Tabaccaio di Pavone Canavese, pena sospesa: la Corte d’Appello riqualifica lo sparo ai ladri.

La notte tra il 6 e il 7 giugno 2019 Marcellino Franco Iachi Bonvin, tabaccaio di Pavone Canavese, venne svegliato di soprassalto dall’antifurto della sua attività al piano terra della palazzina dove viveva con la famiglia. Tre giovani moldavi si erano introdotti nel locale e stavano caricando sul furgone la macchinetta cambiamonete, che conteneva circa tremila euro. Quello che accadde dopo ha segnato per anni la vita del commerciante e dell’intero piccolo centro del Canavese. Iachi Bonvin prese la pistola Taurus calibro 357, regolarmente detenuta, e sparò. Uno dei ladri, Jon Stavila di 24 anni, venne colpito alla schiena e morì. Gli altri due riuscirono a scappare con il bottino.
Ieri, lunedì 15 dicembre 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha emesso una sentenza destinata a cambiare il giudizio su quei fatti. Ha riqualificato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo e ha ridotto la pena da cinque anni a un anno e otto mesi, con sospensione condizionale della pena. Per Iachi Bonvin, oggi 73enne, si chiude così un incubo giudiziario durato più di sei anni. Non dovrà scontare la pena in carcere.
La decisione è arrivata dopo una camera di consiglio durata circa due ore. Il collegio presieduto dalla giudice Cristina Domaneschi ha ritenuto che mancasse l’intenzione di uccidere. Gli avvocati della difesa, Mauro Ronco e Sara Rore Lazzaro, hanno espresso soddisfazione: «I giudici hanno riconosciuto che il nostro assistito è una persona buona e onesta, che ha agito nel momento della paura e del turbamento». All’uscita dall’aula l’imputato si è visibilmente commosso e ha parlato di «sei anni di sofferenza».
Le indagini e il processo erano stati segnati da perizie balistiche contrastanti. Secondo i consulenti della Procura, il colpo mortale era partito dall’alto, verosimilmente dal balcone del soggiorno. La difesa aveva invece sostenuto che, dopo un primo sparo di avvertimento, il proiettile letale fosse stato esploso al piano terra, quando il tabaccaio si era trovato faccia a faccia con il ladro in cortile. La Corte d’Appello ha privilegiato la ricostruzione che escludeva il dolo, diversamente da quanto stabilito in primo grado dal Tribunale di Ivrea nel maggio 2024.
In quella sentenza di primo grado Iachi Bonvin era stato condannato a cinque anni per omicidio volontario, con riconoscimento delle attenuanti generiche. Il giudice aveva escluso la legittima difesa piena, scrivendo che l’uomo si era sostanzialmente fatto giustizia da solo, sparando al buio senza una minaccia diretta e immediata alla sua vita o a quella dei familiari. L’antifurto era già scattato e le forze dell’ordine erano state allertate. Secondo la ricostruzione del tribunale, la reazione non era né necessaria né proporzionata.
Pavone Canavese è un comune tranquillo del Canavese torinese, dove la tabaccheria di Iachi Bonvin rappresentava da anni un punto di riferimento per la comunità. L’attività si trovava nello stesso stabile dell’abitazione, una soluzione comune in molti centri piccoli. Negli anni precedenti il 2019 il commerciante aveva denunciato diversi furti e tentativi di furto. Quella notte la telecamera di sorveglianza interna non registrò le immagini perché spenta, elemento che ha reso più complessa la ricostruzione dei fatti.
I due complici di Stavila furono individuati e denunciati nei mesi successivi. Il giovane moldavo pagò con la vita una scelta criminale. Per la famiglia del tabaccaio iniziarono anni di processi, attese e grande attenzione mediatica. Iachi Bonvin ha sempre raccontato di aver sparato prima un colpo in aria come avvertimento, poi altri in modo concitato, spaventato dall’idea che i ladri potessero entrare nella palazzina dove dormivano i suoi cari.
La sentenza di appello arriva in un momento in cui il tema della sicurezza nei negozi e della legittima difesa torna spesso al centro del dibattito pubblico. In tutta Italia piccoli esercenti lamentano furti ripetuti, spaccate e rapine che mettono a rischio non solo i beni ma anche la serenità quotidiana. Casi simili, come quello del gioielliere di Grinzane Cavour giudicato dallo stesso collegio, mostrano quanto sia difficile tracciare il confine tra difesa e eccesso.
Con questa decisione la Corte ha ridimensionato il giudizio sul piano soggettivo del reato, passando dal volontario al colposo. Le motivazioni complete saranno depositate nei prossimi trenta giorni e potranno chiarire ulteriormente le ragioni di questa scelta. Resta da vedere se la Procura Generale deciderà di ricorrere in Cassazione.
Oggi Iachi Bonvin ha lasciato da tempo la gestione diretta della tabaccheria ai figli. La vita nel piccolo comune è tornata in parte alla normalità, ma la vicenda ha lasciato un segno profondo. Ha acceso discussioni su come lo Stato protegga chi lavora di notte e su quanto un cittadino possa spingersi per difendere ciò che ha costruito con anni di fatica.
La sentenza di ieri non cancella il dolore per la morte di un giovane di 24 anni né le paure vissute da una famiglia. Offre però una conclusione giudiziaria diversa da quella temuta. In un paese dove la cronaca nera riporta spesso furti ai danni di tabaccherie, bar e negozi, questo caso resta un esempio di come un episodio di pochi minuti possa diventare un lungo cammino nelle aule di giustizia.
Mentre Pavone Canavese riprende il suo ritmo tranquillo, l’attenzione resta puntata sulle possibili prossime mosse della Procura. Per Iachi Bonvin, dopo sei anni, si apre una fase nuova, segnata da una pena ridotta e sospesa che gli permette di guardare avanti senza il peso immediato del carcere. Una storia di provincia che continua a far riflettere su paura, responsabilità e giustizia.