Inter inchiesta arbitri: indagata e archiviata. I pm: «Interferenze su Rocchi, ma non c’è reato»

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Milano, 15 luglio 2026. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale della Serie A, e contestualmente per l’Inter nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte interferenze nelle designazioni arbitrali. La società nerazzurra è stata iscritta nel registro degli indagati per responsabilità amministrativa degli enti (legge 231) e subito archiviata, poiché i pm non hanno ravvisato gli estremi del reato di frode sportiva. Una conclusione che arriva dopo mesi di indagini e che chiude, sul piano penale, un caso che ha tenuto alta l’attenzione del mondo del calcio.

I magistrati, nelle motivazioni, riconoscono la «sussistenza storica» di alcuni episodi di interferenza ma escludono l’esistenza di un «sistema strutturato» volto a condizionare le nomine arbitrali in modo fraudolento. Una distinzione decisiva che porta all’archiviazione senza rinvio a giudizio.

L’indagine della Procura di Milano, coordinata inizialmente dal pm Maurizio Ascione e poi affiancata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, è partita da intercettazioni e accertamenti che hanno coinvolto l’ex designatore Gianluca Rocchi e il suo vice Andrea Gervasoni. L’ipotesi di partenza era quella di un possibile concorso in frode sportiva attraverso contatti tra esponenti della società Inter e il responsabile delle designazioni.

Nel corso delle indagini sono finite sotto la lente quattro partite della stagione 2025/2026: Torino-Inter, Inter-Verona, Bologna-Inter e il derby di Coppa Italia Inter-Milan. In particolare, su Torino-Inter del 26 aprile 2026 erano emerse conversazioni in cui si discuteva di arbitri graditi o sgraditi alla società nerazzurra. I pm hanno ricostruito contatti, ma hanno concluso che non configurassero un meccanismo illecito penalmente rilevante.

L’Inter è stata iscritta nel registro degli indagati solo nelle scorse settimane, proprio mentre l’inchiesta stava volgendo verso la conclusione. Una mossa che ha sorpreso molti osservatori, ma che i pm hanno immediatamente bilanciato con la richiesta di archiviazione per l’ente, in assenza del reato presupposto. «Non è possibile ravvisare un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine», si legge nelle motivazioni.

Sul piano penale la vicenda si chiude qui, salvo eventuali opposizioni del Gip. Diverso il discorso per la giustizia sportiva: gli atti sono stati inviati alla FIGC e alla Procura Federale, che valuteranno autonomamente se ci siano violazioni del codice di giustizia sportiva. Al momento non sono previste sanzioni per l’Inter, ma il passaggio degli atti mantiene vivo il dibattito sul rapporto tra società e designatori arbitrali.

Per l’Inter si tratta di un sollievo importante. La società, guidata dal presidente Beppe Marotta, aveva sempre smentito ogni ipotesi di illecito, sottolineando la correttezza del proprio operato. L’archiviazione penale rafforza questa linea, anche se il caso ha riaperto la discussione sul tema della trasparenza nelle designazioni, un argomento ricorrente nel calcio italiano.

Gianluca Rocchi, che si era autosospeso dopo l’avviso di garanzia dello scorso aprile, vede così chiudersi sul piano penale una posizione delicata. L’ex designatore era finito nel mirino proprio per le sue conversazioni con esponenti delle società, in un sistema che i pm hanno definito non fraudolento ma comunque caratterizzato da interferenze sporadiche.

L’inchiesta arriva in un momento particolare per il calcio italiano. Dopo anni di polemiche arbitrali, di Var e di accuse incrociate tra club, il caso Rocchi ha riacceso i riflettori sul ruolo del designatore e sui rapporti tra FIGC e società. I pm di Milano, pur archiviando, hanno voluto sottolineare che le interferenze esistite non sono state penalmente rilevanti, ma meritano attenzione sul fronte disciplinare.

Questa distinzione è cruciale: il diritto penale richiede prove certe di un disegno fraudolento, mentre la giustizia sportiva può intervenire su condotte che violano principi di lealtà sportiva anche senza configurare un reato. È proprio qui che si concentrerà ora l’attenzione degli addetti ai lavori.

Nel corso degli ultimi mesi l’inchiesta ha generato titoli e discussioni accese. Le intercettazioni pubblicate dai giornali hanno alimentato narrazioni contrastanti: da un lato chi parlava di “arbitropoli 2.0”, dall’altro chi sottolineava la necessità di distinguere tra pressioni fisiologiche e illeciti veri e propri. La conclusione della Procura di Milano sembra premiare la seconda linea, senza però chiudere del tutto il capitolo.

Per l’Inter, reduce da una stagione combattuta in campionato, questa archiviazione rappresenta un capitolo chiuso che permette di concentrarsi sul campo e sul mercato. La società nerazzurra ha sempre mantenuto un profilo basso, evitando dichiarazioni infuocate e affidandosi al lavoro dei propri legali.

Il caso lascia comunque un insegnamento: nel calcio moderno, caratterizzato da pressioni enormi e interessi economici imponenti, il confine tra legittima aspirazione e interferenza indebita è sottile. I pm hanno accertato contatti e preferenze espresse, ma non un patto corruttivo o un sistema organizzato. È una sentenza di fatto che invita tutti gli attori del sistema a maggiore cautela.

La FIGC dovrà ora decidere come gestire gli atti ricevuti. In passato casi simili hanno portato a provvedimenti disciplinari o a riforme regolamentari. Non è escluso che da questo fascicolo nascano spunti per rendere ancora più trasparenti i meccanismi di designazione, magari con protocolli più stringenti o maggiore rotazione dei designatori.

Intanto, il calcio italiano torna a respirare. L’archiviazione dell’Inter e di Rocchi toglie dal tavolo l’ipotesi più grave, quella di una frode sportiva strutturata, che avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per la classifica e per le coppe europee. Resta però l’ammonimento dei pm: le interferenze ci sono state, anche se non penalmente rilevanti.

Una conclusione che non soddisfa tutti ma che, sul piano dei fatti giudiziari, appare coerente con le prove raccolte. Il mondo del pallone, da sempre appassionato di dietrologie, dovrà confrontarsi con una realtà più sfumata: non tutto ciò che appare sospetto configura necessariamente un reato.

L’Inter può guardare avanti con maggiore serenità, consapevole che sul fronte penale il caso è archiviato. Resta da vedere come evolverà il procedimento sportivo, ma per oggi la notizia principale è chiara: nessuna frode, nessuna combine, solo alcune interferenze che non hanno superato la soglia penale.

Una pagina che si chiude, in attesa della prossima, perché nel calcio le polemiche arbitrali, purtroppo, non finiscono mai.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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