Tempesta geomagnetica in arrivo: allerta G2 NOAA, aurore boreali possibili anche in Italia stasera?

ROMA – Una tempesta geomagnetica di livello moderato (G2) è attesa per oggi 19 marzo 2026 sul nostro pianeta. Il Centro di previsione meteo spaziale della NOAA ha emesso un watch ufficiale: l’impatto è legato all’arrivo di una o più espulsioni di massa coronale (CME) partite dal Sole il 16 marzo. Le prime particelle potrebbero raggiungere la Terra già nelle prossime ore, con picco tra la notte e la mattinata di domani. Non si tratta di un evento estremo, ma abbastanza intenso da spingere le aurore boreali molto più a sud del solito.
Il Sole, nel pieno del massimo del ciclo 25, continua a mostrare un’attività sostenuta. Tra il 16 e il 17 marzo sono state rilevate eruzioni che hanno generato CME dirette verso la Terra. Il vento solare ad alta velocità (intorno ai 700 km/s in alcuni flussi recenti) ha favorito il trasferimento di energia alla magnetosfera. Secondo i modelli NOAA e SpaceWeatherLive, il Kp index potrebbe raggiungere 6, corrispondente a G2 moderato, con possibilità di brevi picchi G3 in caso di sovrapposizione degli effetti.
Una tempesta solare non è altro che l’insieme di fenomeni – brillamenti, CME, vento solare veloce – che disturbano il campo magnetico terrestre. Quando una CME colpisce la magnetosfera, le particelle cariche vengono deviate verso i poli, dove interagiscono con l’atmosfera alta producendo le aurore. In una tempesta G2 l’indice Kp sale a 6: è un livello comune nel massimo solare, ma sufficiente a creare effetti percepibili.
Gli impatti più probabili? Sulle infrastrutture spaziali e terrestri i rischi restano limitati. Possibili disturbi temporanei ai satelliti in orbita bassa (orientamento, carica accumulata), lieve degradazione dei segnali GPS e HF radio, specialmente alle alte latitudini. Le reti elettriche ad alta tensione potrebbero registrare correnti indotte geomagnetiche, ma gli operatori sono già in allerta e pronti a intervenire con riduzioni di carico se necessario. Il vero spettacolo, però, sarà nel cielo: le aurore boreali potrebbero essere visibili non solo in Scandinavia, Islanda e Canada settentrionale, ma anche in Scozia, Irlanda del Nord, parti della Russia settentrionale e, con cielo terso e buio sufficiente, persino in regioni centrali d’Europa come Germania settentrionale, Polonia, Paesi Bassi. In Italia settentrionale (Alpi, Prealpi, Friuli, Trentino) non è esclusa una debole aurora bassa sull’orizzonte nord, soprattutto tra le 23 e le 4 di notte. Fotografi e appassionati sono già in movimento.
Gli esperti dell’INGV e del SWPC sottolineano che non c’è motivo di allarmismo. “È un evento tipico del massimo solare”, spiega un portavoce NOAA. “Abbiamo imparato a monitorare e mitigare gli effetti dopo eventi come Halloween 2003 o il G4 di gennaio 2026”. Il ciclo 25 sta producendo tempeste più frequenti del previsto, ma la tecnologia moderna è molto più resiliente rispetto al passato. Satelliti come GOES e DSCOVR stanno fornendo dati in tempo reale, permettendo previsioni con 30-60 minuti di anticipo sull’impatto.
Tempesta geomagnetica sta dominando le ricerche in Italia proprio per l’allerta G2 emessa ieri sera dalla NOAA: la combinazione di aurora boreale visibile a latitudini medie, il fascino del fenomeno cosmico e la data ravvicinata (oggi 19 marzo) ha fatto esplodere l’interesse. Sui social e nei gruppi di astrofili italiani circolano mappe di previsione aurorale aggiornate ogni ora, con molti che pianificano uscite notturne verso zone buie. Il ricordo della potente G4 di gennaio, che ha regalato aurore spettacolari anche al Centro-Sud, alimenta l’attesa.
Cosa succederà nelle prossime settimane? Il Sole resta in fase attiva: nuove regioni di macchie potrebbero generare altre CME. Il monitoraggio continuo di NOAA, ESA e INGV permetterà di anticipare eventuali eventi più intensi. Per ora godiamoci lo spettacolo: una tempesta geomagnetica moderata ci regala uno dei fenomeni più belli dell’universo visibile dalla Terra, ricordandoci quanto siamo collegati a una stella lontana “solo” 150 milioni di chilometri.