La variante Covid Cicada riemerge: il “risveglio” silenzioso che sta facendo discutere

Mentre l’attenzione mediatica sembrava concentrata su altre minacce stagionali, dagli Stati Uniti arriva un segnale che riaccende il dibattito sul Covid-19. Si chiama BA.3.2, ma sui social e tra gli esperti ha già guadagnato il soprannome di variante Cicada, ispirato alle cicale che trascorrono anni sottoterra per poi riemergere in massa con un canto assordante. Dopo essere stata individuata in Sudafrica nel novembre 2024 e aver circolato a basso profilo per mesi, ora questa discendente della famiglia Omicron sta guadagnando terreno negli Usa, rilevata in almeno 25 stati attraverso campioni clinici, viaggiatori e acque reflue.
Il nome non è casuale. Come l’insetto che resta dormiente per cicli lunghi e poi esplode, la Cicada è rimasta “sottotraccia” per oltre un anno prima di mostrare un aumento delle rilevazioni, soprattutto da settembre 2025. Il CDC americano ha documentato la sua presenza in 23 Paesi diversi, con un picco di sequenziamenti tra dicembre 2025 e febbraio 2026. In Italia, le prime notizie stanno arrivando proprio in queste ore: virologi come Fabrizio Pregliasco mettono in guardia sul fatto che “potrebbe arrivare” da noi, sottolineando come le numerose mutazioni la rendano potenzialmente più abile nello sfuggire alle difese immunitarie accumulate con vaccini e infezioni precedenti.
Ciò che rende questa variante diversa dalle tante Omicron che si sono susseguite non è tanto la gravità – per ora non ci sono segnali di malattia più severa – quanto il suo profilo genetico. Parliamo di 70-75 mutazioni sulla proteina Spike rispetto alle varianti dominanti degli ultimi mesi come JN.1 o LP.8.1, quelle su cui si basano i vaccini aggiornati 2025-2026. È un numero elevato, che la rende “altamente divergente” dal punto di vista genetico. Questo spiega perché stia attirando l’attenzione: un virus così mutato potrebbe avere un vantaggio selettivo nel contagiare persone già esposte al virus, anche se protette.
I sintomi riportati finora non sembrano stravolgere il quadro a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Mal di gola (spesso descritto come intenso, quasi “a lama di rasoio”), tosse, congestione nasale, stanchezza, mal di testa, febbre o brividi leggeri, a volte perdita parziale di gusto e olfatto. In alcuni casi si aggiungono disturbi gastrointestinali come nausea. Nulla di radicalmente nuovo rispetto alle ultime ondate, ma è proprio questa somiglianza con un semplice raffreddore o influenza a generare confusione tra la gente. Molti si chiedono sui social: “È Covid o solo un virus stagionale?” E qui entra in gioco l’aspetto più umano e controverso della storia.
Da un lato, i media mainstream italiani e internazionali riportano con cautela: “nessun allarme eccessivo”, “non più grave”, “monitoraggio in corso”. Dall’altro, la narrazione pubblica si divide. C’è chi vede nella Cicada l’ennesima “variante di turno” usata per giustificare campagne vaccinali o restrizioni latenti, e chi invece teme che l’immunità di gregge faticosamente costruita stia perdendo colpi proprio per via di queste mutazioni accumulate in silenzio. Pregliasco, intervistato da diverse testate, è netto: la variante “sfugge ai vaccini” in parte, e potrebbe rimanere con noi per anni, come altre sottovarianti Omicron. Non è panico, ma un invito a non abbassare la guardia, soprattutto per fragili, anziani e immunodepressi.
L’aspetto più intrigante, e meno raccontato nei titoli di apertura, è proprio questa capacità di “dormire” per poi riemergere. La Cicada è stata rilevata per la prima volta negli Usa su un viaggiatore proveniente dai Paesi Bassi già nel giugno 2025, ma solo ora i sistemi di sorveglianza genomica stanno catturando un segnale più chiaro. Le acque reflue americane hanno mostrato la sua presenza diffusa, un metodo di monitoraggio che spesso anticipa i casi clinici. In Europa, Paesi come Germania, Danimarca e Olanda hanno già registrato percentuali non trascurabili di sequenziamenti.
Questo “risveglio” solleva domande scomode sul futuro della sorveglianza. Dopo anni di pandemia, i test e i sequenziamenti sono diminuiti drasticamente in molti Paesi, Italia compresa. Riusciamo ancora a cogliere in tempo varianti che evolvono in silenzio? E quanto pesa la stanchezza collettiva: quante persone, di fronte a un mal di gola forte e stanchezza, faranno un tampone o penseranno semplicemente a un’influenza?
Gli esperti internazionali, dal CDC alla WHO (che l’ha inserita tra le varianti sotto monitoraggio), sottolineano che al momento non ci sono evidenze di maggiore gravità. La malattia resta per lo più lieve nella popolazione generale, gestibile con cure sintomatiche. Eppure, il dibattito scientifico ruota intorno all’immune escape: con tante mutazioni sulla Spike, gli anticorpi neutralizzanti potrebbero essere meno efficaci, spingendo il virus a infettare più facilmente. Non significa che i vaccini attuali siano inutili – offrono ancora protezione contro forme gravi – ma potrebbe spiegare una maggiore circolazione in chi ha immunità ibrida (vaccino + infezioni passate).
In Italia, dove l’inverno ha già portato ondate di influenza e altri virus respiratori, l’arrivo potenziale della Cicada rischia di sovrapporsi a un quadro già complesso. I pronto soccorso sono spesso sotto stress per patologie stagionali, e distinguere un Covid “classico” da questa nuova arrivata non è semplice senza test. La lezione degli ultimi anni è chiara: non serve allarmismo, ma nemmeno sottovalutazione. Soprattutto perché, come ricordano i virologi, il virus continua a evolversi. La Cicada potrebbe non essere l’ultima “cicala” a emergere dal sottosuolo.
Per ora, le raccomandazioni restano quelle consolidate: igiene delle mani, ventilazione degli ambienti, vaccinazione aggiornata per le categorie a rischio, e attenzione ai sintomi persistenti. Chi ha dubbi su mal di gola intenso, stanchezza prolungata o febbre dovrebbe considerare un test, soprattutto se convivono persone fragili.
La variante Cicada ci ricorda che il Covid-19 non è sparito: si è semplicemente adattato, come fa da anni. Il suo ritorno “rumoroso” dopo un lungo silenzio non è solo una notizia di laboratorio, ma un invito a riflettere su come convivere con un virus che, mutazione dopo mutazione, continua a sfidare la nostra immunità collettiva. Resta da vedere se questo risveglio resterà limitato o diventerà il nuovo refrain dell’estate 2026. Per il momento, l’unica certezza è che la sorveglianza e l’informazione trasparente restano gli strumenti migliori per non farsi cogliere impreparati. (Parole: 720+)
L’articolo si basa su dati aggiornati al 31 marzo 2026 da fonti come CDC, WHO e dichiarazioni di esperti italiani. La situazione evolve rapidamente: consultare sempre le autorità sanitarie per consigli personalizzati.