Artemis 2: il conto alla rovescia è iniziato, ma il ritorno sulla Luna non è più come ai tempi di Apollo

artemis 2

Mancano poche ore al via del conto alla rovescia ufficiale. Il razzo SLS di NASA è in piedi sulla rampa 39B al Kennedy Space Center, la navicella Orion – con il modulo di servizio costruito in Europa, anche con contributi italiani di Thales Alenia Space – è pronta. Il 1° aprile 2026, alle 22:24 ora italiana, potrebbe partire Artemis 2, la prima missione con equipaggio del programma Artemis dopo oltre mezzo secolo dall’ultima volta che umani hanno lasciato l’orbita terrestre bassa verso la Luna.

A bordo ci saranno quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch (che diventerà la donna più lontana dalla Terra nella storia) e il canadese Jeremy Hansen della CSA. Non atterreranno sulla superficie lunare: voleranno intorno alla Luna in una traiettoria che li porterà a oltre 400.000 km dalla Terra, un po’ più lontano di quanto fece Apollo 13, per testare i sistemi di supporto vitale, la protezione termica e le comunicazioni in condizioni di deep space con esseri umani a bordo. La missione durerà circa 10 giorni.

In queste ore l’atmosfera al Kennedy è elettrica ma controllata. La direttrice di lancio Charlie Blackwell-Thompson ha dichiarato che i preparativi procedono in modo “estremamente fluido”, con solo piccoli problemi di terra risolti. Le previsioni meteo per il 1° aprile danno l’80% di probabilità favorevoli. Se non si parte mercoledì, ci sono finestre quotidiane fino al 6 aprile e poi un’altra il 30. Gli astronauti sono in quarantena, hanno già condiviso foto emozionanti con il loro indicatore di gravità zero “Rise”, realizzato da un bambino di terza elementare, e portano con sé i nomi di milioni di persone inviate tramite la campagna “Send Your Name with Artemis”.

Un programma segnato da ritardi e costi

Eppure, dietro l’entusiasmo del momento, c’è una storia più complessa. Artemis 2 arriva dopo anni di slittamenti. Originariamente previsto per il 2024, poi spostato al 2025 e infine al 2026, il lancio ha accumulato ritardi dovuti a problemi tecnici ricorrenti: perdite di idrogeno liquido durante i test di rifornimento, anomalie nel flusso di elio, e i danni allo scudo termico di Orion già emersi con Artemis 1 nel 2022. Solo nelle ultime settimane si è parlato di un nuovo intoppo con l’elio che ha costretto a un rollback temporaneo del razzo.

Il programma Artemis nel suo complesso ha superato i 93-100 miliardi di dollari previsti fino al 2025, con il solo sviluppo di SLS e Orion che ha superato i 44 miliardi. Confrontato con Apollo, che nel suo picco spese l’equivalente di decine di miliardi all’anno con un focus nazionale chiaro e tecnologie dell’epoca, oggi il contesto è diverso: fornitori multipli, requisiti di sicurezza più stringenti, budget annuali che non raggiungono mai i livelli di allora (circa 6-10 miliardi l’anno per Artemis contro picchi inflazionati di 40+ per Apollo). Critici e audit interni della NASA hanno sottolineato da tempo che i costi sono lievitati e i tempi dilatati, con pressioni politiche che si alternano tra amministrazioni diverse.

In Italia, dove il contributo europeo a Orion è motivo di orgoglio (Torino ha giocato un ruolo chiave nel modulo di servizio), i media seguono con attenzione: da Repubblica ad ANSA si parla del “ritorno sulla Luna” con toni positivi, ma senza nascondere i rinvii tecnici che hanno spostato più volte la data. Sui social e nei forum internazionali la discussione mescola eccitazione per il primo equipaggio dopo Apollo con domande concrete: perché ci vuole così tanto? Riusciremo davvero a mantenere un ritmo sostenibile verso Artemis 3, la missione con atterraggio prevista (al momento) per il 2028 o oltre?

L’angolo umano e le sfide nascoste

Per gli astronauti il peso è enorme. Wiseman, Glover, Koch e Hansen non sono solo piloti: rappresentano il test vivente di sistemi che dovranno tenere in vita esseri umani per settimane lontano dalla Terra. La pressione psicologica di essere “quelli che devono farcela” dopo anni di preparazione, ritardi e scrutinio pubblico è reale, anche se nessuno lo ammette apertamente in conferenza stampa. Christina Koch ha già trascorso 328 giorni nello spazio sulla Stazione Internazionale; ora affronterà distanze e radiazioni diverse.

Il divario tra l’immagine pubblica – “stiamo tornando sulla Luna!” – e la realtà operativa è evidente. Artemis non è più la corsa geopolitica serrata degli anni ’60. È un programma internazionale, con Europa, Canada, Giappone coinvolti, ma anche con tensioni interne su budget, priorità (Luna vs Marte) e il ruolo futuro del costoso SLS rispetto a soluzioni private come Starship. NASA ha già annunciato aggiustamenti strutturali: nuovi test intermedi, cadenza di lancio più realistica, forse revisioni sulla destinazione polare sud per Artemis 3.

Eppure, proprio questo lancio rappresenta un punto di non ritorno. Se Artemis 2 andrà bene – e al momento tutto indica che il veicolo e l’equipaggio sono pronti – darà ossigeno al programma, dimostrerà che Orion funziona con umani a bordo e rafforzerà la credibilità verso l’atterraggio. Se dovessero emergere problemi inattesi durante il volo, le domande su costi, tempi e alternative si faranno più insistenti.

Mentre il conto alla rovescia parte, la sensazione è quella di un momento storico sospeso tra speranza e realismo. Cinquantatré anni dopo Apollo 17, l’umanità si prepara a varcare di nuovo la soglia del deep space con equipaggio. Non sarà un replay perfetto del passato, ma un passo più cauto, più costoso, più collettivo. E proprio per questo, forse, più duraturo.

Riusciremo questa volta a non fermarci alla bandiera e alle orme, ma a costruire qualcosa di stabile sulla Luna? Le prossime ore, e soprattutto i prossimi dieci giorni di volo, potrebbero dirci molto di più di quanto immaginiamo.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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