Berrettini oggi spacca il cuore: la rimonta feroce a Rio che fa tremare tutti – è tornato il vero Matteo?

Oggi l’Italia si è svegliata con il fiato sospeso per Matteo Berrettini. Il romano ha appena staccato il biglietto per i quarti dell’ATP 500 di Rio de Janeiro con una rimonta da urlo su Dusan Lajovic: 3-6, 6-4, 6-2 in oltre due ore di battaglia pura. È la notizia che ha fatto esplodere le ricerche “berrettini oggi” e “matteo berrettini” su Google perché non è solo una vittoria: è la dimostrazione che il gigante buono, dopo anni di inferno tra infortuni, forfait e ranking precipitato al n.57, sta provando a riprendersi la scena. E lo fa sulla terra rossa sudamericana, dove ha radici familiari e un feeling speciale.
Partito male, sotto di un set contro un Lajovic solido e aggressivo, Matteo ha trovato quella marcia in più che i tifosi aspettavano da mesi. Servizio che torna a fare male, dritto che spacca il campo, grinta da gladiatore quando il match sembrava scivolare via. Dopo il 3-6 iniziale ha vinto nove game su tredici, chiudendo con un 6-2 che sa di dichiarazione d’intenti. Domani lo aspetta Ignacio Buse, il peruviano che ha steso il beniamino di casa Joao Fonseca in un thriller serale. Non è un tabellone facile, ma è il primo vero test da quando ha deciso di ripartire dal Sudamerica invece che forzare l’Australia (dove si è ritirato per addominali prima del debutto).
E qui arriva il punto che pochi dicono a voce alta: questo Berrettini non è più solo il “bello e dannato” del tennis italiano, quello delle copertine con la ex o delle storie d’amore finite male. È un uomo che ha 29 anni, un corpo martoriato da operazioni e stop, e una testa che deve ancora decidere se vuole davvero tornare tra i top 10 o accontentarsi di lampi sporadici. Lui stesso lo ha ammesso a fine 2025: “Devo priorizzare sentirmi bene e godermi il gioco”. Parole che suonano come un mantra, ma anche come una resa parziale. Perché quando vedi la fame con cui ha ribaltato Lajovic capisci che dentro c’è ancora il Matteo che ha raggiunto la finale di Wimbledon, che ha fatto sognare un Paese intero. Ma c’è anche la paura: e se il fisico tradisce di nuovo? E se questa trasferta sudamericana – Buenos Aires con vittoria su Coria, poi Rio con due match vinti – è solo un fuoco di paglia prima dell’ennesimo stop?
I social sono un delirio. Da Instagram dove posta stories serene ma cariche di tensione (“Let’s keep it going”), ai gruppi di tifosi che oscillano tra euforia (“È tornato il re della terra!”) e scetticismo (“Due partite buone non cancellano tre anni di inferno”). C’è chi lo paragona a un pugile suonato che si rialza per l’ultimo round, chi teme che la pressione di essere “l’altro” dopo Sinner lo stia schiacciando. La verità è che Berrettini oggi divide: per alcuni è il simbolo della resilienza italiana, per altri un ex predestinato che non ha più fame da numero uno. Ma una cosa è certa: quando gioca così, con quel misto di eleganza e rabbia, fa ancora girare la testa.
Il quarto contro Buse sarà cruciale. Non solo per il punteggio, ma per capire se questo è l’inizio di una nuova scalata o solo un altro capitolo di una carriera a intermittenza. Perché l’Italia ama Matteo quando vince, ma lo ama ancora di più quando soffre e si rialza. E in queste ore, dopo la rimonta di Rio, il Paese intero si chiede: ce la farà a tornare davvero grande, o resterà per sempre il “quasi” che ha fatto sognare tutti?
E voi, da che parte state? Scommettete sul riscatto totale o temete l’ennesima beffa del destino?