Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con “I convitati di pietra”

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Michele Mari con il trofeo del Premio Strega 2026 tra le mani a Roma

Michele Mari è il vincitore dell’ottantesima edizione del Premio Strega. Con il suo romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, lo scrittore milanese ha conquistato la giuria degli Amici della Domenica con 190 voti, superando Matteo Nucci al secondo posto con 152 preferenze. Una vittoria arrivata ieri sera nella suggestiva cornice di Piazza del Campidoglio a Roma, che ha chiuso un’edizione speciale per l’anniversario del premio più prestigioso della letteratura italiana.

Il trionfo di Mari arriva dopo una campagna che lo ha visto favorito fin dalla prima selezione, quando aveva già dominato con 280 voti. I convitati di pietra si conferma così un’opera capace di parlare a più generazioni, tanto da aver già conquistato anche il Premio Strega Giovani 2026. Un romanzo corale, ironico e al tempo stesso perturbante, che racconta il patto sciagurato siglato da un gruppo di ex compagni di classe del liceo milanese nel 1975: un accordo goliardico destinato a trasformarsi in una competizione feroce, legata alla sopravvivenza e a un montepremi accumulato nel tempo.

A settant’anni, Michele Mari raccoglie un riconoscimento che molti attendevano da tempo. Nato a Milano nel 1955, filologo, traduttore e professore di Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano, Mari è una delle voci più originali e raffinate della nostra narrativa contemporanea. La sua opera, che spazia dal fantastico al memoir, dal saggio al romanzo storico, ha sempre saputo mescolare erudizione e ironia, gioco letterario e profondità umana. Libri come Leggenda privata, Le maestose rovine di Sferopoli o Locus desperatus hanno costruito nel tempo un pubblico fedele, capace di riconoscere in lui uno scrittore che non scende mai a compromessi con la facilità.

I convitati di pietra rappresenta in molti sensi un punto di arrivo e, al tempo stesso, un nuovo inizio. Attraverso la storia di questi “convitati” legati da un patto che mescola amicizia, invidia, denaro e morte, Mari esplora le pulsioni più oscure che si nascondono dietro le relazioni umane. Il romanzo è commosso e giocoso, come hanno sottolineato i giurati, capace di far ridere e di porre domande scomode sulla natura dell’amicizia, sul passare del tempo e sulla consapevolezza della fine. Un meccanismo narrativo che ricorda certe atmosfere di amicizie letterarie eterne, ma calato in un’Italia degli anni Settanta che si trasforma sotto gli occhi del lettore.

La vittoria di Mari non è soltanto un successo personale. Arriva in un momento in cui il Premio Strega celebra ottant’anni di storia, confermando la sua capacità di intercettare il presente della letteratura italiana. Dopo le polemiche che avevano accompagnato la sua candidatura – voci su possibili esclusioni legate a presunti episodi privati, prontamente smentite dal regolamento della Fondazione Bellonci che tutela la competizione tra opere e non tra autori – il voto finale ha riportato l’attenzione dove deve stare: sulla pagina. La giuria ha scelto un libro che, pur nella sua complessità, parla di temi universali con una lingua elegante e tagliente.

Matteo Nucci, con Platone – Una storia d’amore, si è fermato a un passo dal traguardo, confermando la qualità della sestina finale di questa edizione. Gli altri finalisti hanno arricchito un dibattito che, nelle ultime settimane, ha tenuto alta l’attenzione sul mondo dei libri. Ma è stato Mari a prevalere, raccogliendo consensi trasversali tra critici, lettori e addetti ai lavori. La sua vittoria premia una carriera costruita con coerenza, lontano dai riflettori facili, ma capace di lasciare un segno profondo.

Per i lettori più giovani, che lo hanno già incoronato con lo Strega Giovani, I convitati di pietra rappresenta un ponte tra generazioni. Il romanzo non indulge in facili nostalgie degli anni Settanta, ma li usa come sfondo per interrogarsi su cosa resta delle promesse dell’adolescenza una volta entrati nell’età adulta. Il patto tra i compagni di classe diventa metafora di ogni legame che il tempo mette alla prova: quanto siamo disposti a sacrificare per mantenere vive le illusioni della giovinezza? Quanto l’amicizia resiste alla competizione, al denaro, alla morte?

Michele Mari ha accolto la vittoria con il suo stile inconfondibile: ironico, un po’ distaccato, profondamente grato. «Al netto del fatto che io non so ridere, quindi non lo farò perché verrebbe fuori solo un ghigno horribilis, voglio ringraziare prima di tutto i lettori», ha detto, sintetizzando in poche parole quell’atteggiamento che ha sempre caratterizzato la sua presenza pubblica. Uno scrittore che preferisce lasciare parlare i libri, ma che sa bene quanto un premio come lo Strega possa amplificare la voce di un autore.

L’edizione numero ottanta del Premio Strega si chiude così con un vincitore che rappresenta l’eccellenza della tradizione letteraria italiana contemporanea, capace di innovare senza tradire la profondità della nostra lingua. I convitati di pietra entra di diritto nella storia del premio, accanto a capolavori che hanno segnato epoche diverse. Per Einaudi è un nuovo trionfo, dopo tanti successi recenti, a conferma della vitalità di una casa editrice che continua a scommettere su autori di qualità.

Nei prossimi mesi il libro di Mari troverà certamente un pubblico ancora più ampio. I premi letterari, in Italia, hanno questo potere: trasformano opere esigenti in casi editoriali, portando lettori nuovi verso autori che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati a una nicchia. E Mari, con la sua prosa elegante e il suo sguardo acuto sull’umano, ha tutte le carte per conquistare anche chi finora lo conosceva poco.

La serata di Piazza del Campidoglio ha celebrato non solo un vincitore, ma l’intera filiera del libro italiano: editori, librai, critici, lettori. In un’epoca dominata da altri linguaggi, lo Strega ricorda che la letteratura resta uno spazio irrinunciabile di riflessione collettiva. Michele Mari, con I convitati di pietra, ha offerto a questo spazio un romanzo all’altezza della sua storia. Un libro che, come i migliori Strega, continuerà a essere letto, discusso e ricordato anche quando i riflettori si saranno spenti.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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