ChatGPT down: blackout mondiale, OpenAI conferma errori elevati in tutto il mondo

ChatGPT è fuori uso per un numero elevato di utenti in tutto il mondo. OpenAI ha confermato ufficialmente sulla pagina di stato un’interruzione che sta colpendo ChatGPT, Codex e le API, con tassi di errore elevati e difficoltà di accesso diffuse. Il disservizio, già segnalato il 23 luglio e tornato a farsi sentire con forza nelle ore di oggi 25 luglio, sta creando problemi a milioni di persone su più continenti.
Secondo quanto riporta status.openai.com, l’azienda sta investigando un problema classificato come “Elevated Error Rates”. Il messaggio ufficiale è chiaro: “We are investigating the issue for the listed services”. L’incidente risulta in corso e coinvolge contemporaneamente ChatGPT, Codex e le API. Già due giorni fa 9to5Mac aveva documentato un’interruzione parziale durata diverse ore, con OpenAI che aveva applicato una prima mitigazione e stava monitorando il recupero. I report su DownDetector avevano mostrato picchi netti di segnalazioni, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Nelle ultime ore la situazione si è riaccesa: BleepingComputer ha confermato un nuovo blackout su scala mondiale e la pagina di stato di OpenAI mostra di nuovo errori elevati.
I sintomi descritti dagli utenti sono ricorrenti. Impossibilità di caricare le conversazioni precedenti, messaggi di errore generici, login che falliscono, risposte che non arrivano o arrivano con ritardi enormi. Chi utilizza la versione web, l’app mobile o le integrazioni via API si trova davanti a schermate bloccate o a errori di connessione. Anche Codex, lo strumento di coding di OpenAI, risulta coinvolto, creando disagi non solo agli utenti consumer ma anche a sviluppatori, aziende e professionisti che dipendono dal servizio per il lavoro quotidiano.
In Italia il problema si avverte in modo concreto. Molti utenti che usano ChatGPT per lavoro, studio, riassunti o semplici ricerche quotidiane si sono ritrovati improvvisamente senza lo strumento. Le segnalazioni arrivano da più città e le discussioni sui social si moltiplicano, con persone che chiedono se il servizio sia tornato operativo o se il blackout sia ancora in corso. La frequenza di questi episodi nel corso del 2026 sta alimentando una crescente irritazione: OpenAI interviene con mitigazioni e messaggi rassicuranti, ma le interruzioni si ripetono e lasciano gli utenti esposti.
Il blackout di questi giorni non è un caso isolato. Nel corso dell’anno OpenAI ha registrato diversi problemi di affidabilità, con interruzioni che hanno colpito di volta in volta le conversazioni, i login, la generazione di immagini e i servizi enterprise. Ogni volta la società dichiara di essere al lavoro, ma la dipendenza ormai strutturale da ChatGPT rende ogni downtime particolarmente pesante. Per molti il servizio è diventato un’abitudine quotidiana, quasi un’infrastruttura, e quando si interrompe emerge con chiarezza quanto sia difficile farne a meno.
Mentre OpenAI continua a indagare e a lavorare sulla mitigazione, gli utenti restano in attesa. La pagina di stato dell’azienda rimane l’unico riferimento ufficiale: il problema è riconosciuto, l’indagine è in corso e in passato su episodi simili le mitigazioni hanno portato al recupero entro poche ore. Al momento, però, ChatGPT non risponde in modo affidabile per una fetta rilevante del pubblico globale.
Il nuovo blackout arriva in un periodo in cui l’intelligenza artificiale è entrata nella routine di milioni di persone. Quando il servizio si ferma, emerge quanto sia diventata fragile la dipendenza da un unico strumento. OpenAI ha dichiarato di essere al lavoro. Gli utenti, nel frattempo, attendono che la barra di stato torni verde e che le conversazioni riprendano a funzionare senza errori.