Carburante esaurito alle pompe: cartelli “benzina finita” in tutta Italia dopo la corsa al taglio accise

Carburante esaurito. È questa la scritta che migliaia di automobilisti hanno trovato ieri e oggi su cartelli appesi con lo scotch alle pompe di Eni, Conad e altri distributori in diverse province italiane, dal Comasco al Trevigiano, da Varese a Torino fino a zone del Centro-Nord. Non si tratta di una crisi nazionale di scorte, ma di un effetto immediato e impreveduto della corsa al pieno scatenata dal decreto del Governo sul taglio delle accise.
Sabato 21 e domenica 22 marzo, dopo l’annuncio del provvedimento che riduce di 25 centesimi al litro le accise su benzina e gasolio per venti giorni, gli italiani si sono riversati in massa sui distributori che avevano applicato subito lo sconto. Solo il 60% degli impianti ha abbassato i prezzi in tempo, mentre l’11,4% li ha addirittura aumentati, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Risultato: gli automobilisti hanno puntato dritti sui punti vendita più convenienti, svuotando letteralmente le cisterne di benzina verde e, in molti casi, anche di gasolio.
A Como, come negli anni Settanta, diversi distributori Eni del centro città hanno esposto i cartelli “carburante esaurito” già dal weekend. Stessa scena a Treviso, dove nella sola città capoluogo benzina e diesel sono finiti all’Eni di San Zeno, alla rotatoria di San Lazzaro e all’Esso sempre di San Zeno. In provincia di Varese, lettori hanno segnalato pompe a secco proprio nei punti con i prezzi più bassi. Sui social e su Reddit le testimonianze si moltiplicano: foto di colonnine spente, code infinite, automobilisti che girano da un impianto all’altro senza trovare un litro di carburante.
Il meccanismo è chiaro. Il prezzo industriale del carburante è salito per la tensione internazionale e la chiusura dello Stretto di Hormuz, con il Brent che ha toccato picchi oltre i 109 dollari al barile. Il decreto del 23 marzo ha voluto dare un segnale di sollievo alle famiglie, ma la disomogeneità nell’applicazione dello sconto ha creato un effetto “caccia al tesoro”. Chi ha visto la verde a 1,640 euro al litro contro una media nazionale di 1,711 euro non ha esitato: ha fatto il pieno, e in tanti lo hanno fatto nello stesso momento. Le autocisterne non hanno fatto in tempo a rifornire tutti gli impianti presi d’assalto.
I gestori vivono la situazione con preoccupazione ma anche con realismo. Luca Vazzoler di Assopetroli-Assoenergia ha spiegato che i prodotti non mancano nel sistema nazionale: «Il carburante continua ad arrivare, ma alcuni impianti, soprattutto quelli che hanno tenuto i prezzi più bassi, hanno esaurito le scorte in poche ore». Daniela Maroni della Figisc Confcommercio conferma: «La gente ha fatto la fila finché c’era lo sconto visibile, è comprensibile, ora aspettiamo i rifornimenti che stanno arrivando».
La Guardia di Finanza ha intensificato i controlli su chi non ha applicato il taglio o ha alzato i prezzi. Mister Prezzi ha già trasmesso gli elenchi per verificare eventuali speculazioni. Nel frattempo, gli esperti invitano alla calma: non c’è alcun rischio di shortage strutturale. Il carburante è disponibile sulla rete, ma serve qualche giorno perché i rifornimenti normalizzino la situazione, probabilmente entro 48-72 ore.
Questa vicenda ha però acceso un faro su un nervo scoperto degli italiani: il rapporto con il costo della benzina. In un Paese dove il pieno pesa sul bilancio familiare, bastano poche ore di prezzi disomogenei per trasformare un provvedimento di sollievo in un piccolo caos. Sui gruppi WhatsApp delle famiglie e sui social si è scatenato il tam tam: «Hai trovato benzina? Dove non è finito il carburante esaurito?». Molti pendolari diretti al lavoro o famiglie in partenza per il weekend hanno dovuto deviare chilometri, perdere tempo e, in alcuni casi, spendere di più altrove.
Il paradosso è evidente. Il taglio delle accise, pensato per alleggerire la pressione dopo i rincari internazionali, ha creato un picco di domanda concentrata che ha lasciato a secco proprio i distributori più virtuosi. Una dinamica che ricorda le scene di decenni fa, quando la paura del caro carburante spingeva la gente a fare scorte. Oggi non c’è emergenza energetica nazionale, ma l’effetto psicologico è lo stesso: l’ansia di restare senza.
Le associazioni di consumatori tengono alta l’attenzione. Il Codacons e l’Unione Nazionale Consumatori monitorano perché lo sconto non venga “mangiato” da nuovi aumenti dei prezzi industriali. Nel frattempo, gli automobilisti più previdenti controllano l’app del Ministero o i siti degli osservaprezzi prima di mettersi in viaggio.
Mentre le cisterne viaggiano verso i distributori rimasti senza carburante esaurito, la lezione di queste ore è chiara: in Italia il prezzo del pieno resta un tema che mobilita il Paese in pochi click. Un taglio temporaneo delle accise ha dimostrato quanto sia fragile l’equilibrio tra domanda e offerta quando entrano in gioco paura e convenienza. E ha trasformato un normale weekend al distributore in un caso che ha tenuto gli italiani con il fiato sospeso, in attesa che le pompe tornino a erogare senza cartelli scritti a mano.