Maturità 2026, il ministero dell’istruzione tiene tutti col fiato sospeso: quando escono le materie?

Manca pochissimo e l’ansia sale. Il ministero dell’istruzione deve pubblicare entro il 31 gennaio il decreto che cambierà la vita di mezzo milione di studenti: quali saranno le materie della seconda prova e soprattutto le quattro discipline su cui si giocherà tutto all’orale. Siamo al 27 gennaio 2026 e il silenzio ufficiale è assordante. Studenti, famiglie, professori: tutti controllano il sito del MIM ogni ora, temendo l’ennesimo ritardo o – peggio – una scelta che ribalterà i piani di studio fatti in questi mesi. La riforma Valditara è partita col piede sbagliato: annunci grandiosi, ma l’attesa per le materie esame di stato 2026 sta diventando insostenibile.
Il quadro è noto a grandi linee. La Maturità 2026 torna a chiamarsi “Esame di maturità”, le prove scritte sono fissate per il 18 (italiano per tutti) e 19 giugno (indirizzo), ma il vero nodo è l’orale: non più multidisciplinare su tutto l’anno, ma concentrato su quattro materie scelte dal ministero dell’istruzione tra quelle caratterizzanti. Il decreto di gennaio deve dire: seconda prova per indirizzo + le quattro dell’orale + eventuali terze prove. Se per alcuni licei (classico con una sola materia portante) è già chiaro, per la maggior parte degli indirizzi la scelta è tutta in mano a viale Trastevere. E il tempo stringe.
Le materie d’esame 2026 sono al centro del dramma. Il MIM ha promesso tempistiche certe per dare più serenità, ma la realtà è che siamo a fine gennaio e non c’è ancora traccia del decreto. Negli anni passati le materie uscivano tra il 26 e il 30 gennaio: se il ritardo si prolunga oltre il weekend, migliaia di ragazzi rischiano di perdere giorni preziosi di preparazione mirata. E non è solo questione di studio: è stress puro. Chi ha puntato su una disciplina “sicura” per l’orale potrebbe scoprire all’improvviso che non è tra le quattro. Chi ha trascurato qualcuna pensando “tanto non esce” si ritrova con un buco nero nel programma.
Il ministero dell’istruzione e le materie 2026 sono diventati sinonimo di incertezza. La riforma voleva semplificare, ridurre il carico, valorizzare il percorso (curriculum dello studente, formazione scuola-lavoro, educazione civica), ma sta producendo l’effetto opposto: un’attesa snervante che amplifica l’ansia. Gli studenti si sentono ostaggi di una burocrazia lenta, le famiglie vedono il futuro dei figli appeso a un decreto che tarda. E i professori? Nei corridoi si parla di “ennesima dimostrazione che il Ministero decide all’ultimo, senza pensare a chi deve preparare”. C’è chi ironizza: “Se esce matematica allo scientifico dopo che hanno studiato fisica tutto l’anno, è rivolta garantita”.
Nelle scuole il clima è elettrico. Gruppi WhatsApp di quinta esplodono ogni volta che qualcuno posta uno screenshot del sito MIM ancora fermo al 2025. Genitori in chat di classe chiedono ai prof “ma secondo voi esce latino o greco?”, ma la risposta è sempre la stessa: “Aspettiamo il decreto”. L’orale obbligatorio – scena muta uguale bocciatura – aggiunge pressione: non si può più “boicottare” come nel 2025. E il colloquio su sole quattro materie dovrebbe essere più gestibile, ma senza sapere quali, è impossibile pianificare i collegamenti o il curriculum da valorizzare.
Perché questa attesa fa male? Perché la Maturità non è solo un esame: è il momento in cui si decide se andare all’università, entrare nel mondo del lavoro, scegliere un ITS o rimandare tutto. Ogni giorno di ritardo è un giorno in meno per focalizzare lo studio, per dormire sereni, per convincersi che ce la si può fare. Il ministero dell’istruzione maturità 2026 ha nelle mani non solo un decreto, ma la serenità di centinaia di migliaia di ragazzi.
E se il decreto arrivasse sabato 31, all’ultimo secondo utile? O peggio, slittasse a febbraio? La domanda resta sospesa: il Ministero riuscirà a dare certezze prima che l’ansia diventi ingestibile, o anche stavolta lascerà gli studenti a contare i giorni con il cuore in gola?