Chiara Petrolini in aula: “Non sono una madre assassina”, ma la Procura chiede 26 anni per i due neonati sepolti

Parma, 14 marzo 2026 – Le parole di Chiara Petrolini hanno gelato l’aula della Corte d’assise di Parma: “Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”. Con voce piatta, leggendo da un foglio per circa sette minuti, la 22enne di Vignale di Traversetolo ha rotto il silenzio in un processo che da mesi tiene l’Italia col fiato sospeso. Pochi istanti dopo, la Procura ha chiesto 26 anni di reclusione per duplice omicidio premeditato aggravato dalla discendenza e soppressione di cadavere: i due neonati, Angelo Federico (maggio 2023) e Domenico Matteo (agosto 2024), partoriti in segreto e sepolti nel giardino di casa.
Il caso è esploso nel 2024 quando il cane di famiglia ha portato alla luce i resti del primo bambino; le indagini hanno poi portato al secondo. Chiara Petrolini ha sempre sostenuto di aver agito in preda alla paura, negando premeditazione. Nei verbali emerge un racconto drammatico: parti affrontati da sola, in piedi o nella taverna di casa, corpi avvolti e interrati perché “non respiravano” o “non emettevano suoni”. Eppure la perizia psichiatrica, discussa a gennaio 2026, la descrive capace di intendere e volere, con una fragilità narcisistica e immaturità emotiva, ma senza vizio di mente. La Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari, sottolineando una “capacità di inganno elevata” ma condizioni “non ripetibili”.
La difesa punta proprio su questo: l’immaturità, il terrore di rovinare una vita apparentemente perfetta con genitori e fratello, la negazione della gravidanza persino davanti al fidanzato (che ha testimoniato di non aver sospettato nulla, neanche vedendola nuda). La Procura ribatte con forza: premeditazione evidente, gravidanze tenute nascoste con digiuni e menzogne, atti ripetuti a distanza di 15 mesi. Il pm ha chiamato i bimbi per nome, ricordando che “non esistono solo sulla carta, sono realmente esistiti”.
Sui social il dibattito è feroce e senza filtri. Molti utenti non perdonano: “Seppelliti come cagnolini e dice di non essere un’assassina?”, “Ergastolo subito”, “Solo in Italia una così parla in aula”. Altri, più cauti, invocano pietà per una ragazza “immatura e fragile”, ma prevalgono rabbia e incredulità: “Tono monocorde, zero emozioni”, “Psicopatica”. Il paese di Traversetolo cerca di tornare alla normalità, ma le telecamere sono ancora lì, e la ferita nella comunità è profonda.
Chiara Petrolini non rispondeva alle domande dei giudici nell’ultima udienza, scegliendo le dichiarazioni spontanee per difendersi dall’etichetta di “madre assassina”. Ha parlato di un “vuoto che distrugge dentro”, di come si immagina madre oggi, di sofferenza indicibile. Ma per l’accusa quei bambini meritano giustizia, non attenuanti equivalenti alle aggravanti. La sentenza arriverà presto, ma il caso lascia domande scomode: come una ragazza di 22 anni ha potuto nascondere due gravidanze intere alla famiglia, al partner, al mondo? È solo immaturità o qualcosa di più oscuro?
Il processo non è solo cronaca nera: tocca corde profonde su maternità negata, paura sociale, solitudine femminile in un’epoca di apparenze perfette. Chiara Petrolini resta ai domiciliari, in attesa del verdetto. Ma l’Italia, divisa tra condanna e pietà, non dimenticherà facilmente quei due nomi: Angelo Federico e Domenico Matteo.
