Gravina alla FIGC sotto pressione: “Ho chiesto a Gattuso di restare”, ma la Lega vuole le dimissioni dopo il flop Mondiale

gravina

ROMA – La notte più amara per il calcio italiano si è consumata a Zenica. L’eliminazione ai rigori contro la Bosnia, dopo il successo con l’Irlanda del Nord, ha certificato la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. E al centro della tempesta c’è lui, Gabriele Gravina, presidente FIGC. Non si dimette, almeno non ora. In conferenza stampa ha scelto la linea della continuità: complimenti a Gattuso allenatore, richiesta di restare in sella sia a lui che a Buffon, e un rinvio di ogni decisione al Consiglio Federale. Ma il terremoto è servito. La Lega Calcio ha chiesto esplicitamente le dimissioni Gravina, definendo la mancata qualificazione «una vergogna inaccettabile» che impone una rifondazione a partire dal vertice della federazione calcio.

Il momento è delicatissimo per gravina figc. Rieletto nel febbraio 2025 con il 98,68% dei voti, il presidente figc si ritrova a gestire la frustrazione di un intero movimento. L’Italia di Gattuso aveva iniziato bene i playoff, ma i rigori sbagliati di Esposito e Cristante hanno chiuso una porta che sembrava socchiusa. Gravina, intervenuto a caldo, ha voluto spegnere i fuochi più immediati: «Devo fare i complimenti a Gattuso e gli ho chiesto di rimanere alla guida tecnica di questi ragazzi». Parole che suonano come un endorsement chiaro, ma che non placano le polemiche.

Il dibattito dentro la FIGC è acceso. Da un lato c’è chi, come la Lega, pretende un cambio radicale al vertice. Dall’altro, chi ricorda che Gravina ha appena varato un ambizioso progetto sul calcio giovanile, con investimenti su vivai, femminile e paralimpico, presentato solo due settimane fa in via Allegri. «Il futuro è ora», aveva detto il presidente figc lanciando l’officina del talento azzurro. Ma il presente, quello della nazionale italiana, parla di un’altra esclusione dal palcoscenico mondiale. E in un Paese che vive di passione calcistica, il vuoto si sente tutto.

Gabriele Gravina, classe 1953, banchiere e dirigente di lungo corso, guida la Federazione Calcio dal 2018. È stato rieletto con larghissimo consenso e nel 2023 è diventato anche vicepresidente UEFA. Eppure, proprio come dopo la mancata qualificazione del 2022 e l’Europeo del 2024, torna il refrain: dimissioni gravina. Sui social e nei talk show serali – da SportMediaset a Sky – i toni si alzano. Fabio Caressa, voce storica della Nazionale, ha parlato di «un calcio italiano che deve guardarsi allo specchio». La Gazzetta dello Sport titola in prima pagina con un punto interrogativo pesante sul futuro di Gravina. Le reazioni dei tifosi sono unanimi: delusione mista a rabbia. «Basta, è ora di cambiare», si legge ovunque sui forum e sui profili social degli azzurri.

Il gravina presidente ha però le spalle coperte dallo statuto federale. Non esiste una norma che imponga le dimissioni in caso di mancato Mondiale. «Ci saranno riflessioni con il Consiglio», ha ribadito, lasciando intendere che non intende mollare la poltrona a caldo. Una scelta che divide: c’è chi la legge come responsabilità, chi come resistenza al cambiamento. Intanto, Gattuso allenatore resta in bilico ma blindato dal numero uno della FIGC. Ringhio, simbolo del calcio italiano, ha riportato entusiasmo nei primi mesi, ma il verdetto del campo è stato spietato.

Cosa succederà ora? Il Consiglio Federale sarà il vero snodo. Se la Lega manterrà la linea dura, potrebbero aprirsi scenari di commissariamento o di una vera e propria resa dei conti interna. Nel frattempo, il gravina italia continua a lavorare sui progetti di medio-lungo periodo: accademia federale, riforma dei vivai, investimenti sui giovani. Ma senza la Nazionale ai Mondiali 2026, il bilancio della FIGC rischia di soffrire e il consenso popolare di evaporare.

Il calcio italiano è a un bivio. Da una parte la necessità di ripartire dal basso, investendo sui talenti come ha promesso Gravina. Dall’altra, l’urgenza di ridare identità e risultati alla nazionale italiana, che da troppo tempo manca l’appuntamento più importante. Chi è Gravina lo sappiamo: un dirigente pragmatico, capace di tenere unita una federazione spesso divisa tra leghe e interessi contrapposti. Ma oggi la domanda che tutti si pongono è un’altra: sarà ancora lui a guidare la rinascita o il tempo delle riflessioni si trasformerà in un addio?Il futuro della federazione calcio si decide nelle prossime settimane. Tra pressioni politiche, reazioni mediatiche e umore dei tifosi, Gabriele Gravina sa che il verdetto definitivo non arriverà solo dal campo, ma dalla politica interna della FIGC. L’Italia del pallone attende risposte. E questa volta non può più permettersi di sbagliare.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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