Mario Roggero, la Cassazione decide sul caso: il nodo della legittima difesa torna al centro del dibattito.

La Corte di Cassazione è chiamata a pronunciarsi sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in appello a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario e tentato omicidio. L’udienza, fissata per il 15 luglio, rappresenta un passaggio cruciale non solo per l’imputato, ma per l’intero sistema della legittima difesa in Italia. Dopo la sparatoria del 28 aprile 2021, in cui Roggero uccise due rapinatori e ferì un terzo durante un assalto alla sua gioielleria, il procedimento ha attraversato vari gradi di giudizio, riaccendendo ogni volta il dibattito su come il nostro ordinamento debba bilanciare il diritto di difendersi e i limiti dell’uso della forza.
Mario Roggero, oggi 72 anni, si è sempre difeso sostenendo di aver agito per proteggere sé stesso, la moglie e la figlia presenti in negozio. La rapina era stata violenta: i malviventi avevano fatto irruzione armati di pistola (seppur risultata poi giocattolo) e avevano minacciato i presenti. Roggero, che aveva una pistola regolarmente detenuta, aveva sparato diversi colpi. La Corte d’Assise d’Appello di Torino, nel dicembre 2025, aveva ridotto la pena rispetto ai 17 anni del primo grado, escludendo l’aggravante della premeditazione ma confermando la condanna per omicidio volontario. Secondo i giudici di secondo grado, non sussisteva la legittima difesa domiciliare nella forma prevista dalla riforma del 2019.
La difesa di Roggero ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo un chiarimento interpretativo proprio su quell’articolo 52 del codice penale modificato nel 2019. La norma, voluta dal governo Conte I, ha ampliato le ipotesi di non punibilità quando la difesa avviene all’interno della propria abitazione o del proprio esercizio commerciale. Il nodo centrale è capire se, nel caso specifico, le condizioni per applicare l’esimente fossero presenti o meno. La Cassazione potrebbe limitarsi a confermare o annullare la sentenza di appello, oppure rimettere gli atti alle Sezioni Unite per un orientamento più ampio, visto l’interesse generale che il tema suscita.
Il procedimento contro Mario Roggero ha assunto negli anni un valore simbolico. Da una parte, chi sostiene la necessità di una tutela più forte per chi si difende in casa o nel proprio negozio vede in questo caso un esempio di come la giustizia possa penalizzare eccessivamente chi reagisce a un’aggressione. Dall’altra, chi sottolinea l’importanza del principio di proporzionalità teme che un’interpretazione troppo estensiva della legittima difesa possa aprire la strada a un uso indiscriminato delle armi. La riforma del 2019 aveva proprio l’obiettivo di semplificare la valutazione per i giudici, introducendo una presunzione di legittimità quando la minaccia avviene in luoghi privati. Ma, come spesso accade nel diritto, l’applicazione concreta genera interpretazioni divergenti.
Il caso ha diviso l’opinione pubblica fin dall’inizio. Da un lato, raccolte fondi e iniziative di sostegno per Roggero, visto da molti come vittima di un sistema che non tutela abbastanza chi lavora e rischia ogni giorno. Dall’altro, richiami al rispetto delle regole e alla necessità di non trasformare la difesa in vendetta. La Cassazione, con la sua decisione, non dovrà solo stabilire se Roggero debba scontare la pena o meno, ma implicitamente dare indicazioni su come i giudici di merito dovranno applicare la norma in casi analoghi.
Qualunque sia l’esito dell’udienza di domani, il caso Mario Roggero rischia di lasciare un segno nel dibattito sulla sicurezza e sulla giustizia. Se la Cassazione dovesse accogliere le ragioni della difesa, potrebbe rafforzare l’applicazione pratica della riforma del 2019, dando maggiore tutela a chi si difende in contesti di rapina o aggressione. Se invece confermasse la sentenza di appello, confermerebbe un approccio più restrittivo, ribadendo che anche in presenza di una minaccia, l’uso dell’arma da fuoco deve essere proporzionato e necessario.
Nel frattempo, l’attenzione resta alta anche sul piano politico. Il tema della legittima difesa è da anni al centro di proposte legislative trasversali, ma con visioni spesso contrapposte. Il caso Roggero potrebbe diventare un banco di prova per capire se serva un nuovo intervento del legislatore o se l’interpretazione giurisprudenziale sia sufficiente a chiarire i confini.
Mario Roggero, dal canto suo, ha sempre mantenuto un profilo dignitoso, continuando a lavorare e a sostenere la propria innocenza. La sua vicenda, al di là degli aspetti strettamente giudiziari, racconta anche la storia di un piccolo imprenditore che si è trovato a vivere un incubo. Domani, la Cassazione avrà l’ultima parola su un caso che ha segnato il dibattito italiano sulla difesa e sulla sicurezza personale.