Il Giornale e la sfida del nuovo corso: Tommaso Cerno alla guida tra referendum e rinnovamento

Il Giornale si trova al centro dell’attenzione del giornalismo italiano proprio mentre il Paese digerisce l’esito del referendum sulla giustizia. Con la vittoria del No certificata dal Viminale, il quotidiano diretto da Tommaso Cerno e con Vittorio Feltri come direttore editoriale pubblica analisi taglienti che non passano inosservate, da video-commenti sulle toghe che cantano inni contro Meloni fino a riflessioni sul futuro del centrodestra. Una linea editoriale netta che continua a caratterizzare il Giornale nel panorama della stampa italiana.
La testata milanese, fondata nel 1974 da Indro Montanelli, ha attraversato negli ultimi mesi un cambiamento significativo. Dal 1° dicembre 2025 Tommaso Cerno ha assunto la direzione responsabile, subentrando ad Alessandro Sallusti in tandem con Feltri. Un passaggio che l’editore Angelucci ha presentato come un’opportunità di rinnovamento: più moderno nei toni, senza rinunciare alla tradizionale libertà di critica e al profilo liberal-conservatore che ha sempre distinto il Giornale nel dibattito politico.
Proprio in queste ore il Giornale sta seguendo con grande attenzione le conseguenze del referendum 2026. I suoi commenti sottolineano come la sconfitta del Sì sulla riforma della giustizia rappresenti per il governo Meloni non solo un ostacolo legislativo, ma anche un segnale politico da interpretare con lucidità. «Della giustizia non frega già più niente a nessuno», titola un video-commento firmato da Cerno, mentre la testata riporta le parole della premier Giorgia Meloni sul “rammarico” e sulla volontà di “andare avanti con responsabilità”. Un approccio che mescola cronaca puntuale e opinione netta, tipico del quotidiano.
Nel contesto del giornalismo italiano, il Giornale mantiene un ruolo peculiare. Nato per dare voce a una destra liberale lontana dal conformismo del tempo, ha saputo resistere alle trasformazioni del settore: calo delle copie cartacee, migrazione sul digitale, concentrazione della proprietà. Oggi fa parte del gruppo Angelucci e si confronta con concorrenti agguerriti come Libero, La Verità o i grandi quotidiani generalisti. La sua forza resta la capacità di interpretare i fatti attraverso una lente non allineata, spesso provocando reazioni accese da parte dell’opposizione e del mondo della magistratura associata.
Le reazioni al nuovo corso non sono mancate. Nel mondo dei media si discute se il cambio di direzione porti a un il Giornale più “pop” o se mantenga invece il rigore analitico di sempre. Alcuni osservatori notano che Cerno, con il suo background televisivo e la capacità di comunicare in modo diretto, stia cercando di allargare la platea senza tradire l’identità storica della testata. Altri, più critici, temono un’accentuazione dello scontro politico in un momento in cui il Paese ha bisogno di toni più pacati dopo la divisione emersa dal referendum.
Sul fronte politico le analisi di il Giornale vengono lette con interesse sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. La vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere ha riacceso il dibattito sulla riforma della giustizia: mentre il centrodestra incassa il colpo e promette di non fermarsi, il centrosinistra parla di “avviso di sfratto”. In questo clima, il quotidiano milanese continua a svolgere il ruolo di pungolo, pubblicando inchieste, interviste e commenti che non evitano i temi più divisivi, dalla magistratura alla politica estera, dall’economia alla cronaca.
Il rinnovamento di il Giornale arriva in un momento delicato per l’intera stampa italiana. Contratti di categoria fermi da anni, difficoltà economiche, concorrenza dei giganti digitali: la sfida è comune a tutte le testate. Eppure proprio i quotidiani con una linea editoriale forte, come il Giornale, sembrano resistere meglio sul piano dell’identità e della fidelizzazione dei lettori. La transizione verso il digitale, con app e contenuti multimediali, diventa essenziale per sopravvivere e crescere.
Cosa significa tutto questo per il dibattito pubblico? Il Giornale dimostra che, nonostante le difficoltà del settore, un quotidiano può ancora influenzare il discorso politico senza rinunciare alla propria voce. In un’Italia polarizzata dal referendum sulla giustizia, la capacità di offrire analisi chiare e posizioni nette resta un valore aggiunto. Non è un caso che tanti lettori, anche non allineati, continuino a consultare le sue pagine per capire “l’altra campana”.Il futuro dirà se il nuovo corso targato Cerno e Feltri riuscirà a consolidare il Giornale nel panorama mediatico nazionale. Per ora la testata continua a fare quello che sa fare meglio: raccontare l’Italia senza filtri, con lo sguardo critico che l’ha accompagnata per oltre cinquant’anni. Nel giornalismo italiano di oggi, questa coerenza non è un dettaglio. È un patrimonio.