Taylor Fritz soffre, suda, ma alla fine vince: il numero 1 d’America non molla mai, e a Dallas lo ha dimostrato di nuovo.

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Nel cuore del Texas, al Nexo Dallas Open, Taylor Fritz ha esordito con una battaglia vera contro Marcos Giron: 6-4, 5-7, 7-6(1) dopo oltre due ore di tennis intenso, colpi spettacolari e un tie-break finale dominato con autorità chirurgica. Il settimo giocatore del mondo, testa di serie numero 1 del torneo ATP 500 indoor, ha dovuto scavare dentro se stesso per superare un connazionale in forma e affamato, in quella che è stata una sfida tutta americana, carica di rivalità sotterranea e di orgoglio nazionale.

Taylor Fritz non è arrivato a Dallas da imbattibile reduce dall’Australian Open. Dopo un cammino solido a Melbourne (quarti o meglio, ma senza il titolo che molti si aspettavano da lui), ha scelto il torneo di casa per ripartire, per ritrovare ritmo e certezze. E lo ha fatto nel modo che lo rende unico: servizio micidiale, resistenza da maratoneta, ma anche momenti di sofferenza che lo portano a flirtare pericolosamente con la sconfitta. Contro Giron ha perso il secondo set, ha visto il rivale crescere, eppure nel terzo ha tirato fuori un returning da urlo – lui stesso ha parlato di “miglior set al ritorno da anni” – e ha chiuso con un tie-break da 7-1 che sa di sentenza. Quel colpo behind-the-back diventato virale? Roba da highlights dell’anno, il genere di giocata che fa impazzire i social e i tifosi, ma che nasconde anche la pressione di dover sempre stupire.

Perché è proprio questo il punto che divide il mondo del tennis su Fritz: è il leader naturale della nuova generazione USA, quello con più titoli (10 in carriera), il più costante nei grandi tornei, eppure spesso accusato di mancare quel guizzo killer nei momenti decisivi. Nei locker room si sussurra: “Taylor è solido, ma quando serve il colpo da numero 1 mondiale, a volte si inceppa”. Dopo aver toccato il career high al n.4 ATP a fine 2024, ora è settimo con 3940 punti, tallonato da vicino da De Minaur, Shelton e gli altri giovani affamati. A Dallas, dove ha quasi sempre fatto la parte del padrone di casa (semifinale nel 2023, quarti altre volte), la pressione è doppia: deve difendere il ruolo di numero 1 americano da Ben Shelton, che proprio qui ha esordito con un netto successo su Diallo, e da Tommy Paul o Frances Tiafoe che scalpitano.

Il pubblico texano lo ama: lo acclama come il ragazzo di Rancho Santa Fe che ha fatto strada con tenacia, non con il talento esplosivo alla Shelton. Ma sui social il dibattito è acceso. C’è chi lo elogia per la resilienza (“solo i grandi vincono partite così brutte”), chi lo punzecchia (“troppo prevedibile, manca il fuoco interiore”). Fritz, con il suo stile pacato fuori dal campo – partnership con Elena Rybakina, amore per il Tex-Mex, battute su essere il miglior giocatore di basket del circuito secondo Tiafoe – nasconde un competitore feroce. Ma proprio quella calma apparente alimenta il gossip: è davvero sereno o è il modo per non esplodere sotto il peso di essere “il prossimo grande americano”?

La stagione 2026 è appena iniziata, e Fritz ha 4 vittorie e 4 sconfitte finora. Vincere a Dallas significherebbe non solo punti pesanti per risalire in top 5, ma anche un messaggio forte agli avversari: l’America ha ancora un capitano. Il prossimo turno sarà più ostico, con il tabellone che pullula di mine vaganti come Dimitrov (già battuto da Michelsen), Paul o lo stesso Shelton in rotta di collisione. Se Fritz riuscirà a trasformare questi match tirati in routine vincenti, il 2026 potrebbe essere l’anno del sorpasso definitivo. Altrimenti, il rischio è che resti “il migliore dei secondi”, quello che arriva vicino ma non chiude mai il cerchio.

Intanto, il Texas lo abbraccia. E lui, con quel sorriso sornione dopo il match point, sembra dire: “Non è finita qui”. Il circuito lo sa: quando Taylor Fritz decide di spingere, pochi lo fermano.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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