Oreste Lionello rivive nel dolore di una famiglia spezzata: la morte di Davide riapre ferite mai chiuse

La voce che ha fatto ridere e sognare generazioni di italiani torna a risuonare in modo diverso, amaro, doloroso. Oreste Lionello, il grande maestro del doppiaggio, l’anima ironica del Bagaglino, il Woody Allen italiano per eccellenza, è tornato prepotentemente nei discorsi di questi giorni non per un omaggio nostalgico, ma per la tragedia che ha colpito uno dei suoi figli: Davide Lionello, 52 anni, trovato morto sotto un convoglio della metro A a Roma, alla fermata Subaugusta, nel pomeriggio di domenica 25 gennaio 2026.
Una fine improvvisa, drammatica, che ha scosso il mondo dello spettacolo e ha riportato alla luce il nome di Oreste, scomparso nel 2009, attraverso il lutto privato di una famiglia che ha fatto della recitazione e del doppiaggio una vera e propria dinastia. Davide, doppiatore come il padre – voce di Chunk ne I Goonies, di Charlie Custer in Holly e Benji, tra le altre – aveva seguito le orme paterne con discrezione, lontano dai riflettori più accesi, ma con la stessa passione per il mestiere. Negli ultimi mesi stava lavorando insieme alla sorella Alessia a un docu-film dedicato proprio al centenario della nascita di Oreste Lionello, che cadrà il 18 aprile 2027. Un progetto che ora porta con sé un peso ancora più grande.
Oreste Lionello non è mai stato solo un doppiatore. Nato a Rodi nel 1927, cresciuto a Reggio Calabria, è stato attore di teatro, cabarettista, fondatore del Bagaglino negli anni ’60 insieme a Pier Francesco Pingitore, conduttore televisivo e soprattutto la voce italiana che ha reso indimenticabili personaggi come Woody Allen, Charlie Chaplin, Jerry Lewis, Peter Sellers, Gene Wilder. La sua interpretazione non era mai neutra: aggiungeva ironia, calore romano, un tocco di malinconia surreale che trasformava il doppiaggio in arte autonoma. Gli italiani non guardavano i film in lingua originale: ascoltavano Oreste, e in quella voce trovavano qualcosa di familiare, di loro. Anche le imitazioni – Andreotti, Pertini, Berlusconi – erano miniature perfette, graffianti ma mai volgari.
La sua eredità è viva nei figli: Luca attore di teatro e cinema, Cristiana e Alessia doppiatrici di talento, Fabio regista. Davide, tra loro, aveva scelto una strada più riservata, segnata però da una lotta personale lunga e dolorosa contro il bipolarismo diagnosticato nel 2004. La famiglia lo aveva sostenuto per anni, con vicinanza costante, ma la malattia ha vinto. La sorella Alessia, in queste ore strazianti, ha espresso rabbia e dolore: una tragedia che forse si poteva evitare, domande aperte sulle cure, sull’uscita dalla clinica dove Davide era seguito, sulla solitudine che può avvolgere anche chi ha una famiglia numerosa e un cognome pesante da portare.
Il silenzio mediatico intorno a queste vicende familiari è spesso rispettoso, quasi pudico. Si parla poco del peso di essere “figli di”, del confronto inevitabile con un padre-monumento, delle ferite che non guariscono. Eppure, in questa storia, c’è tutto il dramma italiano del Novecento tardivo: il boom del doppiaggio come identità culturale, la tv leggera che ha fatto ridere milioni, ma anche la fragilità dietro le maschere comiche. Oreste Lionello ha dato voce ai grandi del cinema mondiale, ma la sua famiglia ha dovuto fare i conti con una realtà più cruda, lontana dalle risate del Bagaglino.
Oggi, mentre i giornali titolano sulla tragedia di Roma, molti italiani riscoprono il nome Lionello con un nodo in gola. Non solo per il ricordo di film e sketch, ma perché la perdita di Davide riporta in superficie domande scomode: quanto costa ereditare un talento così grande? Quanto pesa il silenzio intorno alla sofferenza mentale in un mondo che celebra solo i successi? La voce di Oreste, quella che ha reso Woody Allen italiano, ora sembra echeggiare in un vuoto nuovo, più intimo.
E resta sospesa una riflessione: il centenario del 2027, che doveva essere una celebrazione, si prepara in un clima di lutto. Il docu-film di Alessia e Davide non sarà più lo stesso. Ma forse, proprio in questo dolore, la figura di Oreste Lionello tornerà a parlare agli italiani con una sincerità che va oltre il palcoscenico: non solo risate, ma anche lacrime, fragilità, amore familiare che resiste nonostante tutto.
