Hanspeter Sinner, l’umiltà della famiglia che ha detto no al Royal Box di Wimbledon

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Hanspeter Sinner e Laila Hasanovic seguono Jannik Sinner a Wimbledon

Mentre Jannik Sinner si prepara ad affrontare Alexander Zverev nella finale di Wimbledon 2026 per difendere il titolo conquistato l’anno scorso, l’attenzione del pubblico italiano si è concentrata non solo sul numero uno del mondo, ma anche su un dettaglio apparentemente marginale che però racconta molto di più. Suo padre Hanspeter, insieme alla moglie Siglinde, ha rifiutato l’invito a sedersi nel prestigioso Royal Box del Centre Court. Una scelta che ha colpito i tifosi e i media, diventando uno degli argomenti più discussi in queste ore sui social e nei talk sportivi.

Hanspeter Sinner non è un personaggio abituato ai riflettori. Nato e cresciuto nelle valli altoatesine, ha lavorato per anni in un rifugio sciistico insieme alla moglie Siglinde, tra le montagne di Innichen, dove Jannik è venuto al mondo nel 2001. La famiglia Sinner ha sempre incarnato valori di semplicità e concretezza, lontani dal glamour del tennis professionistico. Proprio per questo, quando l’organizzazione di Wimbledon ha esteso l’invito per assistere da una posizione d’eccezione alla partita del figlio, la risposta è stata un garbato ma fermo no. Jannik stesso lo ha confermato in conferenza stampa, con quel sorriso consapevole di chi conosce bene i suoi genitori: «Li ho chiesti, ma era impossibile. Conosco mia madre, non vuole stare davanti alle telecamere, e lo stesso vale per mio padre».

Questa discrezione non è nuova. Hanspeter e Siglinde hanno seguito la carriera del figlio con un sostegno silenzioso ma costante, senza mai cercare visibilità. Hanno assistito a trionfi importanti – dagli Australian Open alle ATP Finals di Torino – ma sempre mantenendo un profilo basso. Durante la finale di Wimbledon dell’anno precedente, la loro presenza in tribuna era stata notata proprio per la compostezza e l’emozione contenuta, tipica di chi ha cresciuto un campione insegnandogli prima di tutto l’umiltà. Oggi, con Jannik pronto a giocarsi il bis sul prato londinese contro Zverev, il rifiuto del Royal Box ha riacceso i riflettori sulla famiglia intera, inclusa la fidanzata Laila Hasanovic, che invece è stata vista seguire gli incontri con partecipazione discreta.

Il contesto rende questa scelta ancora più significativa. Wimbledon non è solo un torneo: è un’istituzione britannica dove il Royal Box accoglie reali, celebrità e famiglie dei giocatori. Vedere Iga Swiatek con i suoi parenti o altri campioni accompagnati dai propri cari in quella tribuna d’onore è quasi la norma. I genitori di Sinner, invece, hanno preferito rimanere lontani dai flash e dalle attenzioni eccessive. Hanspeter, in particolare, ha sempre parlato del tennis del figlio con orgoglio misurato. In passato ha raccontato come la famiglia abbia sacrificato molto per permettere a Jannik di inseguire il sogno, tra viaggi e rinunce, ma senza mai trasformare quel supporto in uno show mediatico.

Questa attitudine ha profonde radici nella cultura altoatesina e nella storia personale dei Sinner. La famiglia proveniva da un ambiente dove il lavoro duro e la riservatezza erano la regola. Jannik ha spesso ricordato come i genitori lo abbiano lasciato libero di scegliere, supportandolo senza pressioni eccessive. Anche il fratello Marc, meno esposto mediaticamente, fa parte di questo nucleo unito che privilegia la sostanza alla forma. Non è un caso che Jannik, nonostante la pressione di essere numero uno del ranking ATP, mantenga un equilibrio mentale invidiabile, capace di dominare semifinali come quella contro Novak Djokovic con una maturità impressionante.

I social italiani hanno reagito con un misto di ammirazione e affetto. Molti tifosi hanno lodato “l’umiltà della famiglia Sinner”, contrapponendola al mondo spesso eccessivo del grande sport. Commenti come “Ecco perché Jannik è così: valori veri” o “Hanspeter e Siglinde insegnano una lezione a tutti” si sono moltiplicati su Instagram e X. C’è chi ha visto in questa scelta un parallelismo con la carriera di Jannik: un campione che sul campo è implacabile ma fuori resta autentico, lontano dalle pose da divo. Laila Hasanovic, la giovane modella danese che condivide la vita con il tennista, sembra integrarsi perfettamente in questo clima: presente ma mai invadente, con apparizioni misurate che rispettano lo stile della famiglia.

Naturalmente, il momento è denso di emozioni. Con la finale di domenica alle porte, Hanspeter e Siglinde saranno probabilmente tra il pubblico, ma non sotto i riflettori del Royal Box. La loro presenza, discreta come sempre, rappresenterà comunque il vero motore di Jannik. Il ragazzo che da piccolo sciava e giocava a calcio prima di scoprire il tennis grazie a un nonno, ha costruito il suo successo su basi solide. E proprio in questi giorni, mentre l’Italia tifa per il bis a Wimbledon, emerge con forza il valore di un padre come Hanspeter: non un genitore-manager, ma un uomo che ha insegnato al figlio che la vera vittoria sta nell’essere sé stessi, anche quando il mondo intero ti guarda.

Il tennis di oggi premia i talenti precoci e le storie mediatiche, ma casi come quello della famiglia Sinner ricordano che dietro i trofei ci sono spesso scelte di vita radicate nella normalità. Hanspeter Sinner incarna questa normalità elevata a principio. Il suo rifiuto del Royal Box non è un capriccio, ma la conferma di un’identità forte, che ha permesso a Jannik di diventare campione senza perdere le origini. Mentre il Centre Court si prepara a incoronare (o riconfermare) il suo re, l’attenzione per il padre altoatesino ci ricorda che il vero successo è anche sapersi proteggere dal rumore di fondo.

In un’epoca di esposizione continua, la famiglia Sinner sceglie il silenzio eloquente. E l’Italia, che segue Jannik con passione crescente, apprezza proprio questo: un campione con radici profonde, sostenuto da genitori che, pur potendo stare sotto i riflettori, preferiscono restare nell’ombra per lasciar brillare il figlio. Domenica, qualunque sia l’esito della finale contro Zverev, Hanspeter sarà lì, con il suo orgoglio discreto, pronto a festeggiare o a consolare come ha sempre fatto. Perché per lui, come per tutta la famiglia, il tennis è importante, ma la vita vera viene prima.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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