Exit poll referendum: il No vola sul filo del 52-53%, Meloni incassa il primo schiaffo e l’Italia si sveglia divisa come non mai

exit poll

Ore 15 in punto, lunedì 23 marzo 2026. Le urne si chiudono, l’Italia tira un sospiro collettivo e poi esplode il caos controllato dei primi numeri. Gli exit poll arrivano come una secchiata d’acqua fredda su Palazzo Chigi: il No alla riforma giustizia sfonda il 52-53% nei rilevamenti più accreditati, con il Sì che arranca intorno al 47-48%. Swg per La7, Opinio per la Rai, Youtrend instant per Sky: tutti dicono la stessa cosa, con scarti minimi che fanno tremare le mani ai meloniani. Non è un sondaggio pre-elettorale, è il primo assaggio reale di quello che gli italiani hanno pensato dopo mesi di campagna al veleno.

E il motivo per cui “exit poll” sta impazzando ovunque sui social, nei gruppi WhatsApp e nei tg flash è semplice: nessuno si aspettava questo margine. I sondaggi della vigilia oscillavano tra parità e leggero vantaggio No con affluenza bassa, ma davano il Sì in rimonta se la gente avesse votato in massa. Invece l’affluenza alle 23 di ieri era già al 46,07%, un boom rispetto ai referendum recenti, e oggi le code mattutine hanno spinto il dato oltre il 50% in tante regioni del Nord e del Centro. Risultato? Il fronte del No – Pd, M5S, sinistra togata, Anm – incassa una vittoria che sa di rivincita storica. Mentre il Sì di Meloni, Nordio e della maggioranza centrodestra rischia di trasformarsi nel primo vero inciampo dopo l’euforia post-elezioni.

Ma attenzione: questi exit poll non sono oro colato. Ricordate il 2016, il referendum Renzi? O il 2006 sulla devolution? Quante volte abbiamo visto exit che poi si ribaltavano allo spoglio? Eppure stavolta il campanello d’allarme suona diverso. Perché il distacco non è di un punto, ma di 4-6 punti in quasi tutti i rilevamenti. E perché arriva dopo un’affluenza che ha sorpreso tutti: Milano sfiora il 55%, Roma oltre il 50%, l’Emilia-Romagna tocca picchi del 53-54%. Al Sud invece si arranca: Sicilia e Calabria sotto il 40%. Due Italie, come sempre, ma con una novità: il Nord “rosso” ha votato compatto contro la separazione delle carriere, mentre il Sud meloniano non si è mobilitato abbastanza.

Il gossip politico corre veloce. Nei corridoi di Montecitorio si sussurra che Meloni sia furiosa: la riforma era il suo fiore all’occhiello, il modo per dire “basta toghe rosse”. E invece il popolo – o almeno una fetta consistente – ha risposto: no, non toccate l’indipendenza dei pm. C’è chi parla già di “schiaffo alla premier”, chi di “rivincita delle toghe”, chi ironizza: “Nordio ha perso la scommessa più importante della sua carriera”. E Salvini? Silenzio radio, dopo la figuraccia di Pontida con Francesca Verdini che urlava “cafone” a un militante. La Lega, che pure ha spinto per il Sì, ora deve spiegare perché la base non ha risposto come sperato.

La vera bomba, però, è un’altra: la fiducia nei numeri. Gli exit poll italiani hanno una storia tormentata. Errori clamorosi nel passato, accuse di parzialità, ritardi. Oggi sui social gira già la narrazione del “truccati dalla sinistra” o “gonfiati dal centrosinistra”. Ma se lo spoglio confermerà questi numeri, il governo dovrà fare i conti con un Paese che non ha digerito la riforma. Non è un plebiscito, è una bocciatura secca. E per Meloni, a un anno dalle Europee e con le amministrative in arrivo, è un segnale pericoloso: la narrazione del “controllo sulle toghe” non ha sfondato come sperato.

Ora si aspetta lo spoglio. I dati veri arriveranno piano piano, sezione per sezione, su Eligendo. Ma l’aria che tira è pesante. Gli exit poll dicono che l’Italia non vuole una giustizia “addomesticata”. Dicono che la rabbia anti-toghe non è bastata a convincere. Dicono che forse, solo forse, il centrosinistra ha trovato un collante dopo mesi di divisioni.

E se alla fine il No vincesse davvero con questi margini? Cosa resta della riforma bandiera del governo? E soprattutto: chi paga il conto politico?

L’Italia ha parlato. Ora tocca alle schede dire l’ultima parola. Ma una cosa è certa: questi exit poll non li dimenticherà nessuno.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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