Assalto portavalori sulla Brindisi-Lecce: esplosioni, Kalashnikov e inseguimento da incubo, due fermati ma la banda è ancora in fuga

Brindisi, 10 febbraio 2026 – Panico totale sulla superstrada 613, l’arteria che unisce Brindisi a Lecce e che ogni giorno migliaia di pendolari percorrono senza immaginare di finire in un film d’azione. Ieri mattina, all’altezza di Tuturano, un commando armato ha trasformato la carreggiata in un campo di battaglia: furgone portavalori bloccato, autocarro incendiato di traverso, esplosivi fatti detonare per scardinare il tetto del blindato Battistolli, fucili spianati e un conflitto a fuoco con i carabinieri che ha lasciato tutti col fiato sospeso.
L’assalto portavalori oggi è diventato virale in poche ore: video amatoriali e riprese dall’elicottero mostrano fiamme alte, fumo nero che oscura il cielo, malviventi in tute bianche e passamontagna che scendono da auto con finto lampeggiante da polizia. Sembrava un’operazione militare, non una rapina portavalori. Hanno sparso chiodi sull’asfalto per rallentare gli inseguitori, hanno puntato le armi contro automobilisti innocenti. Una donna di 47 anni di Cisternino, diretta a Lecce per l’ultimo esame universitario, si è ritrovata con un Kalashnikov premuto contro: “Ho pensato solo a mia figlia”, ha raccontato sconvolta ai cronisti locali. Le hanno strappato l’auto per tentare la fuga, lasciandola sola in mezzo al caos.
Il colpo, per fortuna, è fallito. I sistemi di sicurezza del furgone hanno bloccato l’apertura, niente bottino portato via. Ma il terrore resta: spari ad altezza d’uomo contro i carabinieri, un militare ferito (le sue condizioni non destano preoccupazione), una pattuglia della stazione di Cellino San Marco che ha ingaggiato l’inseguimento a bordo di una semplice Fiat Tipo, non blindata. Unarma, il sindacato, non ha usato mezze parole: “Rischio enorme, un altro caso Legrottaglie sfiorato”. Il ricordo del brigadiere ucciso nel 2025 in un conflitto simile è ancora vivo, e in tanti si chiedono perché i nostri eroi debbano affrontare bande organizzate con mezzi inadeguati.
Due presunti componenti della banda – entrambi foggiani – sono stati fermati nelle campagne tra Squinzano e Cellino dopo un inseguimento rocambolesco ripreso dall’alto. Restano in silenzio in caserma, il fermo non ancora convalidato. Ma la banda era composta da almeno sei-otto persone: gli altri sono ancora latitanti. Sui social e nei bar di Brindisi e Lecce si susseguono le voci: “Sono professionisti venuti da fuori”, “Hanno agito come in un assalto portavalori brindisi lecce da manuale della mala del Nord”, “La criminalità organizzata sta tornando a colpire forte nel Salento”. La paura è palpabile: la 613 è diventata sinonimo di pericolo, e in tanti evitano di percorrerla nelle ore meno trafficate.
L’assalto portavalori brindisi ha riaperto il dibattito sulla sicurezza delle strade pugliesi. Il ministro Crosetto ha espresso plauso ai carabinieri per la “dedizione allo Stato”, ma i cittadini chiedono risposte concrete: più controlli, mezzi adeguati, intelligence contro commando sempre più audaci. Intanto BrindisiReport e le testate locali continuano a pubblicare video e testimonianze: l’inferno durato minuti sembra non finire mai. La rapina portavalori oggi ha lasciato una scia di terrore, e la domanda che tutti si pongono è una sola: chi saranno i prossimi?
La superstrada resta segnata da quel fumo nero. E la sensazione diffusa è che, nonostante i due fermi, la banda non abbia ancora detto l’ultima parola. La tensione nel brindisino e nel leccese non accenna a calare.
