Rosso Volante su Rai 1: la storia vera di Eugenio Monti tra gloire olimpiche e ombre private, un campione riscoperto dopo Milano Cortina 2026

Rosso Volante

Roma, 24 febbraio 2026 – In un momento in cui l’Italia è ancora ebbra delle emozioni delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, concluse appena due giorni fa con la suggestiva cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, Rai 1 ha scelto di omaggiare uno dei più grandi eroi dello sport invernale nazionale. Ieri sera, in prima serata, è andato in onda “Rosso Volante”, il film tv diretto da Alessandro Angelini che riporta alla luce la figura di Eugenio Monti, il leggendario bobbista soprannominato per i suoi capelli fiammeggianti e la velocità fulminante. Una trasmissione che ha catturato 2,3 milioni di spettatori con uno share del 14,9%, confermando l’interesse del pubblico per storie di resilienza e umanità, soprattutto dopo i recenti trionfi olimpici che hanno riacceso la passione per discipline come il bob.

Il film, prodotto da Rai Fiction in collaborazione con Wonder Film e Wonder Project, si concentra sui quattro anni più intensi della carriera di Monti: dal bronzo alle Olimpiadi di Innsbruck 1964, segnato da quel gesto di fair play che lo rese immortale – prestò un bullone ai rivali britannici Nash e Dixon, permettendo loro di vincere l’oro mentre lui si accontentava del terzo posto –, fino alla redenzione con i due ori a Grenoble 1968. Attraverso sequenze adrenaliniche di discese mozzafiato sulle piste ghiacciate, cadute rovinose e allenamenti estenuanti, la pellicola dipinge un ritratto vivido di un uomo che sfidò i limiti fisici e morali dello sport. Ispirato all’opera letteraria di Stefano Rotta, “Rosso Volante” non si limita a celebrare le vittorie: esplora il coraggio di Monti, la sua lealtà assoluta – premiata con la prima medaglia Pierre de Coubertin per il fair play –, e il sostegno dell’amicizia e dell’amore, elementi che lo resero un simbolo dell’Italia post-bellica, quella che si rialzava con grinta e dignità.

Ma è nel lato umano che il film trova la sua forza più profonda, rivelando la tensione tra il mito del campione invincibile e la realtà di un uomo segnato da ferite invisibili. Nato a Dobbiaco nel 1928, Monti iniziò come sciatore promettente, vincendo titoli nazionali in slalom e gigante tra il 1949 e il 1950, prima che un grave infortunio al ginocchio nel 1951 lo costringesse a reinventarsi nel bob. Il suo palmarès è da leggenda: sei medaglie olimpiche (due ori, due argenti, due bronzi), undici titoli mondiali e dieci italiani. Eppure, dietro l’immagine del “Rosso Volante” – affibbiatagli dal giornalista Gianni Brera, interpretato con maestria da Andrea Pennacchi – si nascondeva un’esistenza tormentata. Dopo il ritiro nel 1968, Monti si stabilì a Cortina d’Ampezzo, dove gestì impianti di risalita e fondò società come Olimpia e Faloria. Qui incontrò l’amore con Linda Lee Constantine, un’americana di quattordici anni più giovane, che sposò in un’unione appassionata ma travagliata.

La vita privata di Monti, spesso sussurrata nei circoli sportivi ampezzani, aggiunge un velo di malinconia alla sua eredità. Dalla moglie Linda ebbe due figli: Alec e Amanda. Ma la gioia familiare fu spezzata da tragedie che minarono l’equilibrio del campione. Alec morì a soli 24 anni nel 1996 per overdose, un dramma che portò al divorzio nel 1997. Linda e Amanda si trasferirono in Florida, lasciando Monti solo con i suoi demoni, aggravati dal morbo di Parkinson. Colpito da depressioni profonde, si tolse la vita nel 2003 a Belluno, un gesto estremo che sconvolse il mondo dello sport e alimentò dibattiti su quanto il sistema sportivo italiano supporti davvero i suoi eroi una volta spenti i riflettori. “Rosso Volante” tocca questi aspetti con delicatezza, ma non senza un sottotono controverso: quanto pesa il prezzo della gloria? Il film suggerisce che Monti, pur essendo un’icona di lealtà, pagò caro il suo idealismo, in un’epoca in cui lo sport era più romantico ma meno misericordioso verso le fragilità umane.

Nel cast, Giorgio Pasotti brilla nel ruolo di Monti, non solo come attore ma anche come co-sceneggiatore insieme a Silvia Napolitano e Valerio Bariletti. La sua interpretazione è misurata, fisica, capace di trasmettere la determinazione del bobbista senza cadere in stereotipi eroici. Denise Tantucci, nei panni di Linda Lee, regala un ritratto intenso di una donna divisa tra amore impetuoso e sacrifici, mentre Pennacchi incarna Brera con un carisma che ruba la scena. Le reazioni sui social non si sono fatte attendere: su X (ex Twitter), utenti come @movieplayer_it hanno elogiato la “storia vera che emoziona”, mentre @Nerys__ ha apprezzato il ritmo narrativo duale, tra velocità sportiva e introspezione personale. Non mancano voci critiche, come quelle che lamentano un focus eccessivo sul dramma privato, ma il consenso è ampio: il film ha riaccendido curiosità su Monti, con ricerche online schizzate alle stelle su termini come “Eugenio Monti moglie” e “figli”.

In un’Italia che celebra i successi di Milano Cortina, “Rosso Volante” arriva al momento giusto, ricordando che lo sport non è solo medaglie, ma memoria collettiva. Per i giovani, che scoprono Monti attraverso questa fiction, è un invito a riflettere su valori come il fair play in un’era di competizioni iper-tecnologiche. Ma la pellicola solleva anche domande scomode: quanto abbiamo dimenticato dei nostri campioni? E quanto il loro lascito umano, con le sue crepe, merita di essere esplorato oltre il podio? Un pensiero che lascia lo spettatore con un misto di ammirazione e malinconia, pronto a discutere di un eroe che, volando rosso sulle nevi, ha segnato la storia italiana.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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