Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Anm: “Gravi motivi familiari”

Cesare Parodi lascia la guida dell’Associazione Nazionale Magistrati. Il procuratore della Repubblica di Alessandria, alla guida dell’Anm dal febbraio 2025, ha rassegnato le dimissioni per “gravi motivi familiari”. La decisione è stata comunicata oggi pomeriggio al Comitato direttivo centrale, pochi minuti dopo la chiusura delle urne del referendum sulla giustizia. Parodi ha voluto precisare che la scelta è maturata da tempo e non ha alcun collegamento con l’esito del voto o con la campagna referendaria.
La notizia delle dimissioni Parodi arriva come un fulmine a ciel sereno per la magistratura associata. Il magistrato torinese, 63 anni, ha spiegato ai colleghi che si tratta di “motivi strettamente personali e familiari”, legati alle gravi condizioni di salute di un familiare stretto. La comunicazione è arrivata poco prima delle 15 al Cdc dell’Anm, l’organismo che rappresenta circa il 90% dei magistrati italiani. Le dimissioni diventeranno operative sabato prossimo, quando il Comitato si riunirà per la prima volta dopo il referendum.
Cesare Parodi, già procuratore aggiunto a Torino e storico esponente di Magistratura Indipendente, era stato eletto presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati con un mandato che avrebbe dovuto proseguire fino al 2027. In poco più di un anno alla guida dell’Anm ha guidato l’associazione attraverso un periodo particolarmente caldo: dall’inaugurazione dell’anno giudiziario alle tensioni con il governo Meloni sulla riforma della giustizia, fino alla battaglia referendaria sulla separazione delle carriere. Proprio in questi giorni Parodi aveva difeso con forza l’indipendenza della magistratura, intervenendo più volte sui media contro quella che l’Anm considera una riforma che altera l’assetto costituzionale dei poteri.
Le dimissioni presidente Anm arrivano in un momento delicatissimo per la giustizia italiana. Il referendum 2026 sulla riforma Nordio ha appena chiuso i seggi e le prime proiezioni indicano un vantaggio del No. L’Anm, che si era espressa chiaramente contro il testo approvato dal Parlamento, si trova ora senza il suo leader proprio mentre si apre una nuova fase di confronto con la politica. Fonti interne all’associazione sottolineano però che la scelta di Parodi è “assolutamente personale” e che il timing è stato scelto proprio per evitare qualsiasi speculazione o retroscena politico.
Nel mondo della magistratura la reazione è di grande rispetto e dispiacere. Molti colleghi torinesi e romani, che hanno lavorato a stretto contatto con Parodi magistrato, parlano di un “uomo di grande equilibrio” che ha sempre cercato di tenere unita l’Anm al di là delle correnti. Sul fronte politico, per ora, prevalgono commenti cauti. Dal governo non sono arrivate dichiarazioni ufficiali, mentre dall’opposizione si registra un rispetto formale per la vicenda privata. La segretaria del Pd Elly Schlein e i leader del centrosinistra hanno evitato di commentare il caso, concentrandosi sull’esito del referendum.
Il vuoto alla guida dell’Anm sarà colmato rapidamente. Già sabato il Comitato direttivo centrale dovrà avviare la procedura per la successione. Secondo le regole interne, il vicepresidente Marcello De Chiara potrebbe assumere temporaneamente la guida, ma l’elezione di un nuovo presidente avverrà nelle prossime settimane. I nomi che circolano negli ambienti giudiziari sono quelli di magistrati di esperienza, capaci di gestire un’associazione che in questo periodo rappresenta un punto di riferimento fondamentale nel dibattito sulla riforma della giustizia.
La partenza di Cesare Parodi segna la fine di una stagione breve ma intensa per l’Anm. Eletto dopo Giuseppe Santalucia, Parodi aveva impresso un profilo più dialogante ma fermo sui principi costituzionali. La sua gestione ha coinciso con il picco della tensione tra toghe e politica sul tema della separazione delle carriere e dell’Alta Corte disciplinare. Ora, con le dimissioni Parodi, l’associazione si trova a dover scegliere un nuovo timoniere in un contesto politico che resta fortemente polarizzato.
Per l’intera magistratura italiana questo passaggio arriva in un momento di riflessione profonda. Il referendum ha mostrato una società divisa sul futuro della giustizia, e l’Anm dovrà continuare a svolgere il suo ruolo di garante dell’indipendenza senza perdere autorevolezza. Le dimissioni cesare parodi non cambiano la linea dell’associazione, ma aprono una fase di transizione che i magistrati affronteranno con la consueta unità.
Resta da capire chi prenderà il testimone e con quale stile. Intanto Parodi tornerà a dedicarsi a tempo pieno al suo incarico di procuratore a Alessandria, dove era stato nominato nel novembre 2025. La sua uscita di scena dall’Anm lascia un vuoto istituzionale, ma soprattutto umano: un presidente che ha sempre messo al primo posto il servizio alla magistratura e che oggi sceglie di fare un passo indietro per ragioni che tutti, nel mondo delle toghe, rispettano profondamente.L’Associazione Nazionale Magistrati si prepara così a una nuova pagina della sua storia. In un’Italia ancora scossa dal dibattito sulla giustizia, la capacità di rinnovarsi senza perdere coesione sarà la vera sfida dei prossimi mesi.