o le attività si concentrano al mattino.
I pediatri ricordano che i bambini sotto i 6 anni sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo: sudano meno degli adulti, regolano meno efficacemente la temperatura corporea e rischiano più facilmente disidratazione, irritabilità o colpi di calore. Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, dove i piccoli trascorrono molte ore, l’assenza di impianti di climatizzazione fissi rende le strutture progettate per altri climi inadeguate alle ondate di calore sempre più frequenti. Molti edifici scolastici, costruiti decenni fa, hanno ampie vetrate e scarsa coibentazione, fattori che amplificano il problema nelle ore centrali della giornata.
Le amministrazioni locali stanno rispondendo con misure tampone: distribuzione di acqua fresca, ventilatori aggiuntivi, riduzione delle attività all’aperto nelle ore più calde e, dove possibile, uscite anticipate. In alcune realtà si privilegiano spazi esterni ombreggiati al mattino e si limitano i giochi più intensi. Tuttavia, genitori e sindacati chiedono soluzioni strutturali: una mappatura delle criticità, piani di emergenza permanenti per l’estate e investimenti su edifici scolastici più resilienti al clima che cambia.
Il contesto meteorologico non aiuta. Le previsioni indicano che l’ondata di calore, alimentata dall’anticiclone, manterrà temperature elevate almeno fino ai primi di luglio, con possibili temporali che porteranno sollievo temporaneo ma non una vera rinfrescata duratura. Luca Lombroso e altri meteorologi hanno sottolineato come questo giugno stia segnando record non solo per le massime diurne ma anche per le minime notturne, che impediscono alle strutture di “scaricare” il calore accumulato.
Per le famiglie è un’estate complicata. Molti genitori devono riorganizzare orari di lavoro e babysitter, mentre chi può opta per il ritiro anticipato dei bambini. Le scuole dell’infanzia, che in molte città chiudono i battenti intorno al 30 giugno, rappresentano l’ultimo scoglio prima delle vacanze. Il personale educativo lavora in condizioni di stress maggiore, garantendo comunque cura e attenzione nonostante il caldo.
Questo episodio richiama l’attenzione su un problema che si ripresenta con frequenza crescente negli ultimi anni. Ondate di calore come quella attuale non sono più eccezioni isolate ma fenomeni che impongono di ripensare gli spazi educativi per i più piccoli. Mentre le autorità monitorano la situazione ora per ora, l’auspicio è che l’emergenza di questi giorni spinga verso interventi più organici per le estati future, a tutela della salute e del benessere di bambini, insegnanti e famiglie.
Nel frattempo, il consiglio per chi ha figli alla scuola dell’infanzia è di seguire attentamente le comunicazioni delle singole strutture, assicurare idratazione costante e segnalare eventuali disagi. L’estate 2026 sta mettendo tutti alla prova, ma sono i più piccoli a pagare il prezzo più alto di un clima che non lascia tregua.