Piana del Sole: la bombola GPL che ha sventrato tre case, due anziani in fin di vita e il quartiere che grida “basta incuria”

Domenica 22 marzo 2026, poco prima delle 13, un boato ha squarciato la quiete di Piana del Sole, periferia sud-ovest di Roma, tra Ponte Galeria e la Roma-Fiumicino. Via Tavagnasco angolo via Cigliè: una palazzina è letteralmente esplosa, sventrando le pareti e coinvolgendo altre due villette vicine. Detriti sparsi a centinaia di metri, vetri in frantumi, auto sfondate, un inferno in miniatura che ha lasciato 29 sfollati e tre feriti, due dei quali – una coppia di anziani di 86 e 84 anni – in codice rosso all’ospedale Sant’Eugenio con ustioni gravi e traumi multipli. Michele e Chiara De Bari, i padroni di casa, sono stati estratti vivi dalle macerie dai vigili del fuoco dopo ore di scavo a mano. Sopravvissuti per miracolo, ma con prognosi riservata.
La causa? Una fuga di GPL da due serbatoi interrati nel giardino della villetta. Non una bombola singola, come si era detto nelle prime ore, ma un impianto domestico che ha tradito. Il video di una telecamera di sicurezza di un deposito edile lì vicino è già ovunque: un lampo improvviso, poi la casa che si apre come una scatola di latta, detriti che volano come proiettili. I residenti parlano di “un rumore da guerra”, di aver pensato a un attentato o a un terremoto. Molti si sono salvati per caso: due giovani sono usciti proprio in quel momento per andare a votare al referendum, altri erano al supermercato. Se fosse stato un giorno qualunque, il bilancio poteva essere molto più pesante.
E qui inizia il vero nodo che fa arrabbiare la gente. Perché in un quartiere come Piana del Sole – case basse, villette a schiera, famiglie operaie e pensionati – gli impianti GPL interrati sono diffusissimi. Economici, pratici, lontani dalla rete metano che non arriva ovunque in periferia. Ma anche pericolosissimi se non controllati. Da anni i residenti lamentano controlli blandi, revisioni saltate, bombole vecchie che nessuno va a ispezionare. “Sembrava una bomba”, dicono ora sui social e nelle chat di quartiere, ma molti aggiungono: “Era una bomba a orologeria che tutti sapevano”. Le domande che rimbalzano sono pesanti: chi autorizza questi impianti? Chi verifica la manutenzione? E soprattutto: perché in una città che parla tanto di sicurezza e rigenerazione urbana si lasciano zone intere con rischi del genere?
Il sindaco Gualtieri è arrivato sul posto nel pomeriggio, ha promesso “tutto il supporto necessario” alle famiglie, ha definito l’esplosione “impressionante”. Parole giuste, ma per tanti insufficienti. Perché non è la prima volta che una fuga di gas devasta una casa romana. Ricordate via dei Gordiani? O via dei Papareschi? Ogni volta si parla di “tragica fatalità”, poi silenzio fino al prossimo boato. Qui a Piana del Sole la rabbia è doppia: non solo il dolore per i feriti, ma la sensazione che si poteva evitare. I serbatoi interrati vanno ispezionati regolarmente, le tubature controllate, le valvole di sicurezza testate. Chi lo fa davvero in periferia? E se la risposta è “quasi nessuno”, allora il problema non è solo una bombola difettosa: è un sistema che tollera il rischio pur di non spendere.
Ora il quartiere è blindato, i vigili del fuoco ancora sul posto a mettere in sicurezza, i residenti in strada o da parenti. Ventinove sfollati, molti non sanno quando rientreranno. E mentre i pompieri scavano tra le macerie, sui gruppi Facebook e Instagram circola già la foto della casa sventrata con commenti al vetriolo: “Basta incuria”, “Vogliono solo i soldi delle multe, non la sicurezza”, “Roma è abbandonata”. La paura è palpabile: chi ha ancora GPL in giardino ora controlla ossessivamente le valvole, chi vive vicino teme il prossimo scoppio.
Piana del Sole non è solo un indirizzo su Google Maps. È un simbolo: la periferia dimenticata dove il pericolo si nasconde sotto terra, in bombole che nessuno vuole vedere. Due anziani lottano tra la vita e la morte per una fuga di gas che forse si poteva intercettare. E mentre aspettiamo aggiornamenti sulle loro condizioni, resta una domanda scomoda: quante altre case a Roma hanno una bomba a orologeria interrata in giardino? E fino a quando dovremo aspettare il prossimo boato per pretendere controlli veri?