Giornale: sgomberato il Socs alla Statale di Milano, 16 denunciati per occupazione abusiva

Questa mattina, martedì 14 luglio 2026, le forze dell’ordine hanno sgomberato il Socs (Settore Occupato Città Studi) in via Celoria, all’Università Statale di Milano. L’operazione, avvenuta senza tensioni, si è conclusa con 16 denunce per occupazione abusiva e 4 fogli di via. Dopo quasi due anni di occupazione, l’ateneo recupera oltre 2.500 metri quadrati di spazi che saranno destinati alle attività didattiche e di ricerca, in particolare alla Facoltà di Scienze Motorie.
L’intervento è stato coordinato dalla Prefettura di Milano e condotto da Questura, Carabinieri, Polizia Locale, Vigili del Fuoco e altri enti. Gli occupanti, prevalentemente studenti di area anarchica, sono stati sorpresi nel sonno all’alba. All’interno della struttura sono stati trovati materiale propagandistico e volantini riconducibili all’area antagonista, inclusi messaggi contro le forze dell’ordine.
L’occupazione del complesso in via Celoria 22 era iniziata nel maggio 2024 nel contesto delle mobilitazioni pro-Palestina nelle università italiane, con tende e poi baracche nel cortile. Da ottobre 2024 il collettivo Socs aveva consolidato la presenza all’interno di un’aula, promuovendo assemblee, dibattiti politici, cineforum e attività autogestite su temi come la critica al sistema universitario, la guerra a Gaza, la giustizia sociale e la salute mentale.
L’università aveva più volte segnalato la situazione, sottolineando problemi di sicurezza e degrado. Lo sgombero è maturato dopo un comitato per l’ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto Claudio Sgaraglia. La rettrice Marina Brambilla ha ringraziato le forze dell’ordine per l’intervento necessario a restituire gli spazi alla comunità universitaria. I locali, già ristrutturati in passato, saranno bonificati e resi nuovamente disponibili.
Il Socs nasceva come spazio “liberato” per contestare il modello universitario legato a interessi economici e per creare un ambiente orizzontale e autogestito. Nel tempo ha ospitato dibattiti sulla città del capitale, sulla diseguaglianza, sul boicottaggio accademico e attività come laboratori teatrali, corsi di cyber-sicurezza e mercatini di autofinanziamento. Tuttavia, secondo alcune voci interne all’ateneo, le iniziative si erano diradate, lasciando spazio anche a feste notturne e a una presenza più generica.
Questa non è la prima occupazione alla Statale: negli ultimi anni proteste e presidi si sono alternati, spesso legati a temi internazionali come il conflitto in Medio Oriente o a questioni locali come i tagli all’università pubblica e il trasferimento di alcune facoltà a Mind. Il caso del Socs si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione degli spazi universitari, sul diritto allo studio e sui limiti delle forme di protesta.
Lo sgombero riporta l’attenzione su un nodo irrisolto nelle grandi università italiane: come conciliare il diritto alla protesta e all’occupazione temporanea con la necessità di garantire sicurezza, funzionalità didattica e rispetto del patrimonio pubblico. Gli spazi recuperati rappresentano una risorsa concreta per migliaia di studenti, soprattutto in un ateneo che deve gestire carenze strutturali e una domanda elevata di aule e laboratori.
La presenza di materiale che incitava alla violenza, segnalata dalla Digos, aggiunge un elemento di preoccupazione per le autorità, anche se l’operazione si è svolta in modo pacifico. Per l’università si tratta di un ritorno alla normalità dopo ripetute richieste di intervento; per i collettivi coinvolti rappresenta invece la chiusura forzata di un’esperienza di autogestione.
La notizia ha suscitato immediate reazioni nel mondo studentesco milanese. Alcuni collettivi hanno espresso solidarietà agli occupanti, criticando l’uso della forza e parlando di “criminalizzazione della protesta”. Altri studenti e rappresentanti in Senato accademico hanno invece sottolineato la difficoltà di dialogo con gli occupanti e l’importanza di restituire gli spazi alla didattica. Sul web e nei social circolano appelli per presidi solidali, ma anche commenti che salutano la fine di un’occupazione percepita come problematica per il quartiere e l’ateneo. Non risultano al momento manifestazioni di piazza di grande portata.
Le 16 persone denunciate dovranno rispondere del reato di invasione di terreni o edifici. I 4 fogli di via limitano la permanenza a Milano per alcuni individui. L’università ha già avviato le operazioni di messa in sicurezza per prevenire nuove occupazioni e procederà con i lavori di ripristino. I rappresentanti degli studenti attendono aggiornamenti sulla destinazione definitiva degli spazi.
La vicenda del Socs si aggiunge a un elenco di casi simili in diverse università italiane, dove la tensione tra protesta e gestione ordinaria degli atenei rimane alta. Nei prossimi giorni sarà possibile capire se l’episodio si chiuderà con un ritorno alla normalità o se alimenterà nuove mobilitazioni.
In un momento in cui le università affrontano sfide come il caro-affitti, i numeri chiusi e le risorse limitate, eventi come lo sgombero del Socs ricordano quanto sia complesso trovare equilibri tra libertà di espressione, legalità e diritto allo studio per tutti. Il recupero di questi spazi è un passo concreto, ma il confronto sul ruolo sociale dell’università pubblica è destinato a continuare.