Pamela Genini, il corpo decapitato nella tomba: il nuovo orrore che riapre il caso della modella uccisa a Milano

Milano e Strozza sono ancora sotto shock. La notizia che ha fatto esplodere le ricerche su Pamela Genini in queste ore è agghiacciante: il suo cadavere, tumulato da cinque mesi nel piccolo cimitero di Strozza, in Val Imagna, è stato profanato. La bara manomessa, le viti saltate, il silicone sui bordi strappato via. E dentro, al momento del trasferimento verso la cappella di famiglia, gli operai hanno trovato il corpo decapitato. La testa rubata. Un vilipendio che nessuno si aspettava e che ha riaperto di colpo il dramma di una ragazza di 29 anni strappata alla vita il 14 ottobre 2025.
Pamela Genini chi era? Una domanda che in queste ore torna prepotente sui motori di ricerca, perché la sua storia è tornata a fare male all’Italia intera. Nata a Strozza, provincia di Bergamo, figlia di una mamma russa e di un papà muratore rimasto in stato vegetativo da diciassette anni dopo un incidente sul lavoro, Pamela aveva scelto Milano per inseguire i suoi sogni. Modella, imprenditrice, protagonista di un reality da ragazzina – L’isola di Adamo ed Eva – e co-fondatrice, insieme all’amica Elisa Bartolotti, del brand di costumi da bagno EP SheLux. Una vita luminosa fatta di red carpet a Venezia, viaggi tra Dubai, Montecarlo e Sankt Moritz, e la sua inseparabile cagnolina Bianca. Una ragazza che sembrava avere tutto e che invece ha incontrato l’inferno in una relazione diventata ossessiva e violenta.
La sera del 14 ottobre 2025, intorno alle 22, i vicini di via Iglesias, nel quartiere Gorla a Milano, hanno sentito urla disperate. «Aiuto, aiuto!». Pamela era al telefono con un ex fidanzato quando Gianluca Soncin, 52 anni, l’uomo da cui stava cercando di allontanarsi, è entrato in casa con una copia delle chiavi duplicata una settimana prima. L’ha trascinata sul terrazzo e l’ha colpita con più di trenta coltellate al collo, alla schiena, al torace, alle braccia e alle mani. Un’aggressione feroce, premeditata, compiuta davanti agli occhi di chi ha chiamato il 112. Soncin è stato trovato ancora lì, con il coltello da caccia in mano, e ha tentato il suicidio tagliandosi la gola. Arrestato subito, resta in carcere con l’accusa di femminicidio aggravato.
Pamela Genini storia è quella di una giovane donna che aveva già provato a scappare. C’erano stati episodi di violenza precedenti: botte in un hotel all’Elba, un referto medico ignorato a Cervia, minacce di morte. Lei voleva lasciare Soncin, tornare a casa, vicino alla famiglia e alla valle che l’aveva vista crescere. Non ce l’ha fatta. Il suo omicidio è stato il 72esimo femminicidio del 2025 in Italia secondo Non Una Di Meno. Un numero che fa rabbrividire e che ha acceso fiaccolate, rabbia e dibattiti in tutto il Paese.
Oggi, a cinque mesi di distanza, il dolore si è trasformato in un nuovo incubo. La profanazione della tomba di Pamela Genini ha scatenato un’ondata di sgomento sui social. Su Instagram e TikTok circolano video e storie che ricordano la sua bellezza solare, le foto con il costume SheLux, i sorrisi sul red carpet. Su X (ex Twitter) gli hashtag #PamelaGenini e #GiustiziaPerPamela si alternano a commenti di pura indignazione: «Prima uccisa, ora anche questo? Fino a quando?». Gruppi di sostegno alle vittime di violenza e pagine femministe hanno rilanciato la notizia, trasformando la curiosità in un grido collettivo contro ogni forma di odio verso le donne, anche dopo la morte. Molti si chiedono chi possa aver commesso un atto così barbaro e perché proprio adesso, mentre la famiglia stava finalmente preparando il trasferimento nella cappella privata.
La pamela genini notizia di queste ore non è solo cronaca nera: è un colpo al cuore per chi la conosceva e per chi, come tanti italiani, aveva seguito la sua storia con partecipazione. La madre Una, originaria della Russia, ha già parlato di «violenza atroce» e la famiglia vive un doppio lutto impossibile da elaborare. Il corpo è stato sequestrato per gli accertamenti, le indagini sul vilipendio sono in corso. Gli inquirenti non escludono nessuna pista, nemmeno quella più assurda.
Pamela Genini oggi torna a essere al centro dell’attenzione non per i suoi successi professionali, ma per l’ennesima ferita inferta alla sua memoria. Una ragazza che sognava di studiare il russo per ottenere la cittadinanza del Paese della madre, che amava la moda e il mare, che aveva costruito un piccolo impero con le sue mani. Una vita interrotta troppo presto e ora profanata in modo inimmaginabile.
Questo nuovo capitolo riapre domande che non hanno ancora trovato risposta: perché tanta ferocia? Perché continuare a infierire su una giovane donna anche dopo la morte? La storia di Pamela Genini ci ricorda che il dolore delle vittime non finisce con la condanna dell’assassino. A volte si allunga in modo ancora più crudele. E mentre l’Italia cerca di capire chi ha osato tanto, il Paese intero si stringe di nuovo intorno al ricordo di una ragazza che meritava solo di vivere libera e felice.