La storica Hoepli chiude i battenti dopo 156 anni: la fine di un simbolo milanese tra faide familiari e crisi editoriale

hoepli

Milano, 11 marzo 2026 – È ufficiale: la Hoepli, il tempio del libro che dal 1870 domina via Hoepli nel cuore di Milano, va in liquidazione volontaria. Una sentenza che suona come un requiem per l’editoria indipendente italiana. L’assemblea dei soci, riunita il 10 marzo, ha deliberato lo scioglimento della società dopo una “sofferta e approfondita riflessione” sulla situazione complessiva. Perdite accumulate, un mercato del libro in affanno cronico e, soprattutto, un conflitto familiare feroce e irrisolvibile tra i rami della discendenza del fondatore Ulrico Hoepli: da un lato i tre fratelli Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli, dall’altro il cugino Giovanni Nava con la sua quota del 33%. Una guerra di cause civili e penali che ha logorato l’azienda dall’interno, bloccando ogni tentativo di salvataggio o cessione.

La notizia è esplosa come una bomba in un settore già ferito. Solo poche ore prima della delibera, i 89 dipendenti (tra libreria e casa editrice) avevano scioperato e presidiato la sede, urlando slogan come “La storia di Milano non si liquida”. La Cgil ha organizzato un flash mob per sabato, mentre una petizione su Change.org ha raccolto migliaia di firme in difesa del “patrimonio culturale” rappresentato dai cinque piani di scaffali, dai titoli rari, dagli angoli dedicati ai manga e dalla manualistica scolastica che ha formato generazioni di studenti. Il sindaco Beppe Sala era intervenuto nei giorni precedenti con un appello accorato: “La responsabilità verso lavoratori e lettori deve prevalere sui dissapori familiari”. Parole che non hanno sortito effetto.

Ma dietro i numeri freddi – bilancio 2025 chiuso con una perdita di quasi un milione di euro, ricavi in calo dell’8,5% a 29,56 milioni – si nasconde una storia più amara e umana. Fonti interne parlano di un “clima tossico” da anni: accuse reciproche di insubordinazione, veti incrociati su ogni decisione strategica, trattative fallite con potenziali acquirenti come Mondadori (che avrebbe voluto il 100% per evitare soci litigiosi). Il ramo maggioritario ha respinto offerte milionarie, mentre Nava ha bloccato cessioni parziali. Risultato? L’azienda si è paralizzata, incapace di innovare nell’e-commerce o di contrastare la concorrenza delle piattaforme online. E mentre i librai della Hoepli continuavano a consigliare titoli con passione – “Lo avete?” era la frase magica che apriva mondi – i soci si accusavano a vicenda nei tribunali.

La liquidazione, affidata all’avvocata Laura Limido per garantire “imparzialità e trasparenza”, punta a preservare il valore del patrimonio e tutelare creditori e dipendenti. Ma il timore è che la libreria – affittata in un immobile di proprietà familiare – chiuda per sempre, o finisca smembrata. Il catalogo scolastico, fiore all’occhiello, potrebbe attirare un fondo estero o un colosso come Pearson, ma per la Hoepli come la conosciamo non ci sarebbe più spazio. E questo è il vero dramma: non solo posti di lavoro a rischio, ma un pezzo di identità milanese che svanisce.

Perché la Hoepli non era solo una libreria o una casa editrice. Era il luogo dove si andava per trovare quel libro introvabile altrove, dove i commessi ricordavano i tuoi gusti meglio di un algoritmo, dove generazioni si sono formate tra manuali di latino, saggi di filosofia e prime edizioni custodite come reliquie. In un’epoca di Amazon e Kindle, rappresentava la resistenza della carta, del consiglio umano, della cultura lenta. La sua fine segna forse l’addio definitivo a un modello che resisteva contro tutto e tutti.

Sui social e tra i lettori milanesi le reazioni sono un misto di rabbia e nostalgia. “Un’altra vittima della stupidità familiare e della crisi”, scrive un utente su X. “Hoepli era Milano, ora cosa resta?”, si chiede un altro. Critici letterari e librai indipendenti parlano apertamente di “suicidio annunciato”: troppi anni di guerre intestine invece di alleanze, troppa arroganza nel non vedere il declino del mercato tradizionale. C’è chi accusa i soci di aver preferito distruggere tutto piuttosto che cedere il controllo, chi rimpiange le presentazioni affollate e le vetrine curate con amore.

E ora? La liquidazione aprirà una fase di aste, valutazioni, possibili acquisizioni parziali. Ma il rischio concreto è che la Hoepli diventi solo un ricordo, un’insegna spenta in via Hoepli. Riuscirà Milano a salvare almeno la libreria, magari con un intervento pubblico o un consorzio di librai? O assisteremo impotenti alla fine di un’epoca? La domanda resta sospesa, come un libro lasciato a metà sullo scaffale.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

Read More →