Inter – Como 3-2, rimonta da brividi: Calhanoglu e Sucic trascinano i nerazzurri in finale di Coppa Italia

Era sotto di due reti, sembrava stordita, forse persino umiliata. Poi è successa una di quelle cose che solo il calcio sa regalare — e che San Siro, quando vuole, sa pretendere.
La semifinale di ritorno di Coppa Italia si chiude 3-2 per l’Inter, che ribalta un doppio svantaggio nel finale più improbabile della stagione nerazzurra. Non un successo ordinario, non una gestione tranquilla da grande favorita. Una rimonta tirata fuori dalle unghie, con il cuore in gola e i fischi di San Siro ancora nell’aria nei momenti più bui della serata.
Il Como non era comparse. Forse nessuno lo aveva capito davvero
Il Como parte meglio, sfiora due volte il vantaggio — prima con il tiro di Baturina parato da Martinez, poi con il palo colpito da Kempf — e alla fine trova l’1-0 al 32′ con il tocco vincente di Baturina su assist di Van Der Brempt. Non è fortuna, non è un gol rubato: è il frutto di un Como che ha costruito qualcosa di vero sotto la guida di Fabregas, e che a San Siro non è arrivato in pellegrinaggio, ma con un piano tattico preciso.
Nella ripresa, al 48′, Da Cunha raddoppia e il Como sembra poter scrivere una delle pagine più sorprendenti del calcio italiano recente. Per quasi un’ora, i lariani hanno dominato la sfida contro una delle squadre più forti d’Europa. Non è un dettaglio. È la storia di un progetto ambizioso, di una piazza tornata nel calcio che conta con idee e personalità.
Il problema — se così si può chiamare — è che dall’altra parte c’era Hakan Calhanoglu.
Calhanoglu e Sucic: la spina dorsale della rimonta
Ci sono partite in cui un giocatore decide di prendere tutto sulle spalle. Non per ordine del tecnico, non per schemi. Per qualcosa di indefinibile che certi campioni portano dentro. Calhanoglu segna al 69′ e all’86’, e poco dopo Sucic chiude i conti all’89’.
Decisivo l’ingresso in campo del bosniaco naturalizzato croato, che prima fornisce due assist a Calhanoglu e poi segna la rete del definitivo 3-2 a pochi secondi dal 90′.Sucic non era titolare. Era una riserva destinata a entrare a freddo in un momento di crisi. E invece ha cambiato la partita. È questo il paradosso più bello di questa serata: la qualificazione alla finale è passata da un centrocampista schierato a gara in corso, non dai titolari inamovibili.
Nel post-partita, Calhanoglu ha dichiarato a Mediaset di essere contento di aver ribaltato la partita, sottolineando che contro il Como non è mai facile, ma che la squadra ha fatto il proprio nel secondo tempo, con il doblete come obiettivo dichiarato. Parole misurate, da leader. Ma la verità è che senza di lui, questa notte avrebbe un sapore completamente diverso.
Chivu e la pressione silenziosa di una stagione enorme
C’è una narrazione che i media tendono a ignorare quando l’Inter vince: la pressione enorme che Cristian Chivu porta sulle spalle ogni settimana. Allenatore giovane, sulla panchina di una delle grandi d’Europa, con una rosa costruita per vincere subito e un’eredità tecnica di quelle che pesano. Questa sera ha rischiato grosso. Sotto di due reti in casa, in una semifinale di Coppa Italia che nessuno poteva permettersi di perdere.
L’Inter era reduce da tre vittorie consecutive e in campionato vanta 12 punti di vantaggio su Milan e Napoli con cinque giornate ancora da giocare. La Serie A è quasi in cassaforte. Ma la Coppa Italia ha una logica diversa, crudele, senza seconde occasioni. E stasera il margine era stato consumato tutto.
Nel pre-partita, Chivu aveva detto che la Coppa Italia è uno degli obiettivi della squadra, che si trattava di una gara da tutto o niente e che il Como è una squadra allenata bene che sa fare tante cose. Parole di rispetto, ma forse nemmeno lui aveva immaginato quanto quel rispetto sarebbe stato necessario in corsa.
Formazioni, highlights e dove si è vista la partita
Inter schierata con il 3-5-2: Martinez; Akanji, Acerbi, Carlos Augusto; Luis Henrique, Barella, Calhanoglu, Zielinski (poi Sucic al 60′), Dimarco; Bonny, Thuram. Como con il 3-4-2-1: Butez; Ramon, Diego Carlos, Kempf; Van der Brempt, Perrone, Da Cunha, Valle; Nico Paz, Baturina; Douvikas.
La partita era trasmessa in diretta esclusiva da Mediaset, visibile anche in streaming su Mediaset Play. Gli highlights sono già disponibili sui canali ufficiali di Sky Sport e Mediaset.
Fabregas e il rimpianto di una notte quasi perfetta
Il Como esce da San Siro con la sconfitta, ma con qualcosa che non si cancella facilmente: la consapevolezza di aver dominato per sessanta minuti una semifinale di Coppa Italia contro l’Inter. Nico Paz ha effettuato più tiri totali e più tiri nello specchio rispetto a qualsiasi altro giocatore in questa Coppa Italia dagli ottavi in poi. Un dato che racconta una storia diversa da quella del semplice risultato finale.
Fabregas costruisce. Baturina cresce. Il progetto lariano non è finito stanotte — è solo rimasto fuori da una finale per un gol segnato a un minuto dalla fine da un giocatore entrato dalla panchina. Questo calcio, a volte, è brutale nelle sue sentenze.
Il 13 maggio, Roma. Il sogno doblete è ancora vivo
L’Inter è ora la prima finalista di Coppa Italia 2026, e il 13 maggio all’Olimpico di Roma attende la vincente di Atalanta-Lazio. Per Chivu, per Calhanoglu, per Sucic — e per tutti i nerazzurri — quello stadio non è solo una tappa. È la possibilità concreta di chiudere la stagione con un doblete che consoliderebbe un ciclo tecnico e umano ancora in costruzione.
Ma prima di pensare alla finale, vale la pena fermarsi un momento su questa notte. Perché l’Inter non ha vinto giocando bene per novanta minuti. Ha vinto rimanendo in partita quando sembrava tutto perduto. E questo, spesso, è il segno più autentico delle squadre che poi alzano i trofei.