Polymarket sotto accusa: social pieni di fake news mentre la piattaforma si proclama “verità assoluta”

Milano, 23 marzo 2026 – Polymarket si è sempre venduta come il mercato della verità pura: scommesse su eventi futuri che, secondo i suoi fondatori, riflettono meglio di qualsiasi sondaggio o analista la realtà in arrivo. Ma ora il castello di carte trema. Un’inchiesta del New York Times ha messo a nudo un lato oscuro: i canali social ufficiali della piattaforma (X, TikTok, Instagram, Facebook) hanno diffuso centinaia di post falsi o fuorvianti, amplificando teorie del complotto, dichiarazioni non verificate dell’amministrazione Trump e persino narrazioni che evocano “guerra civile” in America. Mentre il volume di scommesse tocca record su geopolitica, sport e meme, la credibilità del brand vacilla proprio quando cerca di espandersi nei mercati mainstream.
L’articolo del NYT, pubblicato pochi giorni fa, è impietoso. Dopo aver esaminato centinaia di post, i giornalisti hanno documentato un pattern chiaro: Polymarket ha condiviso affermazioni infondate su Tim Walz (“ha dichiarato guerra a Trump”), ha rilanciato teorie baseless su elezioni e ha spinto contenuti che alimentano divisioni. La piattaforma, con quasi due milioni di follower totali, si difende dicendo che i social servono solo a “promuovere i mercati”, ma il danno è fatto. In un’epoca in cui la disinformazione costa elezioni e reputazioni, associare un brand che scommette miliardi sul “truth market” a fake news è un autogol clamoroso.
Polymarket non è nuova a controversie. Nelle ultime settimane ha rimosso mercati sensibili come “detonazione nucleare” dopo un’ondata di critiche (con picchi di 244.000 dollari di volume giornaliero prima del ban), ha visto minacce di morte a giornalisti per report su missili Iran-Israele legati a pool da 14 milioni, e ha incassato blocchi governativi (ultimo in ordine di tempo l’Argentina, che ha ordinato il ban nazionale per mancanza di licenza e rischi gambling). Eppure, parallelamente, stringe accordi pesanti: partnership esclusiva con la Major League Baseball come “exclusive prediction market partner”, acquisizione di Brahma per scalare l’infrastruttura blockchain, e collaborazione con Palantir per sistemi anti-manipolazione nei mercati sportivi.
Il paradosso è evidente. Da un lato polymarket cresce a ritmi folli: volumi record su scommesse U.S.-Iran (oltre 500 milioni di dollari cumulativi a inizio marzo), mercati su recessione USA 2026 al 37% “Yes”, probabili dimissioni di Trump entro marzo (oggi bassissime), e persino scommesse quotidiane su tweet di Trump, Zelenskyy o la Casa Bianca. Dall’altro, la narrazione “siamo più accurati dei media tradizionali” si scontra con un social media management che sembra fatto apposta per minare proprio quella fiducia.
Tra i trader crypto e i bettor hardcore il dibattito è acceso. C’è chi minimizza: “I social sono marketing, i mercati veri parlano con i soldi e lì Polymarket batte tutti”. Altri sono più critici: “Se amplifichi complotti per fare views, come puoi pretendere di essere neutrale quando risolvi un mercato controverso?”. La psicologia di massa gioca un ruolo chiave: in periodi di tensione geopolitica (Iran, Ucraina, Trump vs establishment) le scommesse diventano valvola di sfogo e termometro emotivo. Ma quando la piattaforma stessa contribuisce al rumore, il rischio è che il “prezzo della verità” si trasformi in prezzo della polarizzazione.
Le implicazioni sono pesanti. Con valutazioni che girano intorno ai 9-11 miliardi (e rumor di round a 20 miliardi), polymarket vuole diventare il Kalshi del crypto world: regolamentato, mainstream, partner di leghe sportive. Ma se i regolatori (già aggressivi in Argentina e attenti negli USA) vedono incoerenza tra proclami di “truth” e pratica social, la strada si fa in salita. Senza contare il rischio reputazionale: un utente che perde soldi su un mercato “risolto male” potrebbe citare in giudizio proprio quei post fuorvianti come prova di parzialità.
Il futuro? Nei prossimi mesi polymarket dovrà decidere se pulire i social o raddoppiare sul “noi siamo diversi”. Intanto i volumi continuano a salire, le scommesse su Trump, recessione e guerre geopolitiche dominano le classifiche trending, e il mondo osserva: il più grande prediction market al mondo può davvero predire la verità, o sta solo cavalcando (e amplificando) il caos?